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Commenti (1566)
Auguri alla sig.na Rosa
1546 Sabato 11 Marzo 2017 14:57
Ange de Clermont

Auguri anche da parte nostra che a suo tempo abbiamo avuto l'opportunità di conoscerla. Avanti negli anni a più non posso!


Ange


---


Mi permetto io di ringraziare a nome di zia Rosa. Che va avanti tranquilla come una vaporiera. Col vantaggio d'infischiarsi allegramente di Renzi, del Lingotto, della crisi europea, di Salvini e di quant'altri si arrabattano per renderci infelice l'esistenza e indecente la gestione della cosa pubblica.


Grazie ancora (c.p.)

I 102 anni di zia Rosa , Carlo Patatu
Sos sòtzios de su sabone
1545 Lunedì 06 Marzo 2017 17:21
Tore Patatu

"Sos sotzieddos" venivano chiamati "sòtzios de su sabone" perché, solitamente, avevano il pavimento a "ismaldu".


Questo pavimento era costituito da un impasto di fanghiglia, spesso prelevata da una cava di su Giumperi. Da bambini, con lo stesso materiale, ci divertivamo a costruire aeroplanini e figure stilizzate di animali, che chiamavamo appunto "freguras de sabone".


L'impasto di fanghiglia, "su ludu", veniva sistemato nel pavimento della stanza, livellato alla meno peggio, e lasciato ad asciugare. Dopo un paio di giorni, aveva bisogno di essere ulteriormente rassodato. Operazione che veniva eseguita con metodi assolutamente empirici e con manod'opera a basso costo. Solitamente si invitavano dei ragazzotti scalzi a correre per ore sul pavimento di fango, per farlo "ammaldare". Cioè, per farlo diventare "ismaldu", il cemento dei poveri.


Durante i balli, con l'umidità che veniva a crearsi nella stanza, arricchita anche da qualche bicchiere di acqua o di vino maldestramente versati per terra, il pavimento diventava scivoloso a tal punto che sembrava di ballare su una superficie di sapone.


Da cui, "su sòtziu de su sabone".

Potenza del Carnevale... a beneficio della demografia
1544 Giovedì 23 Febbraio 2017 17:46
c.coda

E proprio di un carrasciàle di novant'anni fa (a fine febbraio del 1927) ho letto qualcosa da qualche parte.


Organizzarono una parata di carri (ovviamente trainato da buoi) a chiusura dei festeggiamenti, per le vie del paese. Nel primo carro, sa Reìna tutta vestita di bianco e con un mantello purpureo e il diadema in testa. Ai suoi lati, stavano le Reginette (quattro ragazzi) che portavano in mano le insegne del Fascio; altri figuranti, con “sas trumbèddhas arghentàdas”, strombazzavano a gloria della trionfatrice. Seguivano, nel secondo e terzo carro, “sas dàmas e damerìnas gentìles” dai costumi sgargianti. Ancora a seguire, su di una carrètta, il “prof. Truddara” che dispensava saggi consigli della scienza medica al buon “Lazzeri”. Un'acclamazione festante e plaudente seguiva i gruppi, tra il lancio di caramelle, confetti e coriandoli.


Ricordo un detto: a rìere a carrasciàle, a piànghere a novembre! Molte maritate e nubili rimanevano incinte in quel periodo ricorrente: il nono mese, cadeva proprio a novembre. Potenza del Carnevale a beneficio dell'incremento demografico.

Il comparatico
1543 Giovedì 23 Febbraio 2017 17:33
Ange de Clermont

Il comparatico era considerato dalla Chiesa e dai vari strati sociali un legame de ozu santu, sostanzialmente una parentela spirituale che doveva garantire in caso di morte dei genitori del figlioccio la sua educazione cristiana, ma molte tradizioni, nel tempo, tendono ad assumere altri significati. Pertanto anche il comparatico fu visto dai meno abbienti come un legame di protezione in caso di necessità e dai possidenti padrini una clientela da utilizzare in vari campi ed occasioni.


Quando vado a esaminare gl'incartamenti di mio nonno Giovanni Matteo (Chiaramonti 1875-1927) è evidente la contiguità di mio bisnonno Antonio con i Grixoni, visto che i padrini di Battesimo furono Francesco Grixoni e la di lui moglie Vittoria Falchi Madau (se non erro, sto citando a memoria).


Mio nonno, che era alfabetizzato, nonostante i documenti richiesti, fu accolto tra le Guardie di Finanza. A Varese commise una mancanza grave, con scandalo - zio Giovannandrea diceva che aveva dato del porco ad un capitano - e fu mandato nella legione di punizione a Roma, ma restò per tutto il periodo della "ferma" e fu poi congedato col certificato di buona condotta, mentre prestava servizio a Tolmezzo in Friuli.


Rientrò a Chiaramonti, sposò nonna Chiara Soddu (30.12.1900) tessitrice di 5 anni più grande di lui e dopo i 7 anni di Panama fu richiamato giusto nel dicembre del 1917 in servizio sempre dalla Guardia di Finanza e fu congedato nel novembre del 1918 alla fine della Grande Guerra. Divenne mezzadro dei Baravaglia-Madau, forse padrini di mio padre, e nel 1927 morì colpito da ictus.


Da quando ho letto e sentito a Chiaramonti sparlare dei Grixoni o dei Falchi o dei Madau, ho fatto sempre grandi meraviglie, perché mio padre che certamente non doveva essere più fascista prima e più comunista poi di quanto non lo fossero i suoi coetanei e anche mia madre, in dieci anni di convivenza con loro li sentii mai pronunciare una parola contro i Grixoni, i Falchi e i Madau.


Mi chiedo se tutto ciò (data la contiguità per almeno due generazioni tra i miei e la reciproca convenienza) non sia dovuto al comparatico, ma anche, vista la presenza dei Tedde tanto nell'albero genealogico dei Grixoni, dei Falchi e a quanto pare dei Madau) anche dalla parentela.


Ultima osservazione circa il mestiere dello storico.


Questo mestiere l'ho esercitato, limitatamente alla storia dell'educazione e della formazione della scuola e delle istituzioni educative dell'otto e del novecento dal 1968 al 2009, per circa 41 anni e ho preso coscienza che è un mestiere estremamente difficile e che non si finisce mai di apprendere.


Di donna Lucia mi sono occupato con Giuseppina Tedde, l'autrice del romanzo inedito "La sarabanda delle ombre", ho visto la letteratura esistente, ho letto, ma non trascritto l'atto di nascita e altri documenti che Giuseppina voleva darmi, ma per delicatezza non li ho accettati.


Questa storia m'interessa e non m'interessa ed è tema degli storici dell'età moderna. A Cagliari A.S.Ca, a Sassari A.S.Ss, a Torino A.S.To. negli archivi diocesani di Sassari e di Tempio-Ampurias ci saranno indubbiamente dei documenti. Non trovammo a Nulvi l'atto di morte, ma probabilmente i grossi possidenti nobili non hanno lasciato il corpo a marcire a Chiaramonti e a mio avviso, da una serie di riflessioni suppongo che sia morto entro i 5 anni dal testamento 1760-62, e che il suo corpo sia stato seppellito a Nulvi, in qualche oratorio tra i tanti che ci sono (Santa Croce, San Filippo, Chiesa di Santa Tecla dov'è sepolto nell'altare del Rimedio il vescovo Galçerin o Galcerino o in altro oratorio esistente), basterebbe individuare le cappelle nobiliari.


Lavoro da fare ce n'è ma è compito degli storici moderni. Noi, per questo periodo, come cultori pure di storia moderna, non possiamo che raccogliere sia la letteratura e magari pubblicarla sia i documenti e magari pubblicarli. Ma credo che al di là delle nostre pur valide ricerche, dobbiamo dire umilmente "a dogn'unu s'arte sua". Quel che è triste che l'ultimo lavoro di Piga non ha una nota a parte alcune foto di documenti e ci risiamo da capo.


Sono certo che se la nostra assessora alla cultura ha lavorato bene negli archivi, col suo collaudato professore di storia moderna, finalmente potranno dire con riferimenti precisi e controllabili, chi davvero fosse donna Lucia Delitala-Tedde.


Per me come ipotesi di lavoro è che fu un don Rodrigo in gonnella, dispotica come tutti i suoi pari, interessata a che la sua famiglia controllasse il contrabbando di cereali e altro (e qui Giuseppina descrive bene il contesto storico) in su Sassu verso la Corsica, invisa ai Piemontesi perché nobile di nomina spagnola e avversa ai nuovi despoti. Dopo i due anni d'esilio a Villafranca di Piemonte, convertitasi, forse si era ricreduta, pur volendo impedire, legittimamente per quei tempi, il matrimonio della serva con un giovane ardente, pare chiaramontese.


Per Giuseppina Tedde pare ci fosse con la serva un amore saffico ed ecco perché l'intervento del giovane innamorato.


Vedo che mi sto dilungando perché questa donna tutto sommato ci affascina. Detto questo, come traccia di ricerca, attendiamo dai luminari di svelare il mistero di questa donna possidente (i nobili tempiesi non erano che questo. A detta di Mele, basti vedere la bibliografia di Giuseppe Mele in Uniss) assai simile a tanti signorotti, spagnoli e non, nei vasti domini europei della Spagna. Una delle tante e niente di più. Del resto il Settecento, tra lotte continue, in tutta Europa, non poteva che generare questi ultimi nobili ai quali i giacobini avrebbero più in là ghigliottinato la testa.


Forse dovremmo dire che è stato un male che la rivoluzione francese non sia penetrata in Sardegna a parte "La sarda rivoluzione" del Francioni e storici contigui.

A un'àtter'ànnu...
1542 Sabato 18 Febbraio 2017 00:22
c.coda

Ti ringrazio Ange, a un'àtter'ànnu mézus!


Ma con un sincero augurio: che, questa lodevole iniziativa, rimanga nella sua semplice genuinità, come per gli ingredienti proposti. Sperando, anche, che il numero delle cantine non aumenti, altrimenti, allargandole di numero, perderebbe tutta la sua originalità iniziale.


Lo dico citando l'esperienza ozierese -fine novembre- “de su Trìnta 'e Sant'Andrìa” che, allargando-allargando, ha perso di parecchio. Quest'anno, alcune cantine storiche fondatrici, non hanno dato l'adesione perché quasi ogni via, ogni garage e ogni fùndhigu aveva la sua. In un paese come il nostro vanno bene così: otto/dieci.


Ho detto la mia, ma rimane la mia e bò!

Buffèndhe in carrèla , Carlo Patatu
Gesuiti e testamento Tedde
1541 Mercoledì 15 Febbraio 2017 15:50
c.coda

Caro Ange de Clermont, una precisazione: hai citato nel tuo intervento che, nel testo “Compagnia di Gesù nel territorio della provincia torinese -: memorie storiche/compilate in occasione del primo centenario della restaurazione di essa Compagnia “– scritto dal P. Alessandro Monti ( 1815 -Chieri Stab. Tipografico Ghirardi) nel III Volume (sono cinque i volumi e non tre) è descritto il testamento della nostra d.na Lucia Tedde, di quanto ha lasciato al Collegio dei Gesuiti di Ozieri.


Credo, ma ti chiedo conferma, che l'unico cenno di cui ho letto tracce, in quel testo, è : “ [… chiamerà a conti l'assegnamento fatto per la fabbrica della chiesa in Chiaramonte ed applicherà ai Gesuiti i redditi annuali col deposito dei frutti percepiti in 29 anni, e prega caldamente V:P: di altri soggetti per darne incontanente la direzione morale dll'Università...] ( Cfr. pag 624 – Cap. VIII § 3 La Compagnia di Gesù a Sassari).


Aggiungo che la direttrice della BUS- Biblioteca Universitaria- è la dott.ssa Viviana Tarasconi. Mentre la responsabile dell'Antico è la dott.ssa Panzino.

Una cosa è immaginare e un'altra partecipare
1540 Martedì 14 Febbraio 2017 20:58
Ange de Clermont

Bravo Claudio e scusa se t'invidio per quella partecipazione che io non posso permettermi data l'età e la dieta di pasta e verdura cotta. Hai reso brillantemente la manifestazione e avrai degustato con gran piacere.


All'anno prossimo!

Buffèndhe in carrèla , Carlo Patatu
Lo storico sagrestano dei piemontesi
1539 Martedì 14 Febbraio 2017 15:15
Ange de Clermont

Credo che il Manno, lasciandosi trascinare dall'antourage del viceré Rivarolo, che aveva tutto l'interesse a demonizzare al massimo grado il nobilato sardo ereditato dalla Spagna, non abbia fatto un buon servizio a Donna Lucia Delitala-Tedde (non dimentichiamo che l'origine dei Delitala nell'elenco dei nobili stampato nel 1913 dalla Corte figurano di origine chiaramontese, i Grixoni napoletana).


Stessa litania dal Casalis (in ricognizione a Chiaramonti nel 1834, ma studioso di grande scrupolo come rivelano i suoi appunti).


Altro chiarimento che sfugge al Falchi è che eisteva il Collegium dei Gesuiti a Ozieri con tanti alunni che poi andavano a graduarsi presso una delle due università, a questa istituzione Donna Lucia lascia in beni mobili (mofentes) e immobili un patrimonio di diecimila scudi (Cfr. Compagnia di Gesú nel territorio della provincia torinese: memorie storiche / compilate in occasione del primo centenario dalla restaurazione di essa Compagnia dal P. Alessandro Monti. - Chieri : Ghirardi, 1914-. - v. ; 24 cm.). Vedi vol. III in cui è descritto il testamento di Donna Lucia con quanto lascia al Collegio gesuitico di Ozieri.  I tre volumi presso la sala sarda della Biblioteca dei Beni culturali-Ospedale Civile del Varesini in PIazza Fiume- (già detta universitaria, diretta dalla dr. Panzino figlia del noto giornalista cattolico e della celebre pittrice Liliana Cano).


Altra osservazione, per citare donne abili a cavalcare non occorre andare lontano perché Andreuccia Busellu-Lezzeri e la di lei figlia Anna Lezzeri-Busellu, vengono ricordate dalla memoria locale come donne ottime cavallerizze e nella corsa capaci di spararti con precisione senza lasciarti il tempo di un segno di croce. Non metto la mano sul fuoco anche le dicerie vanno vagliate! E chissà quante altre donne claramontane sapevano cavalcando spedirti in Cielo o all'Inferno.


Per ora, ultima osservazione: attendiamo con ansia le carte, o meglio il libro documentato della pluridottoressa Maria Antonietta Solinas e del suo prof. Giuseppe Mele (esperto di nobiltà tempiese) magari dal titolo Banditi a Chiaramonti nel Settecento, già perché a quanto pare il Rivarolo fece questo dono alla nobile Donna Lucia con i proposti cinque anni di esilio, ridotti poi a due.


Mi guarderei anche dalla storia documentata, i documenti, infatti, possono nascondere macroscopiche falsità accanto ad alcune verità e bisogna vagliarli, pesarli e saperli leggere in un contesto. D'altra parte il documento viene letto e interpretato dallo storico che ideologicamente potrebbe essere bianco, rosso, verde o grigio.


Per concludere,la storia "vera" è quella che vede Nonnoi, noi tentiamo di ricostruire come possiamo la storia degli storici e le loro verità o falsità. Indubbiamente questo personaggio va collocato anche nell'illecito cotrabbando che vide i Tedde contro i Tedde in quel momento storico contrassegnato per dieci anni dalla presenza degli Austriaci, degli Spagnoli e poi dai Piemontesi.


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Grazie per le precisazioni e integrazioni, puntuali e documentate. (c.p.)

richiesta
1538 Martedì 14 Febbraio 2017 02:22
luigi sanna
Vorrei chiedervi se avete il testo del canto gallurese che canta il coro di Aglientu intitolato ALLIGRIA. Se lo aveste e me lo mandate mi fareste un favore veramente grande.

Ho provveduto a spedirle il testo al suo indirizzo mail. Caluti cordiali. (c.p.)
Testamento D.na Lucia
1537 Martedì 07 Febbraio 2017 10:40
c.coda

Di donna Lucia Tedde se ne sono dette di cotte e di crude, soprattutto negli ultimi anni. Su di lei hanno raccontato di tutto e di più, ma senza portare documentazioni a sostegno di quanto si andava a narrare.


Tutti hanno ripreso, maneggiato, volteggiato quello che il Manno ha raccontato. Così pure il Casalis , mi pare intorno al 1825/30. La sua, per sentito dire.


Chiariamo subito con una precisazione: il testamento, a favore dei Gesuiti in Ozieri, la nobildonna lo manifestò in data 16 febbraio 1755 (e non 1776 - a quella data era già morta e sepolta - da accertare ancora la date del decesso, ma alcune verifiche documentali lo confermerebbero, ovvero prima del 1776), è redatto dal notajo Joannes Vaca Guiso di Nulvi.


Chi era costui ?


Altro non era che il padrino del nipote (figlio della figlia) del bandito Juan Fajs. Ma forse ancora in più stretta parentela. Da accertare... ma sempre con documenti.


Come si diceva un tempo... "càrta cantàda in cannòne" (come pure l'errore in cui è incorso il Manno, e tutti lo hanno ripreso come se fosse veritiero: la moglie del bandito Fajs era Baingia Unale, e non Chiara).


Ma al tempo, le ricche (solo di beni) chiaramontesi, facevano a gara a battezzare i figli e i nipoti del bandito. Forse con la comparìa, ne acquistavano un servizio. Quello protettivo, e non solo. Oggi ci scandalizzeremmo, allora non più di tanto.


E, a Chiaramonti, " lo fu ".


Negli anni a venire, quelle famiglie, andavano per carrèlas, con la "puzza al naso", ostentando le pretese ossequianti da parte del povero villano (inteso come popolano).


Ma quanto è bella la storia, quella documentale. L'altra, quella "bèntulada", un pochino meno.

1853: Frati Carmelitani
1536 Venerdì 03 Febbraio 2017 08:43
c.coda

Il 20 luglio del 1853 i frati del Carmelo, Rev. Giov. Battista Solinas -Preside- e i religiosi fra Carmine Campus e fra Giuseppe Maria Demontis sottoscrivano una "procura generale" presso il sig notajo Stefano Ruggiu di Sassari - Ecco un passaggio per com'è scritto: [ " ....non potrebbero in persona recarsi nella Città di Sassari ad oggetto di esigersi censi, pensioni di proprietà a loro ottenenti.... i nomi e i cognomi hanno divisato nominare un Procuratore Generale che li rappresenti nella persona del sig Notajo Stefano Ruggiu della Città di Sassari- il quale accioché possa comparire nanti qualunque Tribunale, ....etc etc ] ".


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Grazie anche a te per avere arricchito il paniere. (c.p.)

Conbento del Carmen de Claramonti
1535 Giovedì 02 Febbraio 2017 22:10
Mauro Maxia

Ciao Carlo, i fratacchioni del Carmen avevano dei possedimenti anche a Perfugas.


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Molto bene, Mauro. Grazie per l'integrazione. (c.p.)

1892: Deputazione e Municipalità
1534 Sabato 28 Gennaio 2017 23:12
c.coda

Nel 1892 la Regia Caserma dei Reali Carabinieri (anno costruz. 1874) ebbe i primi problemi strutturali: infiltrazione dal tetto, poi demolito e ricostruito, umidità dai muri, il muro del pagliaio delle stalle crollante, riparazione delle finestre etc..


I lavori autorizzati dalla Deputazione Provinciale erano stabiliti in £ 400, a fine interventi fu presentato un conto di £ 1.114,95. Già da allora una lievitazione dei prezzi. Come tutt'oggi avviene.


Il Presidente Dep.ne – Abozzi – s'incacchiò di brutto: quasi “un scintillar di moschetti” tra Municipalità e Deputazione Provinciale. Ma si misero d'accordo, poi, per tramite del buon ing.cavalier Cordella -progettista dell'edificio- che mise pace. Quando morì, nel 1917, la Municipalità gli dedicò una via e, chissà perché proprio quella adiacente alla Caserma, ora via Rossini.


Oggi, dopo 125 anni, ci vorrebbe un altro "Ingegnere e Cavaliere" per sbrogliare la matassa. Ci impegneremo ad intitolargli non una via, ma tutto il rione de Lìttu e Carrèla 'e Caserma. Se proprio è necessario.

A cent'anni!
1533 Giovedì 26 Gennaio 2017 20:18
NandaScanu

Grazie a te Carlo che con il tuo blog che seguiamo con piacere per i vari argomenti trattati, ci dai la possibilità non solo di conoscere la storia che ci appartiene e per alcuni versi quasi sconosciuta a chi, come me, e' cresciuto altrove, ma anche di rinverdire i ricordi legati alla nostra infanzia.


Ti auguro una lunga vita e tanta salute.


Grazie ancora, Nanda


---


Grazie per gli auguri, che ricambio di cuore.


Mi piace apprendere che queste pagine portino, anche lontano, una ventata di aria chiaramontese che conforta e allieta i miei compaesani residenti oltremare.


Un caro saluto. (c.p.)

Grazie! , Carlo Patatu
Poesie
1532 Giovedì 29 Dicembre 2016 13:25
caterina brau
Bella e forte questa poesia complimentiall'autrice
Cale tempus , Carlo Patatu
Avvocato Badore Sini, Sarule 1873
1531 Lunedì 19 Dicembre 2016 20:57
giovanni rudinu
Salve, sono alla ricerca della bellissima poesia "A Diosa" meglio conosciuta come "No Potho reposare" scritta da Badore. Sino ad ora le mie ricerche non hanno dato alcun risultato. Chiedo, se possibile, il Vostro aiuto. Mi farebbe piacere averne il testo completo e, se possibile, la sua traduzione.


Ringraziando anticipatamente, porgo cordiali saluti e felice Natale.


Vi scrivo da Cagliari.

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Vedremo di rimediare, in qualche modo. Grazie per gli auguri, che ricambiamo. (c.p.)

Contattaci , Vladimiro Patatu
Mio nonno è morto col Neptunia
1530 Sabato 17 Dicembre 2016 12:39
Mariagrazia Conca
Mio nonno si chiamava Domenico Conca ed era imbarcato come infermiere sulla Neptunia. Quando è morto nell'affondamento mio padre aveva 15 anni. Non mi ha mai raccontato niente di questa tragedia. Forse perché avrà voluto rimuovete questo dolore.
Status animarum
1529 Giovedì 15 Dicembre 2016 22:50
c.coda

È giusta la tua osservazione.


Difatti il sottotitolo porterebbe ad una lettura, ed interpretazione, verso un documento “Status Animarum”, ma nella premessa l'ho indicato come “ragguaglio”. Come un resoconto, un rapporto, una relazione. Scegli tu.


Tanti auguri di Buone Feste Angeli' e, il giorno di Natale, vai a fare la Sancta Communio... altrimenti, un altro Tedde, potrebbe finire nel liber animarum. O verrai richiamato.

1949: come eravamo... , Carlo Patatu
Mi pare una relazione da consegnare al vescovo in visita pastorale
1528 Mercoledì 14 Dicembre 2016 20:45
Ange de clermont

In genere nello Status Animarum venivano segnate le singole famiglie, ad esempio, "Della famiglia Emme non hanno fatto il precetto i figli maggiori Antonio, Matteo e Giovanni. Padre e madre sì." Oppure "La famiglia Bi non ha fatto il precetto Pasquale, verranno richiamati!"


Dall'esame dei quinque libri delle diocesi centro meridionali, gli Status animarum conservati sono pochissimi in tutte le parrocchie. Nonostante l'obbligo o pochi parroci lo compilavano, vista la delicatezza del caso, o li hanno distrutti giusto nel 1848 a causa delle rivolte, per non rischiare la pelle qualora i laici si fossero introdotti in sacrestia, oppure li hanno bruciati. Fatto sta che i Quinque libri o librorum sono teoricamente 5, ma quasi ovunque si ritrovano in varie lingue a seconda dei periodi in 4.


Alcuni parroci, come raccolto da intervista ad Ossi, Babai Sole, durante la Messa domenicale ammoniva attraverso i fedeli presenti quelli assenti perché adempissero al precetto domenicale.


A me sinceramente questa qui riportata sembra la classica relazione che i parroci dovevano preparare in vista della visita pastorale quinquennale e consegnare al vescovo che poi, prima di recarsi ad Limina Sancti Petri, cioè dal Papa, doveva inserirle nella relatio da consegnare a Roma.


Può anche darsi che questa relazione da te riportata sia stata trascritta anche nel liber status animarum. Del resto il parroco che era presente a Chiaramonti nel 1927 di Giovanni Matteo Tedde ha annotato "Morto rfiutando i sacramenti" e di un altro parente ha scritto "mortem sibi dedit". Queste frasi hanno sapore di Status animarum anche se scritte nel liber sepulturae.

1949: come eravamo... , Carlo Patatu
Renzexit (forse)
1527 Giovedì 08 Dicembre 2016 11:53
Ale sini

Il meglio di sé lo ha dato al partito suo...

Renzi stai sereno! , Carlo Patatu