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Scritto da Carlo Patatu   
Domenica 01 Febbraio 2009 19:45
Difendiamoci dagli storni... aggirando l’ostacolo

Se la montagna non va da Maometto, è Maometto ad andare alla montagna. Così recita un vecchio saggio arabo. E allora mettiamola in questo modo: se proprio non riusciamo ad allontanare dai giardini gli storni molesti, ebbene, proviamo a conviverci. Per dirla in soldoni, dato che non siamo capaci di superare l’ostacolo, proviamo ad aggirarlo.

Il problema è noto, ne abbiamo trattato più volte. Stormi di storni impertinenti hanno colonizzato, pare in pianta stabile ormai, i pini e i lecci dei giardini pubblici. Qui si radunano a migliaia nelle ore del crepuscolo e, dopo avere cinguettato a lungo, ci passano la notte. Pronti a riprendere il volo all’alba dell’indomani, diretti nelle campagne circostanti alla ricerca di cibo.

Ma, nel corso della notte, gli storni non mancano di defecare in abbondanza, ricoprendo di guano l’area destinata al parco giochi dei bambini. Altalena, scivolo, cavalli a dondolo e panchine hanno perso il colore originario, per effetto degli acidi contenuti nelle feci di quegli uccellacci. Che, è cosa nota, defecando spargono in ogni dove, non soltanto miasmi e sporcizia, ma anche germi nocivi alla salute, specie dei bambini.

Il Comune le ha provate un po’ tutte. Dissuasori sonori e visivi compresi. Niente da fare. Quei volatili diabolici hanno fatto marameo ai finti falchetti e si sono beffati del loro canto, stridulo ma finto. Gli hanno perfino cacato addosso. Constata l’inutilità degli interventi finora tentati, e conclusisi in altrettanti fiaschi, in Comune ora si limitano a ripulire la zona a scansione settimanale. Ma con risultati che, al di là della buona volontà di chi vi opera, appaiono sempre inadeguati.

E allora?

Allora crediamo sia il caso che Maometto vada alla montagna. E cioè pare giunto il momento di aggirare l’ostacolo, posto che non siamo riusciti a saltarlo. La legislazione vigente ci vieta di fare strage di uccelli indifesi; come pure ragioni di opportunità impongono di non toccare le piante. E così sia. Ma è possibile mettere in atto un accorgimento che, sia pure con un po’ di spesa, permetterà ai bambini di tornare a giocare in un’area risanata e priva del guano degli uccellacci importuni.

Perché non proteggere lo spazio del parco giochi con una sorta di gazebo dal tetto trasparente? Si potrebbe realizzarlo con la struttura portante in legno. Che non contrasterebbe col contesto. La copertura, realizzata in materiale trasparente, si lascerebbe attraversare dalla luce solare. E, per ripulirla facilmente dal guano che gli uccelli continuerebbero a scaricarci sopra, andrebbe dotata di apposito impianto che, a comando, spruzzerebbe a pressione dei getti d’acqua. Raccolta da appositi pluviali e discendenti, l’acqua mista al guano verrebbe eliminata a scansione settimanale dai giardinieri. Come già fanno ora, del resto.

L’angolo destinato al parco giochi, una volta rimossa l’inopportuna e antigienica moquette che lo ricopre, resterebbe al riparo dalle cascate di sterco e tornerebbe a essere frequentato dai bambini in piena libertà e senza remore. Né preoccupazioni da parte dei rispettivi genitori. Così com’era in passato.

Sarebbe bello (ma forse è pretendere troppo) se i tecnici chiaramontesi (geometri o ingegneri poco importa) si offrissero spontaneamente di presentare al Comune la bozza di un possibile progetto per la realizzazione del gazebo. Ovviamente a titolo gratuito e con tanto di preventivo di spesa. Alla giunta municipale il compito di scegliere la proposta valutata la migliore. Magari previa esposizione pubblica dei lavori presentati.

I bambini (e non solo) gli sarebbero grati. Qualcuno vuol cominciare? Staremo a vedere.
Ultimo aggiornamento Domenica 01 Febbraio 2009 23:44
 
Commenti (2)
Strategie contro gli storni
2 Martedì 03 Febbraio 2009 20:52
Mario Soddu
L'invasione di uccelli neri è un grande tormento per i Chiaramontesi.
Questi uccelli, sono capaci di distruggere e annientare vigneti e frutteti al completo.
Uno stormo di 5000 storni può mangiare una tonnellata di alimenti in soli dieci giorni. Su scala mondiale, il consumo prodotto da tali uccelli è stimato, grosso modo, in quindici milioni di tonnellate di viveri. Quanto basta per nutrire 90 milioni di persone!
Esistono molti metodi per combatterli, ma non tutti sono efficaci. Esempio: l'installazione di serpenti di plastica colorati.
Nebbia artificiale per disorientare gli uccelli.
Hanno provato i cannoni ad acqua.
Esistono anche degli apparecchi di nuova generazione, che emettono dei suoni elettrici specifici, però troppo rumorosi, insoportabili per l'uomo.
L'installazione di reti con dei pali è stata provata in Australia e ha fallito. Si potrebbe provare anche in Chiaramonti, può darsi che funzioni. Ma non è sicuro!
In più la spesa per l'aquisto e l'installazione; la nota sarà salata per il comune...
L'ultima soluzione molto efficace è: "il veleno".
Altrimenti, QUOD DEUS AVERTAT!!!


Saluti carissimi a tutti, in particolare alla redazione.


MARIO SODDU
Suggerimento fatto molte volte agli amministratori. Che fanno orecchie da mercante.
1 Lunedì 02 Febbraio 2009 20:26
Chiaramontese sensibile
E' molto semplice: basta comprare un rotolo di reti per olive (hanno le maglie molto piccole e gli uccelli non possono entrare), ricoprire gli alberi, questo metodo lo hanno utilizzato a Cagliari ed ha funzionato. Dopo un anno circa le hanno tolte e non ci sono più gli storni. Un'altra cosa che si può fare è quella di chiedere l'autorizzazione all'Assessorato Difesa Ambiente che, valutato il caso, può concedere la deroga, come ha fatto per i cormorani degli stagni di Oristano.

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Giriamo a chi di dovere la proposta del nostro lettore. D'altra parte, Cagliari e Cabras non stanno dall'altra parte del mondo. Pertanto l'assesseore competente, ma anche il sindaco, potrebbe mettersi in contatto con quei comuni e farsi spiegare come hanno fatto per battere storni e cormorani. Sempre che ci siano riusciti in via definitiva, ovviamente. Tentere non nuoce. c.p.

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