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| Regalo di compleanno: un documento speciale |
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| Sabato 24 Gennaio 2009 16:11 |
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di Salvatore Patatu
Il manoscritto è stato da me gelosamente custodito per, almeno, una cinquantina di anni. Da quando, cioè, mio padre Giovanni mi regalò i suoi libri di poesie sarde (a dir la verità, da buon chiaramontese, me li presi da solo ed egli fece buon viso a cattivo gioco. Tra l'altro, non gli servivano più, in quanto il contenuto lo sapeva tutto a memoria). ![]() All'interno di uno di quei libri ("S'Imbrogliu" di Limbudu, pseudonimo di Giovanni Asara Sanna: Pattada 1823-1907), c'era questo manoscritto, che, dalla grafia, è facilmente e senza alcun dubbio riconducibile a Carlo. Allora non diedi molto peso alla questione. Averlo ritrovato adesso, invece, ha suscitato in me notevole curiosità, a tal punto da costringermi ad una ricerca appassionata che, alla fine, ha dato i suoi frutti. Perché tanta curiosità? Perché non riuscivo a spiegarmi quale fosse stata la molla che ha spinto quel "bambino" a trascrivere quei versi. Carlo, a quei tempi, non si occupava certo di poesia sarda. Ha frequentato la prima media a La Maddalena; la seconda e la terza a Sassari, entrambi ambienti, se non proprio ostili, certamente non invitanti per l'uso scritto (ma anche orale) del sardo logudorese. Quindi, questo studentello di buone speranze, vivendo in un ambiente scolastico collocato completamente al di fuori degli ambiti della letteratura in Lingua sarda, non poteva certamente "perdere tempo" a trascrivere una poesia di quattro pagine, per quanto bella fosse, in fogli di quaderno di quarta elementare, e non di terza media, quindi non suo. Dunque, non lo ha scritto a scuola. Una delle possibilità è che mio padre, o un suo amico, avesse dettato i versi a Carlo e lui li abbia trascritti. Ma questo non è possibile, in quanto la trascrizione è perfetta; e un bambino di quell'età non possedeva questa competenza. Anche perché l'unica esperienza di Lingua Sarda, durante la sua carriera di studente, per sua stessa ammissione, era limitata alla trascrizione di pochi versi, dettati in 5^ elementare dal mitico "Mastru Brau", scelti dall'opera di Francesco Ignazio Mannu (Ozieri 1758-1839): Su Patriotu sardu a sos feudatàrios, meglio conosciuta come: Procurade 'e moderare, Barones, sa tirannia. Troppo poco per acquisire una buona competenza. Ma neanche mio padre ed il suo eventuale amico la possedevano, perché, in quel caso, avrebbero provveduto da soli, senza ricorrere all'aiuto di un bambino, che, tra l'altro, in un giorno di festa come era il 26 dicembre, poteva avere altre cose da fare. Ho iniziato la mia ricerca, partendo dal ricordo di una notizia fornitami tanti anni fa da monsignor Amadu di Ozieri, che recitò quei versi in un congresso sulla Lingua sarda a Sassari: quel poemetto aveva vinto il 1°premio in un concorso letterario ed era stato pubblicato sul quotidiano “La Nuova Sardegna”, nel 1939. Ma ricordavo anche che Angelo Dettori, in una conferenza tenuta a Chiaramonti negli anno Ottanta del Novecento, tra le altre cose, disse che “Su Massaju” era stato ripubblicato nel mensile di Lingua e letteratura sarda “S'Ischiglia”, dove io, prontamente, allora, ero andato a leggerlo e a studiarlo. Non ricordavo, ovviamente, in quale numero della rivista, ma mi è bastato controllare i numeri precedenti il 26 dicembre 1949, data della trascrizione di Carlo. E in pochi minuti, alla pagina 299 (che riproduco in copia. Le pagine sono numerate progressivamente di anno in anno) del numero di dicembre ho trovato il poemetto di Pedru Casu. Alla data di quella pubblicazione, il Poeta era ancora in vita, come scrive nella premessa l'allora direttore della rivista Michele Contu, nel ringraziare l'autore per la gentile concessione. Mi ripropongo di tornare su questi 70 versi di Pedru Casu, inviando al sito una esauriente analisi strutturale dell'opera, con la speranza di fare cosa gradita a qualche lettore appassionato. Nel contempo, ricordo anche che tutti i numeri originali de “S'Ischiglia”, sono stati donati dal poeta e ricercatore Angelo Dettori alla Biblioteca Comunale di Chiaramonti, dove possono essere consultati da chiunque ne abbia voglia ed interesse. Alla luce di quanto detto sopra, ricostruire ciò che è successo è stato piuttosto facile. La poesia è stata pubblicata in quei giorni e qualcuno (probabilmente tiu Bainzu Truddaju che era abbonato) ha prestato a babbo la rivista e lui l'ha fatta subito "fotocopiare". Ed oggi 25 gennaio, giorno del suo compleanno, faccio questo regalo all'abile "fotocopiatore". Est un'ùmile ingranzeu, ma so che sarà molto gradito. Il regalo, però, vuole anche ricordare a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscere Carlo, che egli è stato, nella sua vita, unu bonu messaju, dando a questa parola tutte le sfumature semantiche che essa contiene: da laoradore a semenadore, da tzapitadore a arzolaiu, da trebbiadore a incunzadore, (a marghinare bi pessaiat babbu) in ambito sociale, politico, scolastico e familiare. In tutti questi "campi" at incunzadu frutti gustosi e fecondi. Auguri, Frade me', a ti nde gosare cun saludu nessi pro chent'annos a partire dae oe. Tuo fratello Tore Sassari 25 gennaio 2009 --- Ringrazio commosso Tore per gli auguri (l'INPDAP, di certo, non sarà d'accordo con lui) e per il regalo che mi fa, più che gradito. E che mi riporta indietro nel tempo; quando, biddunculu e impacciato, sedevo coi calzoni corti sui banchi della Scuola Media n. 2 di Sassari (funzionava, allora, nei locali ex GIL, di fronte alla chiesa di San Giuseppe), stimolato e guidato con una severità oggi impensabile dalla professoressa di lettere Anna Ruju-Zara e dalla preside Graziella Manca. Ma, lo confesso con un po’ di rossore sul viso, di quella trascrizione non ho proprio alcun ricordo. Il che mi dispiace molto. c.p. Ah! La vecchiaia!
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| Ultimo aggiornamento Domenica 12 Aprile 2009 19:56 |
Commenti (5)



Cercando alcuni documenti nel mio archivio, ho ritrovato un manoscritto, che, il 26 dicembre di quest'anno, compirà sessant'anni. Si tratta della trascrizione a mano di un poemetto di straordinaria bellezza, scritto da Pietro Casu, intitolato "Su Massaju" (Messaju a Chiaramonti). 
Una delle possibilità è che mio padre, o un suo amico, avesse dettato i versi a Carlo e lui li abbia trascritti. Ma questo non è possibile, in quanto la trascrizione è perfetta; e un bambino di quell'età non possedeva questa competenza. Anche perché l'unica esperienza di Lingua Sarda, durante la sua carriera di studente, per sua stessa ammissione, era limitata alla trascrizione di pochi versi, dettati in 5^ elementare dal mitico "Mastru Brau", scelti dall'opera di Francesco Ignazio Mannu (Ozieri 1758-1839): Su Patriotu sardu a sos feudatàrios, meglio conosciuta come: Procurade 'e moderare, Barones, sa tirannia. Troppo poco per acquisire una buona competenza.
Non ricordavo, ovviamente, in quale numero della rivista, ma mi è bastato controllare i numeri precedenti il 26 dicembre 1949, data della trascrizione di Carlo. E in pochi minuti, alla pagina 299 (che riproduco in copia. Le pagine sono numerate progressivamente di anno in anno) del numero di dicembre ho trovato il poemetto di Pedru Casu. Alla data di quella pubblicazione, il Poeta era ancora in vita, come scrive nella premessa l'allora direttore della rivista Michele Contu, nel ringraziare l'autore per la gentile concessione.
Essende nascida in Germania comente fizza de emigradoso bos saludo commossamente in logudoresu!
Mauro Tedde
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Grazie. Gli auguri fanno sempre bene e non giungono mai troppo tardi. Specie nella stagione che viviamo, con cataclismi che ci cadono addosso da ogni parte. c.p.
Ciao, Ottavio SODDU
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Ricordo anch'io la circostanza. Con piacere immenso e con nostalgia infinita, naturalmente. Ti ringrazio per il ricordo e per gli auguri. Grazie! c.p.
Mario e Vitalia
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Vi ringrazio, ricambiando auguri affettuosi. Un abbraccio. c.p.
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Grazie di cuore, caro Carlo. Con piacere registro che, oltre al nome, abbiamo in comune altre cose importanti, quali l'impegno sociale, la musica, internet e certa sensibilità per il mondo dei deboli, che non trovano supporti validi e adeguatamente compensativi in questa nostra società di egoisti. Ora apprendo che, a tutto ciò (ma anche ad altro che non posso dilungarmi a elencare in questa sede), si aggiunge l'esperienza comune, sia pure in stagioni differenti, fatta nella medesima scuola. Di ciò sono contento. Grazie ancora e auguri affettuosi a te e famiglia. c.p.