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Commenti (1578)
AFFONDAMENTO NEPTUNIA
1558 Sabato 24 Giugno 2017 16:21
Franco Mancuso
MI STO INTERESSANDO DA UN MESE ALL'AFFONDAMENTO DELLA NEPTUNIA. SU QUELLA NAVE VI ERA UNO ZIO DI MIA MOGLIE, PERRICELLI ASTOLFINO, DI 22 ANNI PERITO DOPO IL SILURAMENTO DELLA MOTONAVE. TRA QUALCHE GIORNO ANDRO'A PENTONE (COMUNE IN PROVINCIA DI CATANZARO ) A TROVARE I FAMILIARI DI UN SOLDATO CHE SI E' SALVATO E CHE E' MORTO IL 5 MAGGIO 2017 A 101 ANNI. GRATO A CHI VOLESSE METTERSI IN CONTATTO DIRETTO CON ME.FRANCO MANCUSO CELL. 368 3064933 IND. EMAIL: omelea2002@yahoo.it
Carceri San Leonardo
1557 Venerdì 26 Maggio 2017 09:27
c.coda

Del "quesito" ero a conoscenza da diversi anni, dopo aver letto il libro della Tognotti (ed. 2000 realizzata da Comune di Sassari e di cui ho copia). Le Carceri di San Leonardo, in Sassari, erano site tra la via Cesare Battisti e via Carmelo, dietro il Palazzo del Barone d'Usini in Piazza Tola (ora Biblioteca Comunale) in uso dal 1300 a metà dell'800. Un ingresso del vecchio carcere è ancora visibile da via Casare Battisti. Negli anni 1857-1871, costruito un nuovo edificio, venne trasferito in via Roma – attuale Carcere di S. Sebastiano ove era collocata una cappella in onore di quel santo. La vecchia struttura carceraria, inutilizzata, venne acquistata dai Fratelli Clemente per impiantarvi i famoso laboratorio di falegnameria. Negli anni '50 del novecento venne acquistata dai Chiarella per la “Tipografia Chiarella”, con ingresso da via Carmelo. Il libro di Eugenia Tognotti “ L'anno del colera1855” riporta (pag. 60) il nome di: [ COSSIGA Gavino di Chiaramonti, morto nelle carceri dove era detenuto, del fu Francesco [madre ignota] 41 anni – 7 agosto]. I dati sono stati rilevati da " quinque libri della parrocchia di S. Apollinare" a cui le carceri facevano riferimento. Ma altri tre chiaramontesi morirono in quei giorni dell'agosto 1855 nelle carceri di S. Leonardo: 1)- […] Geronimo di anni 40 il 13 agosto _2)- […] Giovanni Battista di anni 52 – il 7 agosto._ 3)- […] Gavino di anni 24 – l'11 agosto.___ Anche un martese: […] Gavino di anni 34 il 7 agosto. In tutta questa "storiella" mi pare molto particolare il fatto che gli storici, che hanno contribuito alla stesura della prefazione del testo, non sapessero il luogo di decesso de "su poèta christianu" indicando, solamente, i riferimenti battesimali e non anche quelli del decesso. Posso capire, ma limitatamente, tenendo sempre presente che, in carcere, ci si poteva finire per tante ragioni e giudizi.

Una "pioggia" speciale
1556 Lunedì 22 Maggio 2017 17:49
c.coda

Nel 1937, ossia 80 anni fa, in occasione della festività di Santa Giusta, il Commissario Prefettizio Pasquale Brau, in concerto con la Prefettura di Sassari, deliberò di riadattare la strada per l'eremo.


La spesa preventivata era di £ 6.000, di cui 2.000 a carico del Municipio e 4.000 a carico dei frontisti che avrebbero concorso in misura della rendita agraria.


Il fiduciario del Sindacato dei Lavoratori Agricoli Mario Rottigni tenne una riunione nei locali del Fascio per regolare le richieste di manodopera secondo le modalità prescritte nel patto di lavoro. La paga fu stabilita in £ 9 al giorno per 10 ore lavorative.


Una "pioggia" in soccorso della disoccupazione.

Invochiamo Santa Giusta , Carlo Patatu
Grazie a Carlo e a Vladimiro
1555 Giovedì 18 Maggio 2017 11:05
Paolo Pulina

Per Carlo e Vladimiro, i clic sono 5 milioni:


il traguardo premia un impegno serio e sereno!


Li ringrazio e faccio loro tantissimi auguroni


perché ospitano i miei articoli da oltre Tirreno.


Mi piace evidenziare che il sito chiaramontese


valorizza gli scritti di un emigrato ploaghese.


Certamente mi “raccomanda” il cognome Pulina (ploaghese era “Ciccia” Pulina, madre di Carlo e di Tore);


a mia riconoscenza non è pochina:


e per questo motivo pubblicamente ne parlo!


 



Grazie, caro Paolo. Grazie soprattutto per la tua collaborazione. Che è di qualità. (c.p.)

Giammai il Commissario!
1554 Lunedì 15 Maggio 2017 08:06
c.coda

Al di là delle mie deboli considerazioni, che potrebbero suscitare qualche nervosismo scomposto, mi duole, come paesano, osservare:- la Comunità chiaramotese, sempre molto critica e attenta -a parole- dell'operato delle Amministrazioni, qualsiasi elette, non abbia espresso altra lista in contrapposizione. Segnale alquanto anomalo per la democrazia.


Una voce “di contro” è sempre benefica, è il sale della democrazia. Pur tuttavia, ragionando sempre alla mia maniera, stramba assai, è da qualche lustro che la presenza di una “minoranza”, dai banchi del Consiglio, non si eleva voce, tanto meno a rappresentare i propri elettori che hanno “tifato” per loro. Silente e composta, senza alterazioni politiche, anche quando se n'è data l'occasione, al di fuori delle mura di Palazzo.


Il rigoroso ruolo della minoranza, sempre vigile e attento all'operato della maggioranza, avrebbe portato anche, verosimilmente, ad un ipotetico “cambio di casacca” di qualche elettore, deluso, che aveva espresso il suo voto per la lista vincente.


Per abitudine mentale non faccio applausi a nessuno, ma stavolta devo ringraziare chi “ci ha messo la faccia” (l'espressione non mi piace affatto, ma stavolta la condivido). Meglio “l'ultimo dei mohicani” [1], ma giammai un Commissario calato “dall'alto”. Ad amministrare Chiaramonti, solo un chiaramontese. Chiunque esso sia.


[1]- per aforisma riprendo il titolo del romanzo di J.F. Cooper pubblicato nel 1826.

Candidati vo cercando… , Carlo Patatu
Presidente ass. in Francia
1553 Venerdì 12 Maggio 2017 17:43
Danilo Vezzio
Porto nome cognome di mio zio morto annegato nel naufragio del Neptunia era bersagliere, ma che reggimento? C'é qualcuno che mi può' aiutare?
Grazie.


DV

Scilla marittima
1552 Domenica 07 Maggio 2017 22:22
tiziana
ho acquistato bulbi a maggio. come mi devo comportare. li ho messi in vaso per tre/quarti sopra terra. devo coprirli, annaffiarli ogni quanto tempo. vedrò qualche foglia in autunno.quelle che ha stanno ingiallendo. e' grave?grazie saluto cordialmente.
Botticelli ad Ajaccio
1551 Giovedì 23 Marzo 2017 12:22
Tore Patatu

Un quadro di Botticelli è esposto al museo Fesch di Ajaccio.


Il cardinale Fesch era fratello di primo letto della Madre di Napoleone, Letizia Ramolino, ed ebbe un ruolo molto importante nella vita del nipote. Questo cardinale, grande intenditore d'arte, profittando della sua parentela con Napoleone, fece razzia di opere d'arte italiane, che sono raccolte nel museo di Ajaccio, che porta il suo nome, dove è custodita la più grande collezione di opere di pittori italiani della Francia, dopo il Louvre.


Scusate se è poco.

Bentornata Primavera! , Carlo Patatu
Uno squarcio di devozione prezioso
1550 Domenica 19 Marzo 2017 13:52
Ang de Clermont

Me l'ero posto il problema e mi barcamenavo tra due ipotesi una Croce del Settecento con riferimento a Padre Vassallo o ai novecenteschi Signori della Missione.


Mi fa piacere che Claudio abbia ritrovato la cronaca della posa in opera de sa Rughe dove poi, se non erro, andavano a prendere i morti ammazzati a su Sassu, prima a Punta de Bonanotte, e gli stessi nomi dei missionari che sicuramente hanno lasciato tra le relazioni depositate alla Casa della Missione anche la posa di questa Croce.


Chiederò al mio coetaneo padre Angelo Anelli, se avrà pazienza di cercarla e di rintracciarla. Non posso che applaudire a questo evento religioso ritrovato e avvenuto dopo la Conciliazione.

Croce a la Croce , Carlo Patatu
"Cooperativa Fascista di Consumo"
1549 Martedì 14 Marzo 2017 22:39
c.coda

Nel 1931 venne costituita, legalmente con atto pubblico redatto dal notaio Italo Lobina, la "Cooperativa Fascista di Consumo".


Nei propositi, l'aiuto ai bisognosi della popolazione sull'acquisto dei generi di prima necessità. Le azioni vennero fissate per il valore nominale di £ 100.


Presidente fu eletto il Podestà Ant. Luigi Madau; membri il dr. Giulio Falchi (fiduciario comunale dei Sindacati), il maestro Pasquale Brau (Segretario Politico), l'agricoltore Carlo Franchini e il muratore Battista Scanu.

Anche le cose più belle porta via il tempo
1548 Martedì 14 Marzo 2017 12:23
Ange de Clermont

Un'esperienza davvero esaltante quella vissuta da Carlo. è come se l'avessimo vissuta noi e ce ne rallegriamo.


Tutte le cose belle, purtroppo, passano, anche se restano ancorate al cuore tra la nostalgia e il rimpianto, un po' come le navi alla fonda.


Sia i figli sia i nipoti porteranno nel cuore per sempre questa bella esperienza di un padre e nonno che osa sfidare le onde e il vento. Ognuno di noi ha avuto esperienze fascinose, chi in mare, chi per terra, chi in itinerari spirituali. Sono tutti doni che il Cielo ci dona in mezzo ai marosi dell'esistenza.


Colmi la nostalgia il ricordo di quei giorni belli!


Ange de Clermont

Addio, mia cara Calipso , Carlo Patatu
Tra balli e funerali
1547 Sabato 11 Marzo 2017 15:33
Ange de Clermont

L'anno 1927 morirono sia mio nonno Giovanni Matteo Tedde, noto Tebachéra, già finanziere, emigrato in Francia e in Panama, partecipe per un anno alla Grande Guerra e infine felice mezzadro dei Baravaglia-Madau a Teriales, secondo la testimonianza di zia Maria Denanni sia la nonna materna di mia moglie, Domitilla Ruju in Mannu, di fatto gestrice del Tabacchino e di un negozio di coloniali in Piatta.


Lasciava sette figli, il primo Lucio, figlio di primo letto del marito Sebastiano Mannu. Di lei conserviamo le struggenti lettere d'amore a Sebastiano, noto Bottiglia, fine ciabattino (le aveva regalato un paio di scarpette tutte disegnate finemente) e vignaiuolo.


Il fratello della defunta Giovanni Maria divenne direttore didattico nel Cagliaritano, mentre il di lui figlio Paolo divenne Presidente della Corte d'Appello di Oristano (morto alcuni anni fa prematuramente) la cui figlia Patrizia Ruju è attualmente magistrato. Tutta gente che ha lasciato Chiaramonti senza più farvi ritorno.


Nonostante il fascismo le feste tradizionali non venivano dimenticate sia civili che religiose, anche se dubito che alcuni dei capifesta citati fossero praticanti, presi com'erano dal carnevale e dal carnale secondo la memoria orale, ma non scritta.


Queste "trance de vie paesane" aprono spiragli sulla vita dei nostri antenati.


Tra 90 anni, nel 2107, ci saranno claramontani per ricordare questi nostri giorni? O forse, archeologi, alla ricerca del sito chiamato Chiaramonti? Se le nascite continueranno a diminuire e la gente lascerà il paese come l'anno scorso (28 emigrati e 21 deceduti) avverrà davvero così!

Auguri alla sig.na Rosa
1546 Sabato 11 Marzo 2017 14:57
Ange de Clermont

Auguri anche da parte nostra che a suo tempo abbiamo avuto l'opportunità di conoscerla. Avanti negli anni a più non posso!


Ange


---


Mi permetto io di ringraziare a nome di zia Rosa. Che va avanti tranquilla come una vaporiera. Col vantaggio d'infischiarsi allegramente di Renzi, del Lingotto, della crisi europea, di Salvini e di quant'altri si arrabattano per renderci infelice l'esistenza e indecente la gestione della cosa pubblica.


Grazie ancora (c.p.)

I 102 anni di zia Rosa , Carlo Patatu
Sos sòtzios de su sabone
1545 Lunedì 06 Marzo 2017 17:21
Tore Patatu

"Sos sotzieddos" venivano chiamati "sòtzios de su sabone" perché, solitamente, avevano il pavimento a "ismaldu".


Questo pavimento era costituito da un impasto di fanghiglia, spesso prelevata da una cava di su Giumperi. Da bambini, con lo stesso materiale, ci divertivamo a costruire aeroplanini e figure stilizzate di animali, che chiamavamo appunto "freguras de sabone".


L'impasto di fanghiglia, "su ludu", veniva sistemato nel pavimento della stanza, livellato alla meno peggio, e lasciato ad asciugare. Dopo un paio di giorni, aveva bisogno di essere ulteriormente rassodato. Operazione che veniva eseguita con metodi assolutamente empirici e con manod'opera a basso costo. Solitamente si invitavano dei ragazzotti scalzi a correre per ore sul pavimento di fango, per farlo "ammaldare". Cioè, per farlo diventare "ismaldu", il cemento dei poveri.


Durante i balli, con l'umidità che veniva a crearsi nella stanza, arricchita anche da qualche bicchiere di acqua o di vino maldestramente versati per terra, il pavimento diventava scivoloso a tal punto che sembrava di ballare su una superficie di sapone.


Da cui, "su sòtziu de su sabone".

Potenza del Carnevale... a beneficio della demografia
1544 Giovedì 23 Febbraio 2017 17:46
c.coda

E proprio di un carrasciàle di novant'anni fa (a fine febbraio del 1927) ho letto qualcosa da qualche parte.


Organizzarono una parata di carri (ovviamente trainato da buoi) a chiusura dei festeggiamenti, per le vie del paese. Nel primo carro, sa Reìna tutta vestita di bianco e con un mantello purpureo e il diadema in testa. Ai suoi lati, stavano le Reginette (quattro ragazzi) che portavano in mano le insegne del Fascio; altri figuranti, con “sas trumbèddhas arghentàdas”, strombazzavano a gloria della trionfatrice. Seguivano, nel secondo e terzo carro, “sas dàmas e damerìnas gentìles” dai costumi sgargianti. Ancora a seguire, su di una carrètta, il “prof. Truddara” che dispensava saggi consigli della scienza medica al buon “Lazzeri”. Un'acclamazione festante e plaudente seguiva i gruppi, tra il lancio di caramelle, confetti e coriandoli.


Ricordo un detto: a rìere a carrasciàle, a piànghere a novembre! Molte maritate e nubili rimanevano incinte in quel periodo ricorrente: il nono mese, cadeva proprio a novembre. Potenza del Carnevale a beneficio dell'incremento demografico.

Il comparatico
1543 Giovedì 23 Febbraio 2017 17:33
Ange de Clermont

Il comparatico era considerato dalla Chiesa e dai vari strati sociali un legame de ozu santu, sostanzialmente una parentela spirituale che doveva garantire in caso di morte dei genitori del figlioccio la sua educazione cristiana, ma molte tradizioni, nel tempo, tendono ad assumere altri significati. Pertanto anche il comparatico fu visto dai meno abbienti come un legame di protezione in caso di necessità e dai possidenti padrini una clientela da utilizzare in vari campi ed occasioni.


Quando vado a esaminare gl'incartamenti di mio nonno Giovanni Matteo (Chiaramonti 1875-1927) è evidente la contiguità di mio bisnonno Antonio con i Grixoni, visto che i padrini di Battesimo furono Francesco Grixoni e la di lui moglie Vittoria Falchi Madau (se non erro, sto citando a memoria).


Mio nonno, che era alfabetizzato, nonostante i documenti richiesti, fu accolto tra le Guardie di Finanza. A Varese commise una mancanza grave, con scandalo - zio Giovannandrea diceva che aveva dato del porco ad un capitano - e fu mandato nella legione di punizione a Roma, ma restò per tutto il periodo della "ferma" e fu poi congedato col certificato di buona condotta, mentre prestava servizio a Tolmezzo in Friuli.


Rientrò a Chiaramonti, sposò nonna Chiara Soddu (30.12.1900) tessitrice di 5 anni più grande di lui e dopo i 7 anni di Panama fu richiamato giusto nel dicembre del 1917 in servizio sempre dalla Guardia di Finanza e fu congedato nel novembre del 1918 alla fine della Grande Guerra. Divenne mezzadro dei Baravaglia-Madau, forse padrini di mio padre, e nel 1927 morì colpito da ictus.


Da quando ho letto e sentito a Chiaramonti sparlare dei Grixoni o dei Falchi o dei Madau, ho fatto sempre grandi meraviglie, perché mio padre che certamente non doveva essere più fascista prima e più comunista poi di quanto non lo fossero i suoi coetanei e anche mia madre, in dieci anni di convivenza con loro li sentii mai pronunciare una parola contro i Grixoni, i Falchi e i Madau.


Mi chiedo se tutto ciò (data la contiguità per almeno due generazioni tra i miei e la reciproca convenienza) non sia dovuto al comparatico, ma anche, vista la presenza dei Tedde tanto nell'albero genealogico dei Grixoni, dei Falchi e a quanto pare dei Madau) anche dalla parentela.


Ultima osservazione circa il mestiere dello storico.


Questo mestiere l'ho esercitato, limitatamente alla storia dell'educazione e della formazione della scuola e delle istituzioni educative dell'otto e del novecento dal 1968 al 2009, per circa 41 anni e ho preso coscienza che è un mestiere estremamente difficile e che non si finisce mai di apprendere.


Di donna Lucia mi sono occupato con Giuseppina Tedde, l'autrice del romanzo inedito "La sarabanda delle ombre", ho visto la letteratura esistente, ho letto, ma non trascritto l'atto di nascita e altri documenti che Giuseppina voleva darmi, ma per delicatezza non li ho accettati.


Questa storia m'interessa e non m'interessa ed è tema degli storici dell'età moderna. A Cagliari A.S.Ca, a Sassari A.S.Ss, a Torino A.S.To. negli archivi diocesani di Sassari e di Tempio-Ampurias ci saranno indubbiamente dei documenti. Non trovammo a Nulvi l'atto di morte, ma probabilmente i grossi possidenti nobili non hanno lasciato il corpo a marcire a Chiaramonti e a mio avviso, da una serie di riflessioni suppongo che sia morto entro i 5 anni dal testamento 1760-62, e che il suo corpo sia stato seppellito a Nulvi, in qualche oratorio tra i tanti che ci sono (Santa Croce, San Filippo, Chiesa di Santa Tecla dov'è sepolto nell'altare del Rimedio il vescovo Galçerin o Galcerino o in altro oratorio esistente), basterebbe individuare le cappelle nobiliari.


Lavoro da fare ce n'è ma è compito degli storici moderni. Noi, per questo periodo, come cultori pure di storia moderna, non possiamo che raccogliere sia la letteratura e magari pubblicarla sia i documenti e magari pubblicarli. Ma credo che al di là delle nostre pur valide ricerche, dobbiamo dire umilmente "a dogn'unu s'arte sua". Quel che è triste che l'ultimo lavoro di Piga non ha una nota a parte alcune foto di documenti e ci risiamo da capo.


Sono certo che se la nostra assessora alla cultura ha lavorato bene negli archivi, col suo collaudato professore di storia moderna, finalmente potranno dire con riferimenti precisi e controllabili, chi davvero fosse donna Lucia Delitala-Tedde.


Per me come ipotesi di lavoro è che fu un don Rodrigo in gonnella, dispotica come tutti i suoi pari, interessata a che la sua famiglia controllasse il contrabbando di cereali e altro (e qui Giuseppina descrive bene il contesto storico) in su Sassu verso la Corsica, invisa ai Piemontesi perché nobile di nomina spagnola e avversa ai nuovi despoti. Dopo i due anni d'esilio a Villafranca di Piemonte, convertitasi, forse si era ricreduta, pur volendo impedire, legittimamente per quei tempi, il matrimonio della serva con un giovane ardente, pare chiaramontese.


Per Giuseppina Tedde pare ci fosse con la serva un amore saffico ed ecco perché l'intervento del giovane innamorato.


Vedo che mi sto dilungando perché questa donna tutto sommato ci affascina. Detto questo, come traccia di ricerca, attendiamo dai luminari di svelare il mistero di questa donna possidente (i nobili tempiesi non erano che questo. A detta di Mele, basti vedere la bibliografia di Giuseppe Mele in Uniss) assai simile a tanti signorotti, spagnoli e non, nei vasti domini europei della Spagna. Una delle tante e niente di più. Del resto il Settecento, tra lotte continue, in tutta Europa, non poteva che generare questi ultimi nobili ai quali i giacobini avrebbero più in là ghigliottinato la testa.


Forse dovremmo dire che è stato un male che la rivoluzione francese non sia penetrata in Sardegna a parte "La sarda rivoluzione" del Francioni e storici contigui.

A un'àtter'ànnu...
1542 Sabato 18 Febbraio 2017 00:22
c.coda

Ti ringrazio Ange, a un'àtter'ànnu mézus!


Ma con un sincero augurio: che, questa lodevole iniziativa, rimanga nella sua semplice genuinità, come per gli ingredienti proposti. Sperando, anche, che il numero delle cantine non aumenti, altrimenti, allargandole di numero, perderebbe tutta la sua originalità iniziale.


Lo dico citando l'esperienza ozierese -fine novembre- “de su Trìnta 'e Sant'Andrìa” che, allargando-allargando, ha perso di parecchio. Quest'anno, alcune cantine storiche fondatrici, non hanno dato l'adesione perché quasi ogni via, ogni garage e ogni fùndhigu aveva la sua. In un paese come il nostro vanno bene così: otto/dieci.


Ho detto la mia, ma rimane la mia e bò!

Buffèndhe in carrèla , Carlo Patatu
Gesuiti e testamento Tedde
1541 Mercoledì 15 Febbraio 2017 15:50
c.coda

Caro Ange de Clermont, una precisazione: hai citato nel tuo intervento che, nel testo “Compagnia di Gesù nel territorio della provincia torinese -: memorie storiche/compilate in occasione del primo centenario della restaurazione di essa Compagnia “– scritto dal P. Alessandro Monti ( 1815 -Chieri Stab. Tipografico Ghirardi) nel III Volume (sono cinque i volumi e non tre) è descritto il testamento della nostra d.na Lucia Tedde, di quanto ha lasciato al Collegio dei Gesuiti di Ozieri.


Credo, ma ti chiedo conferma, che l'unico cenno di cui ho letto tracce, in quel testo, è : “ [… chiamerà a conti l'assegnamento fatto per la fabbrica della chiesa in Chiaramonte ed applicherà ai Gesuiti i redditi annuali col deposito dei frutti percepiti in 29 anni, e prega caldamente V:P: di altri soggetti per darne incontanente la direzione morale dll'Università...] ( Cfr. pag 624 – Cap. VIII § 3 La Compagnia di Gesù a Sassari).


Aggiungo che la direttrice della BUS- Biblioteca Universitaria- è la dott.ssa Viviana Tarasconi. Mentre la responsabile dell'Antico è la dott.ssa Panzino.

Una cosa è immaginare e un'altra partecipare
1540 Martedì 14 Febbraio 2017 20:58
Ange de Clermont

Bravo Claudio e scusa se t'invidio per quella partecipazione che io non posso permettermi data l'età e la dieta di pasta e verdura cotta. Hai reso brillantemente la manifestazione e avrai degustato con gran piacere.


All'anno prossimo!

Buffèndhe in carrèla , Carlo Patatu
Lo storico sagrestano dei piemontesi
1539 Martedì 14 Febbraio 2017 15:15
Ange de Clermont

Credo che il Manno, lasciandosi trascinare dall'antourage del viceré Rivarolo, che aveva tutto l'interesse a demonizzare al massimo grado il nobilato sardo ereditato dalla Spagna, non abbia fatto un buon servizio a Donna Lucia Delitala-Tedde (non dimentichiamo che l'origine dei Delitala nell'elenco dei nobili stampato nel 1913 dalla Corte figurano di origine chiaramontese, i Grixoni napoletana).


Stessa litania dal Casalis (in ricognizione a Chiaramonti nel 1834, ma studioso di grande scrupolo come rivelano i suoi appunti).


Altro chiarimento che sfugge al Falchi è che eisteva il Collegium dei Gesuiti a Ozieri con tanti alunni che poi andavano a graduarsi presso una delle due università, a questa istituzione Donna Lucia lascia in beni mobili (mofentes) e immobili un patrimonio di diecimila scudi (Cfr. Compagnia di Gesú nel territorio della provincia torinese: memorie storiche / compilate in occasione del primo centenario dalla restaurazione di essa Compagnia dal P. Alessandro Monti. - Chieri : Ghirardi, 1914-. - v. ; 24 cm.). Vedi vol. III in cui è descritto il testamento di Donna Lucia con quanto lascia al Collegio gesuitico di Ozieri.  I tre volumi presso la sala sarda della Biblioteca dei Beni culturali-Ospedale Civile del Varesini in PIazza Fiume- (già detta universitaria, diretta dalla dr. Panzino figlia del noto giornalista cattolico e della celebre pittrice Liliana Cano).


Altra osservazione, per citare donne abili a cavalcare non occorre andare lontano perché Andreuccia Busellu-Lezzeri e la di lei figlia Anna Lezzeri-Busellu, vengono ricordate dalla memoria locale come donne ottime cavallerizze e nella corsa capaci di spararti con precisione senza lasciarti il tempo di un segno di croce. Non metto la mano sul fuoco anche le dicerie vanno vagliate! E chissà quante altre donne claramontane sapevano cavalcando spedirti in Cielo o all'Inferno.


Per ora, ultima osservazione: attendiamo con ansia le carte, o meglio il libro documentato della pluridottoressa Maria Antonietta Solinas e del suo prof. Giuseppe Mele (esperto di nobiltà tempiese) magari dal titolo Banditi a Chiaramonti nel Settecento, già perché a quanto pare il Rivarolo fece questo dono alla nobile Donna Lucia con i proposti cinque anni di esilio, ridotti poi a due.


Mi guarderei anche dalla storia documentata, i documenti, infatti, possono nascondere macroscopiche falsità accanto ad alcune verità e bisogna vagliarli, pesarli e saperli leggere in un contesto. D'altra parte il documento viene letto e interpretato dallo storico che ideologicamente potrebbe essere bianco, rosso, verde o grigio.


Per concludere,la storia "vera" è quella che vede Nonnoi, noi tentiamo di ricostruire come possiamo la storia degli storici e le loro verità o falsità. Indubbiamente questo personaggio va collocato anche nell'illecito cotrabbando che vide i Tedde contro i Tedde in quel momento storico contrassegnato per dieci anni dalla presenza degli Austriaci, degli Spagnoli e poi dai Piemontesi.


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Grazie per le precisazioni e integrazioni, puntuali e documentate. (c.p.)