Home » Commenti agli articoli

Immagini del paese

Chiaramonti panorama 3.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 5462514

Notizie del giorno

 
Commenti (1571)
Nel ricordo del giovane Pier Paolo Muzzoni
1391 Lunedì 23 Febbraio 2015 20:36
Denanni Gianni

Mi unisco all'immenso dolore dei genitori e dell'amata per la prematura scomparsa del giovane Pier Paolo e mi associo al vostro tentativo 'famiglia Patatu' di portare sollievo alla famiglia e di ricordare con una bellissima poesia il tratto e il vissuto del povero sfortunato compaesano P. P. Muzzoni.


Sentite CONDOGLIANZE Gianni Denanni e famiglia. R.I.P. Pier Paolo.

Pianto antico , Carlo Patatu
E la campana suona
1390 Venerdì 20 Febbraio 2015 17:36
Antonella Pais

Carissimo Direttore,


mi piace ancora chiamarla cosi, dopo 30 anni di stima, conoscenza e affetto. Mi scusi se insisto ma il suo intervento non è da ex Dirigente Scolastico ma proprio da Direttore Didattico che durante la sua carriera ha ispirato e incentivato numerose sperimentazioni che poi venivano condotte sul campo da noi "maestrine".


Ciò detto ho letto il suo realistico articolo e concordo su tutta la linea.


Io per prima posso testimoniare che il confronto, l'apertura, la socializzazione garantite da un numero congruo di alunni pari età, nella pluriclasse sono mortificati in quanto è necessario organizzare attività parallele che impegnino gli alunni di classi diverse. Se da un lato gli alunni lavorano gli insegnanti si rendono conto di ciò che si perde.


Sono però convinta che in molti casi, piuttosto che accorpare tutte le scuole in una sola sede, si potessero compiere scelte strategiche diverse e lasciare in un paese la Primaria e nell'altro la Secondaria soprattutto quando le differenze numeriche e chilometriche erano esigue. Purtroppo per fare ciò sarebbe stato necessario avviare un dialogo tra piccoli centri e creare quelle alleanze solidali che sono state impedite dalla logica del "tirare a campare".


Trovo molto coraggiosa e sacrosanta la decisione dell'Assessore Firino che ha assunto decisioni sicuramente impopolari ma corrette da un punto di vista normativo e pedagogico.


Un affettuoso abbraccio Antonella Pais


---


Grazie per la stima e l'abbraccio. Sono ricambiati.


Lei ricorderà che, una quindicina di anni fa, il nostro Collegio dei Docenti di Ploaghe aveva elaborato e approvato una proiezione delle iscrizioni negli anni a venire e, su tale presupposto, aveva pure elaborato una proposta di ridimensionamento decente, razionale e che, ne sono certo, avrebbe salvato capra e cavoli. D'altra parte, se mal non ricordo, fu proprio il nostro Collegio e insistere perché e i due Comuni limitrofi di Muros e Cargeghe si consorziassero per il servizio di scuolabus. Facemmo pure la proposta di far frequentare gli scolari di entrambi i paesi a Muros e gli studenti medi a Cargeghe, fermi restando nei rispettivi centri i plessi di scuola materna.


Analoga soluzione, ne sono certo, avremmo saputo trovare oggi, se l'istituto comprensivo di Ploaghe fosse stato costituito secondo la nostra proposta. Ma, è il caso di ricordarlo, a far naufragare miseramente il nostro progetto non fu soltanto la determinazione del Sindaco di Florinas, quanto l'assoluta incapacità dell'amministrazione comunale di ploaghese di allora a operare fattivamente per conquistare una leadership che, sul versante amministrativo, né Florinas né Codrongianos mai hanno voluto riconoscere. Diversamente, invece, da quanto è accaduto nel settore del commercio, servizi, trasporti e via discorrendo, dove Ploaghe stava e sta in prima fila.


Mi rattrista non poco la notizia che le scuole ploaghesi (di un comune con quasi 5000 abitanti, già sede vescovile e pretorile) vengano aggregate a Perfugas soltanto perché fra gli amministratori comunali del vicinato non corre buon sangue.


Che ci azzecca Ploaghe con l'Anglona? Non so proprio.


La saluto (c.p.)

Per chi suona la campana , Carlo Patatu
informazioni
1389 Giovedì 12 Febbraio 2015 20:08
Fabrizio Galatea

Buonasera, sono Fabrizio Galatea, un regista torinese, sto elaborando un progetto per un documentario sulla femina accabadora, vorrei innanzitutto ricevere il suo libro e poi avere il suo contatto diretto per chiedere ulteriori informazioni grazie Fabrizio Galatea


---


Pier Giacomo Pala, autore del libro cui lei si riferisce, è anche proprietario e curatore di un museo a Luras (SS) che raccoglie arredi, documenti e oggetti inerenti alla cultura gallurese e a quella della femina agabbadòra in particolare. Potrà mettersi in contatto con lui, che sarà disponibile a darle ogni utile informazione. I recapiti potrà trovarli sul sito Galluras cliccando sul link che segue: http://www.galluras.it/it/


Saluti cordiali (c.p.)

Grazie
1388 Martedì 03 Febbraio 2015 10:20
Gerardo Severino

Grazie di cuore, Pregiatissimo Prof. Carlo, per la Sua testimimonianza dedicata al "Giorno della Memoria".


Auguriamoci che i nostri ragazzi facciano tesoro di quanto si è poi saputo, detto e scritto riguardo alle nefandezze dei nazisti, ma anche riguardo alle complicità di tanti nostri connazionali, pensando ad esempio alle "leggi razziali".


Con affetto, Gerardo Severino


---


Grazie a lei, concittadino chiaramontese Gerardo, sempre attento a quanto ci accade intorno. "Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro" (Mahmud Darwish, poeta palestinese).


Cordialmente (c.p.)


scilla marina
1387 Domenica 25 Gennaio 2015 22:47
Mondo
mi han detto che il suo succo spalmato sulla pelle rimedia i problemi di alopecia areata, qualcuno sa qualcosa in merito?
grazie!
Anche mio zio...
1386 Giovedì 15 Gennaio 2015 10:43
Isidoro Ferrante

Ho scoperto ieri che anche mio zio, Michele Ferrante, classe 1913, era a bordo del Neptunia o dell'Oceania. E' impressionante vedere le foto di un evento che era sempre rimasto vago nella memoria di mio padre, che allora aveva solo 12 anni.

Càntas maleisciònes, però!
1385 Mercoledì 14 Gennaio 2015 20:41
claudio c.

Sempre curiosando-curiosando in un Archivio Storico, sono incappato in documenti dell'anno 1777 in cui i RR.PP. Carmelitani di Chiaramonti hanno effettuato vendite di beni per ben 16 volte. Insomma, averi che “arrivavano” e “partivano”, ma sempre benedetti!


Non così, però, dal parentado del defunto che si vedeva sfilare, da sotto il naso a sotto le tonache, l'eredità. Immaginando, ora per allora: càntas maleisciònes! All'uno e agli altri in egual misura.


---


Vero! Ma siccome òrrios de àinu no àlzan'a chèlu, ogni maledissione, insieme ai beni, se ne restava sulla terra. Così va il mondo. (c.p.)

Testamento a trampa
1384 Martedì 13 Gennaio 2015 19:08
Marco Fumi




Il testamento puzza un miglio di "trampa" da parte del Curato. Lui scrive, lui testimonia e lui sottoscrive. Lui deve dare messa e dare suffragio. Lui deve verificare che le cose vadano nel modo giusto e, nel caso, lui deve impadronirsi dei beni. Come certamente questo sant'uomo avrà fatto. Non differentemente del resto da tutti i reverendi notai che in questo modo hanno costruito i patrimoni di chiese e conventi.


---


Concordo con te, caro Marco. La storia ce lo insegna ad abundantiam.


Quei cari reverendi e simpatici fratacchioni, di solito con lo sguardo rivolto alle ricchezze terrene più che a quelle celesti, se la ballavano e se la suonavano da soli. Arbitri e giudici unici delle azioni dei parrocchiani, li atterravano e li suscitavano nel nome del Signore; ma senza render conto del proprio operato che alla coscienza personale. Che, all'occasione, era relegata opportunamente in un armadio. Magari chiuso a doppia mandata. (c.p.)


Sos tres res potrebbero "cavalcare ancora"
1383 Martedì 06 Gennaio 2015 19:45
Tore Patatu

 


Ricordo benissimo le nostre "performances" in occasione de "sos tres res" e de "a Gesus in allegria", essendone stato uno dei protagonisti. E anche allora, la prima volta in cui abbiamo deciso di uscire a cantare, le due tradizioni erano in forte declino, per non dire definitivamente scomparse. Noi le abbiamo ripristinate a tal punto che, come dice giustamente Carlo nel suo articolo, venivano a crearsi momenti di sfida fra i vari gruppi.


I preparativi avevano inizio già dai primi di novembre, provando e riprovando motivi musicali da adattare al vecchio testo e creando le coreografie più accattivanti. La sera della vigilia della befana, cominciavamo a cantare in quattro o cinque e, dopo mezz'ora, eravamo una trentina.


Anche allora, chi era più anziano di noi rimpiangeva malinconicamente i tempi passati.


Sono pienamente convinto che, se i giovani d'oggi avessero la fantasia e il desiderio di "creare" da soli il modo di divertirsi, troverebbero facilmente il modo di rinnovare le tradizioni identitarie che caratterizzano la nostra società. Coi riti della settimana santa e col carnevale ci sono riusciti.


Ai tempi di mio padre e di mio nonno, le sfilate carnevalesche le organizzavano senza disporre di trattori, roulotte e motocarrozzelle, per non parlare delle amplificazioni. Negli anni ottanta, alcune persone della mia età, fra cui c'ero anch'io, tutti già ampiamente fuori dall'adolescenza, (non sono passati poi moltissimi anni), ci siamo organizzati e siamo andati a "cantare gli auguri" di buon anno alle case di alcune famiglie, dopo aver opportunamente avvisato telefonicamente il giorno prima.


Fu un successo, in quanto, chi ci ospitava, aveva avuto il tempo di organizzarsi per offrirci quanto di meglio era riuscito a procurarsi. E chi non intendeva riceverci, aveva semplicemente risposto che non sarebbe stato in casa. Per cui, siamo andati a colpo sicuro.


Attualmente, i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati, rendendo ancor più fattibile una simile manifestazione.


Se oggi i giovani volessero ripristinare la tradizione, potrebbero farlo utilizzando i mezzi moderni che la tecnologia offre. Un grande studioso di musica popolarie, Bela Bartok, diceva che la musica popolare è come un bambino: cresce di giorno in giorno. E così sono le tradizioni; man mano che passa il tempo, si adattano alle varie situazioni e alle modifiche operate nella società.


Chi avrebbe mai pensato che si potesse ballare il ballo sardo col ritmo e la musica prodotta da un organetto diatonico inventato in Germania? O che i poeti improvvisatori e i "cantadores a chiterra" avrebbero utilizzato il microfono e l'amplificatore?


Mantenere ferma una tradizione popolare, ancorarandola a schemi ormai obsoleti e inesistenti, significa farla morire. Occorre la fantasia e la freschezza dei giovani che li spinga a cercare e trovare schemi moderni per continuare la tradizione.


1) alludo al titolo di un film che era la continuazione di un altro di grande successo: I magnifici sette. L'altro aveva per titolo: I magnifici sette cavalcano ancora.


2) Leggere il mio articolo pubblicato su questo sito, intitolato Sos Tres Res, oppure, sempre su questo sito, quello intitolato: A Gesus in allegria.

Sos Tres Res , Carlo Patatu
bei ricordi
1382 Martedì 06 Gennaio 2015 10:42
mario unali

Più d'una volta i miei figli, mentre si parla tra amici, mi hanno fatto notare che, spesso, ricadiamo nel passato raccontando i fatti avvenuti allora.


In effetti mi sono chiesto il perché il rinverdire questi ricordi. Essi fanno parte del passato e ci hanno aiutato a crescere così come oggi siamo, fanno parte del vissuto di ognuno di noi e ne sono fiero. Forse anche perché le novità e le uscite, oggi, sono col contagocce e ci rifugiamo volentieri in quei tempi vissuti con la gioventù. (m.u)


---


Caro Mario, lascia che i tuoi figli raggiungano la nostra età, con corollario di pancetta, capelli bianchi (quando ne restano) e un po' di mal di schiena. Per non aggiungere altro. Vedrai, anzi essi vedranno, che i ricordi del passato tornano alla mente dolci, carichi di rimpianti e di malinconie.


La Bibbia, l'Ecclesiaste credo, ci avverte che c'è un tempo per ogni cosa. Oggi, per i nostri figli, non è ancora il tempo dei ricordi. Beati loro! Ma quel tempo verrà. Oh! se verrà. (c.p.)

Sos Tres Res , Carlo Patatu
1927: attività alberghiere
1381 Domenica 04 Gennaio 2015 00:12
claudio c.

A proposito di hotels proposti in maniera ironica da Tore Patatu.


Negli anni del Ventennio operavano ufficialmente, a Chiaramonti, quattro attività, diciamo così, alberghiere. Ecco il nome degli esercenti e l'ubicazione dei locali:


Murruzzulu Vincenzo: albergo-trattoria in via del Gelso (una camera a 2 letti - £ 3,50).


Murinu Vincenza vedova Bajardo: affittacamere in via dell'Orologio (!?) (2 camere: una da 1 letto e una a 2 - £ 4).


Faedda Angela fu Antonio Luigi: alloggio in via Josto 2.


Macciuciu Giusta fu Giommaria: alloggio, trattoria e stallaggio in via Nazionale 26.


Così nella nota di risposta, datata 31 maggio 1927, del Podestà (sett. 1926 - ott. 1927) Luigi Raffo, alla richiesta del Commissario della Camera di Commercio e Industria della Provincia di Sassari ing. E. Carlini.


In conclusione: ostellaggio a buon mercato. Sempre ospitali però !

Hotel Cunventu , Carlo Patatu
Origini di Villanova Monteleone.
1380 Domenica 28 Dicembre 2014 13:36
Nunzio Isoni
Caro Patatu, sono stato a Monte Minerva a settembre. Ho pranzato, bene, nei locali ex casa di caccia dei Savoia, gestito ora dalla cooperativa di cui è membro mio nipote.


Detto questo, dopo aver visitato un paio di domus de janas prossime alla casa di caccia, mio nipote mi ha rifilato il libro di Angelo Rusani Doppiu, edito da Opoer prime, dal titolo più che mai significativo: Dal Villaggio Nuragico di Nurkara al Comune di Villanova Monteleone. Uno studio serio e documentato sulle vere origini di Villanova, che la storia ufficiale ritiene essere stato fondato dai fuggitivi di Monteleone Roccadoria dopo appunto la famosa battaglia.


Io ho il primo volume, dalle origini al medioevo: preistoria, protostoria, storia, tradizioni, usi, costumi, religione e lingua.


Ma la lettura riserva tantissime sorprese. Condivisibili o meno, secondo il proprio punto di vista. Io lo trovo interessantissimo e molto, molto in linea con il mio modo di vedere e di pensare la storia sarda.


Credo non possa mancare nel vostro stimabilissimo sito.


Un saluto


Nunzio Isoni

Commento
1379 Domenica 28 Dicembre 2014 11:53
Casinghini Fabio
Sono della provincia di Pavia la nostra associazione ha compiuto 10 anni. Era difficile quando abbiamo iniziato ed ancora oggi bisogna impegnarsi per dare il meglio ai più disagiati. Non bisogna mollare anche se in pochi e cercare di coinvolgere maggior persone possibili. Ho sposato una ragazza Sarda e tutti gli anni sono nel mese di agosto in ferie per circa 25-30 giorni. Sono certificato regionale DAE. Ho fatto il volontario ad Alghero. Se avete piacere possiamo sentirci per il 2015 posso dare la mia disponibilità quando sono in ferie.


Vi auguro ogni bene a tutti Voi. Auguri per il 2015

Giosi Bullittadu
1378 Sabato 27 Dicembre 2014 20:34
Nunzio Isoni
S'ampridda, al mio paese, Olmedo, aldilà delle sue proprietà mediche, era usata a carnevale. Ogni anno si costruiva il pupazzo da bruciare in piazza, e la testa di questo Giosi Bullittadu, così lo chiamavano gli adulti, era il bulbo della bellissima urginea, sulla quale si praticavano due buchi e vi si inserivano gli occhi, in genere biglie vecchie o due sassi rotondi, e aveva la bocca e il naso. Lo si vestiva di vecchi stracci, e quando il fuoco divorava tutto, la testa, formata dal bulbo de ampridda, risultava appena bruciacchiata. Ma gli anziani sapevano della sua pericolosità e al ragazzo che andava a coglierla, raccomandavano vivamente di non toccarla con le mani, specie la bava, perché era velenosa.


La pianta è comunque misteriosa e particolarmente bello è il suo fiore. Per il fatto che fiorisce irregolarmente, e quando meno te lo aspetti, in particolare nelle stagioni più aride, dopo magari tre anni di riposo, le si attribuivano poteri meteorologici ed effetti magici. Ad esempio, la scelta del bulbo come testa del Giosi Bullittadu, pare fosse legata al potere che la scilla avrebbe di allontanare le influenze maligne e liberare l'intera comunità dalla malasorte.


Così ricordo e scrivo, per conoscenza di tutti, riesumando riti e usanze e costumi ormai svaniti del tutto.


Saludos a tottu


Nunzio Isoni

Gli "Hotel" di Chiaramonti
1377 Venerdì 26 Dicembre 2014 13:11
Tore Patatu

Caro Carlo,


con questo articolo mi hai fatto venire in mente un episodio della nostra infanzia felice e, purtroppo, irripetibile.




Erano venuti a trovarci nostro cugino Italo e suo cugino Enzo, figlio della mia carissima e mai dimenticata madrina Gemma (che a Chiaramonti tutti chiamavano signora Agnese). Enzo era più piccolo di noi e meno smaliziato. Entusiasta della sua città, La Maddalena, la collocava, giustamente, ai primi posti per la bellezza, per i monumenti, per le possibilità che offriva di divertimento e altre amenità. Noi, che amavamo quella città quanto lui, ci divertivamo a prenderlo in giro bonariamente, dicendogli che Chiaramonti era un paese molto più importante ed evoluto di La Maddalena.


E allora lui, in un tentativo di citare bellezze che Chiaramonti non poteva avere, disse che La Maddalena aveva molti lussuosi alberghi, sempre pieni di turisti, e cominciò ad elencarli. Al che, noi abbiamo cominciato ad elencare i nostri: hotel Cunventu, hotel dei Pini (de su dutore), hotel Su Giomperi, Hotel Piluchi, hotel Putugonzu e tanti altri che risultarono il doppio di quelli di La Maddalena.


Allora lui citò i personaggi, tra cui, ovviamente, Garibaldi. E Italo, con la "nonchalance" caratteristica dei Pulina Milordos, gli disse: "Hai mai sentito parlare di Bette Davis? Era la migliore amica di nonno".


Enzo si arrese, ammettendo la superiorità del paese dei papassini, de sos còtzulos de pistiddu e de sas cadaginas, che gli preparava mamma e che a lui lui piacevano tanto. Enzo era bello e simpatico. Pieno di entusiasmo e di gioia di vivere. Amava in modo smisurato il mare "più bello del mondo"; e quello stesso mare se lo portò via in un triste mattino di ottobre.

Hotel Cunventu , Carlo Patatu
Anche mio papà fu naufrago
1376 Martedì 16 Dicembre 2014 14:37
Carla
Mio papà, che purtroppo non c'è più, ha vissuto la stessa esperienza ed ora lo vedo sulla fotografia dei naufraghi in piedi con il salvagente sul ponte del da noli. Se non vado errata era nell'artiglieria contraerea e si salvò buttandosi in acqua. Raccontava di aver aiutato qualcuno a salire sul relitto; lui prese un colpo nella schiena proprio da quel relitto. Si chiamava Carlo come me e come te.
Carla

---


Bene, Carla. Gira e rigira, registriamo che il mondo diventa ogni giorno più piccolo. I mezzi di trasporto prima e quelli di comunicazione poi lo hanno rimpicciolito talmente che è possibile fare incontri i più disparati e imprevisti. Con una frequenza insolita. Ci fa piacere che il racconto di un disastro navale e una vecchia foto abbiano fatto rinverdire qualche ricordo. Non senza malinconie e commozione, credo.
Saluti cordiali e buon Natale! (c.p.)

Mi sento a casa mia
1375 Lunedì 15 Dicembre 2014 19:30
Domenica Quadu

Gent.le CARLO,


ho letto finalmente i tuoi testi che mi hai consegnato a Giugno del c.a. Mi congratulo con te per la puntualità dei fatti esposti e per ciò che tu hai potuto fare per il Paese, pur trovando tanta difficoltà.


Sono stata presa dalla nostalgia e, guarda caso, riconoscendo tante persone dalle tue foto pubblicate, mi è venuta la voglia di tornare a Chiaramonti. Ciò anche perchè tu menzionando Su Sassu mi hai fatto ricordare che tutta la Famiglia Quadu ha ancora terreni abbandonati. Purtroppo come sai i miei fratelli abitano tutti lontano. Ho intenzione di venire a Chiaramonti proprio per cercare di vendere i circa 8 ettari di terreno esistenti a Su Sassu.


Intanto ti saluto cordialmente e ti auguro buone feste insieme ai tuoi cari.


Domenica Quadu


---


Grazie a te per la stima che mi manifesti e per la nostalgia che provi per il nostro paesello. Che è molto cambiato, rispetto a com'era quando lo hai lasciato tu. Sia nella fisionomia che nei comportamenti delle persone. In ogni caso, quando verrai, non mancare di farti vedere.


Ricambio gli auguri e i saluti cordiali. (c.p.)

Contattaci , Vladimiro Patatu
Piluchi, inue ses?
1374 Martedì 11 Novembre 2014 00:00
Tore Patatu

di Salvatore Patatu


Grazie Carlo, per il bel ricordo di Piluchi, di nonna Paola e di nonno Salvatore, di cui porto il nome ed ero anche figlioccio.




Ovviamente, non citandoli, non hai trovato niente che potesse ricordare sa titoja, s'apitu, su poju, sa binzighedda, che dava un vino imbevibile che noi, scherzando col nonno, chiamavamo mezoradu. E neppure su fiughindiarzu, da cui nonna riusciva a trarre una marmellata dal sapore indimenticabile.


E pensare che lì, oltre alla numerosa famiglia di nonno, si son fatte grandi le figlie di zia Gavina Lucia, i figli di tiu Nanni Cossu, oltre ad alcuni pastori barbaricini. Ne cito uno solo, Giovanni Tolu; lo ricordo proprio perché portava il nome del famoso bandito.


Probabilmente non ci sono più neanche le cornacchie, che, allora, affollavano la quercia da sughero e le siepi di lentischio che hai citato, i tetti della casa, de sa titoja e de sa pinneta. Uccelli che io, da bambino, credevo che fossero animas malas e, non riuscendo a pronunciare tirrioncas, dicevo: “A Piluchi bi sunt sas marroncas a migias (mizas)”. E facevano disperare nonno, in quanto avevano un poderoso appetito, che, in parte, saziavano coi già magri prodotti de s'apitu, che nonno coltivava con grande passione.


Bisognerebbe portare su quei luoghi i giovanissimi; e non intendo solo a Piluchi, ma in tutti i luoghi dei nostri avi, in quanto, prima o poi, si ritornerà all'agricoltura, quando non esisteva né internet né il telefonino, ma la società si basava su un'economia reale e non virtuale come, purtroppo, succede adesso.


---


Grazie anche a te, Tore, per avere integrato i miei ricordi. In realtà resta ancora qualche traccia de su fiughindiarzu, ormai segnato, anch'esso, dagli anni. Che non sono passati invano nemmeno pro sas palas de figuindia.


Mio figlio Vladimiro si è già prenotato per una visita guidata. Che, tempo permettendo, faremo insieme a Stefania e ai bambini durante le vacanze di Natale. (c.p.)

Notizie sull'ing. Calvino
1373 Venerdì 31 Ottobre 2014 19:30
Sandro Mezzolani
Mi occupo di storia mineraria e ho sentito parlare dell'ing. Calvino da anziani minatori del Sarrabus (regione della Sardegna dove F.Calvino lavorò per la carta geologica). Mi piacerebbe avere notizie sul valente geologo e magari ricordarlo, visto che tanta parte delle conoscenze geologiche del Sarrabus si devono a lui. Grazie per chi potrà fornire notizie.
Paese lontano
1372 Martedì 28 Ottobre 2014 23:10
mirella

Una lettura commovente, è sempre molto interessante leggere le riflessioni di zio Carlo sul nostro paese che portiamo ovunque nel cuore.

Un tuffo nel passato , Carlo Patatu