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Cossiga Francesco Maria

 

Francsco Maria Cossiga, chiaramontese e laureato in medicina e chirurgia, svolse inizialmente nel proprio paese l'attività professionale. All'epoca fu anche insegnante della locale scuola elementare. Un docente battagliero e senza peli sulla lingua nei confronti dell'amministrazione civica del tempo, insensibile ai problemi della scuola e incapace di garantire a scolari e insegnanti locali, se non proprio idonei in assoluto, almeno decenti.

Grazie ai manoscritti di Giorgio Falchi, scopriamo che il "dottor medico" Chiccu Maria Cossiga (così era noto in paese) aveva ereditato dal padre anche la vena poetica. Era infatti figlio primogenito di Bainzu Cossiga, noto come "Su poeta christianu".

Di carattere fiero e orgoglioso, dovette lasciare frettolosamente Chiaramonti per trasferirsi a Siligo. Dove sposò una giovane della famiglia Lado e mise su famiglia. Il suo repentino trasferimento a Siligo pare sia stato causato da certa contrarietà che egli  avrebbe provocato in una potente famiglia chiaramontese, rivolgendo le proprie attenzioni a una giovanetta di quella stessa famiglia.

Dato il carattere del personaggio e la sua scarsa propensione e piegare il capo, né a subire prepotenze da parte di chicchessia, il Cossiga non ebbe vita facile nemmeno a Siligo. Tant'è che il suo compaesano Giorgio Falchi così lo ricorda in occasione della scomparsa:

"Nell'8 Aprile 1910 nel villaggio di Siligo moriva il dottor medico Francesco Maria Cossiga.

Addottoratosi nella città di Parma mentre trovavasi al mili­tar servizio, nel quale rimase per parecchi anni col grado di te­nente medico.

Ridottosi poscia a vivere nel villaggio di Siligo, ove con­traeva matrimonio con una avvenente e modesta giovane della nobi­le famiglia dei Lado, esercitò l'arte salutare per oltre trenta­cinque anni, stimato per la sua perizia nell'arte medica ed amato per le cortesi maniere usate con tutti.

Però negli ultimi anni di sua esistenza ebbe a provare gran­di dispiaceri da parte di non pochi abitanti di tal Comune, so­billati da due indegni ministri del santuario, cui non garbava la franchezza del Cossiga nell'esprimere i propri pensieri e quell' indipendenza di carattere che lo rendeva rifuggente dalle simula­zioni ed adulazioni.

Pei lunghi servizi resi alla popolazione, come medico ed al Comune nella qualità di segretario, venne nominato cavaliere dell'Ordine della corona d'Italia. E la sua morte non solo fu compianta dai giusti estimatori del suo ingegno, ma altresì dai suoi conterranei di Chiaramonti, verso i quali professò mai sem­pre stima ed il più sentito affetto".

 

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