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Serata musicale chiaramontese a Casa Serena PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Mercoledì 28 Gennaio 2009 14:59

Due ore di spettacolo hanno intrattenuto gli ospiti, e non solo, dell’istituto Casa Serena, a Sassari. Con artisti tutti di marca chiaramontese, presentatore compreso. La manifestazione, voluta e organizzata dal cantautore Franco Sechi, si è svolta sabato scorso ed è filata per oltre due ore, fra canti, danze e l’aneddotica messa in campo da Tore Patatu, affabulatore e intrattenitore incomparabile, nel ruolo ormai consueto di presentatore. E con tanti applausi per tutti.


La serata si è aperta con l’esibizione del coro “Sos Apostulos”, diretto dal maestro Salvatore Moraccini. I coristi hanno eseguito cinque brani del loro repertorio: “Su poeta”, un’ottava composta dal chiaramontese Bainzu Truddaju e vincitrice del primo premio, a Ozieri nel 1973, del concorso “S’ottava bella”. A seguire “Nanneddu”, “S’aneddu” e “Tzaramontesos”, quest’ultimo composto dal poeta di Chiaramonti Stefano Demelas.

Il coro si è congedato con l’esecuzione di “Signore delle cime” di Bepi de Marzi. Nella circostanza, i coristi lo hanno dedicato a Giuliano Fenelli, di madre chiaramontese, scomparso di recente per un incidente sul lavoro nel porto di La Spezia.

Quindi è salito sul palco il cantautore Franco Sechi, che ha cantato per gli anziani di “Casa Serena” alcuni brani del proprio repertorio: “Zara ‘e monte”, “Ajò” e “S’istranzu”. Quest’ultima canzone fa riferimento a un fatto realmente accaduto a Chiaramonti una sessantina di anni fa.

A chiudere la serata in bellezza e in allegria sono stati i danzatori del gruppo folk “Santu Matheu de Tzaramonte”. I quali hanno eseguito “Sa presentada”, “Su ballu tundu”, “Su dillu”, e “Su ballu trincadu”. Al pari degli altri artisti che si sono alternati sul palco, hanno riscosso ampi consensi, sottolineati da applausi scroscianti e prolungati.

Non potevano mancare, fra il pubblico, altri chiaramontesi che, stabilitisi da tempo in città, hanno voluto sottolineare, con la presenza e gli applausi convinti, l’apprezzamento per l’esibizione dei nostri compaesani. Citiamo, fra gli altri, Mariuccia Sini e Piero Cappai, Wanda Casula, Giovanni Andrea Sini, Angelino Tedde e Mario Accorrà.

Per concludere, i ringraziamenti della padrona di casa, la dottoressa Adele Loriga, responsabile per le attività ricreative dell’istituto. Dopo di che tutti al buffet, imbandito con pane, formaggio e salsiccia saporiti, innaffiati da ottimo vino.

 

Il servizio fotografico è di Franco Sechi, che ringraziamo

Per entrare nalla galleria di foto, cliccare qui

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Gennaio 2011 23:47
 
Commenti (1)
Festa in Casa Serena
1 Giovedì 05 Febbraio 2009 22:13
Salvatore Soddu

Molto bella l'iniziativa di portare un po' di allegria agli Ospiti di "Casa Serena". Utile a non varli sentire dimenticati o esclusi dalla vita fuori le mura dell'Istituto. Posso unirmi anch'io a questo tipo di inziative nel riguardo di persone anziane o ammalate. Vivo questa esperienza nella mia Comunità Parrocchiale. Per meglio comprendere, sono animatore di un gruppo di persone della Terza Età. Ci incontriamo ogni martedì nella nostra sede. Facciamo una vita sociale ricca di iniziative, come delle belle gite, visita musei, pranzi a carnevale e a natale. E cerchiamo di valorizzare nel migliore dei modi la vita che il Buon Dio ci dona, unendo il tempo libero alla saggezza che la longevità ci dà. Questi incontri danno l'occasione di uscire dalle proprie case per condividere gioie e dolori di questa fase della vita, i limiti in particolare, che con gli anni che passano, si presentano più frequenti. Permettono di uscire dalla solitudine, che in questo mondo che corre senza senso crea, delegando chi non produce a vivere da soli. La maggior parte delle donne sono vedove, e la prima tentazione di queste persone è di chiudersi nella solitudine, con rischio della depressione. Ed è buona cosa creare dei momenti di incontro, dove si possa condividere questa fase della vita. Ma in particolare saperli ascoltare, una capacità che in questa era si è persa. Non c'è tempo! E quando queste persone non sono più capaci di badare a se stessi, vengono ricoverate in questi Istituti, lasciando la loro casa, amicizie e ricordi, e come un po' morire. Un primo tempo andavamo a trovare queste persone, rimanevano contenti, ma sempre in questo ambiente di ricovero, che al lasciarli ritornavano nella loro malinconia. Abbiamo pensato di offrire noi l'ospitalità, fuori dalle mura dell'Istituto. Ci siamo organizzati con macchine, ora si è aggiunto anche un pulmino e facciamo uscire una volta al mese questi "Amici". Per la maggior parte sono persone del nostro quartiere, avvisiamo il loro parenti, così hanno modo di incontrarsi e passare un momento insieme. Facciamo festa, abbiamo un piccolo complesso musicale e chi può balla, si fa merenda e ci raccontano la loro vita piena di ricordi, diamo sempre loro un dono. Si è instaurato con queste persone un rapporto si amicizia. Tornano nell'Istituto contenti di sentirsi ancora "vivi". Ma vi confesso che i più contenti siamo noi. Perciò, cari amici, fatene una tradizione di questa festa, ci aiuta a vivere meglio, con l'augurio di essere sempre un dono per il nostro prossimo e mai un peso. Con stima.
Salvatore

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