Il coraggio di chi nasconde il volto Stampa
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Scritto da Carlo Patatu   
Lunedì 09 Giugno 2008 21:17
Ci siamo sbagliati. Ci siamo illusi di credere che la stagione delle lettere anonime, delle opinioni e mezze verità espresse con la maschera sul viso fosse un retaggio del passato. Un qualcosa che apparteneva a tempi in cui parlare liberamente era vietato per legge. Oppure poteva andare a finir male per chi osava rompere i tabù del "farsi i fatti propri" e dei funesti silenzi omertosi. Invece no. Siamo ancora lì. O quasi.
Sono sempre in tanti (i più, ahimé!) a presumere di poter manifestare liberamente il proprio pensiero standosene in ombra. Senza mostrare il volto. Magari trincerandosi dietro il comodo paravento dello pseudonimo. Un modo come un altro per non esporsi. Non si sa mai. La prudenza è d'obbligo. E il bello è che codesti signori (si fa per dire) si permettono pure di dare lezioni. Nella fattispecie, concionano e trinciano giudizi (talvolta offensivi) guardando dritto negli occhi il gestore del sito; ma guardandosi bene dal presentarsi. Com'è d'uso (e d'obbligo) fra persone per bene.

Sovente siamo costretti, nostro malgrado, a dialogare con sconosciuti. E non tanto perché non conosciamo di persona chi ci scrive; ma per il semplice fatto che costoro vengono meno al principio cui abbiamo fatto cenno. E cioè che, prima di rivolgersi a qualcuno (tanto più se per criticarne le opinioni o per manifestarne altre), galateo vuole (ma anche il rito democratico) che ci si presenti. In breve, chi ci scrive sa con chi parla. Noi no. Vi pare poco?

Fino a questo momento (mentre scriviamo sono le venti di lunedì 9 Giugno), in relazione ad articoli da noi pubblicati sono giunti 175 messaggi. Di questi, 72 firmati con tanto di nome e cognome (41%) e 103 preceduti da uno pseudonimo (59%). In genere, si tratta di messaggi corretti sul piano della buona creanza e del rispetto per la dignità e la sensibilità altrui. Eppure, quando si tocca qualche nervo scoperto (ci riferiamo a talune critiche mosse all'operato dell'amministrazione comunale), le reazioni sono giunte puntuali e comprensibilmente stizzose. E fin qui niente di male. Tutto previsto. Non siamo nati stamattina alle nove. Siamo vaccinati da tempo. Ma perché ricorrere all'anonimato? In qualche caso (isolato, per la verità), i messaggeri senza volto si sono abbandonati al turpiloquio e all'offesa gratuita. Tant'è che, per il rispetto dovuto alle persone bersagliate, non abbiamo preso in considerazione messaggi pesantemente allusivi verso il sindaco e qualche assessore, offensivi nei confronti di un dirigente della Chiaramontese Calcio e l'ultimo firmato Superciuk, al quale abbiamo dato conto della scelta di non pubblicargli la lettera.

Che fare? Ammettere al dialogo soltanto chi si qualifica firmando correttamente i messaggi? Oppure lasciare le cose come stanno, continuando a dare libero sfogo anche a chi, a viso aperto, non avrebbe il coraggio di pronunciare nemmeno il nome del proprio paese? È evidente che, a furia di piantare paletti qua e là, il dibattito ne uscirebbe limitato; ne soffrirebbe non poco. Da qui le nostre perplessità. Infatti, nonostante tutto, continuiamo a credere che, cammin facendo, anche i più riottosi finiranno col convincersi che il diritto alla libertà di parola, alla libertà di espressione sta nella Costituzione da sessant'anni! Si tratta di renderlo agibile. Il che, a taluni, riesce ancora difficile. Nel frattempo, che facciamo?

C'interessa conoscere le opinioni dei lettori.
Ultimo aggiornamento Martedì 10 Giugno 2008 20:56
 
Commenti (15)
Delenda Carthago !
15 Lunedì 23 Giugno 2008 11:01
C.Coda
Brava Laura! Dai forza e coraggio ai tuoi coetanei. Il futuro è vicino , anzi vicinissimo. Non condivido l'analisi esposta da Carlo su: ..discutere...discutere. Mi viene in mente un detto, non ricordandone l'autore:"parlò tanto perchè non sapeva cosa dire"; io aggiungo : fare. Non è rivolto a Carlo, ma alla sua espressione soggettiva. Le discussioni, le vertenze, gli animosi dibattiti, le fazioni politiche sono servite, in quanto tali, come essenza democratica. Poi cosa è rimasto? Amarezza, delusione e , purtroppo, anche segreto compiacimento. Così è stata la storia di Chiaramonti recente, dopo gli anni '80. L'attività primaria, quella producente beni di primo consumo e materia prima, agricoltura e pastorizia, sono andate via via in forte crisi. L'orientamento verso il settore terziario, debole e privo di forme. Rimane il niente. Anzi: pensioni e qualche stipendio. Può reggere l'economia così formata ? Non producendo, la società si contorce su se stessa, strozzandosi (come direbbe il Tremonti di turno). Talvolta, la discussione, la diversità di idee, se non ratificate da una concreta soluzione del problema, minano la dinamica dell'economia. Realtà economiche come : "Gruppo Pastori, Coop. San Giuseppe, iniziative private, sono scomparse. Il ricco nord-est bossiniano, lo abbiamo a due passi: a Pergugas, le stesse impostazioni, funzionano a meraviglia: il Caseificio P. Perfughesi; due grosse società del settore materiali-edili; due rifornitori; due centri commerciali, ecc. L'insieme portano milioni (euro) di fatturato e posti di lavoro. E' la realtà perfughese, il paese delle "cipolle" (così chiamato negli anni '50). Non di meno, Nulvi. Paese più battagliero di così. Eppure la Coop. casearea "San Pasquale" gode di buona salute, anzi ottimale. Tra le tante battaglie, farcite di imprechi e bestemmie, tanto da vederle camminare per terra, la Società si è imposta sul mercato con nuovi prodotti, diversificandoli secondo l'esigenza dei gusti. Il settore edilizio è sempre più in crescendo. Segnali di solidità economica. Tutti si perfezionano e riescono a guadagnare tempo. Prezioso. Da noi, le iniziative private, che determinano quote di mercato, si sono arrese. Talvolta avversate, non dalla competizione, che ne determinano la qualità, ma con l'avvilimento...ma questo cosa vuole fare? E,.zac! con una rasoiata, viene stroncato. Ho polso della deriva commerciale. Si è parlato, parlato. E Poi ? E' rimasto il nulla assoluto. Eppure, tra i chiaramontesi,non sono mancati e non mancano, figure di primo piano che potrebbero avere idee geniali di imprenditoria. Ma chi e per che cosa ! Per sbattere il muso su una realtà di cui, quasi nessuno, si accorge di vivere ? O meglio, aspetta e spera! E' valida la concezione gattopardesca: dove tutto deve rimanere come è sempre stato! Principi di Salina non ce ne sono ora, ma in passato si; se ci fossero, nessuno è disposto a scommettere del proprio e rilanciare. Delenda Carthago ! No ! Tzaramonte!
Un commento ai commenti
14 Sabato 21 Giugno 2008 22:30
Laura Villa
Gentile Dott.Patatu,
penso che, seppur non piacevole, quello che è successo all'interno di questo sito era comunque prevedibile. In fondo solo una coscienza limpida e pura resisterebbe ad una situazione di (seppur parziale) "anarchia", e questo poi diventa ancor più difficile quando si vede attaccare, con più o meno buone ragioni, parenti, amici o anche se stessi. Con questo non voglio dire che non si debbano esprimere le proprie opinioni, le proprie critiche, e a volte anche i propri consigli, come è accaduto (in fondo il paese è di tutti, e ciascuno di noi vorrebbe plasmarlo a proprio piacere).Nè voglio giustificare quelle reazioni che, seppur legittime nelle intenzioni, sconfinano nella maleducazione. Ma mi intristisce sentir parlare di un paese diviso; non so se la mia fiducia incondizionata nei confronti dei miei compaesani sia frutto della mia poca esperienza e della mia giovane età, però non voglio credere che la situazione si sia aggravata fino a questo punto. Le persone sono prima di tutto persone, non dobbiamo identificarle con il ruolo che ricoprono, perchè si finisce col dimenticare che sono le stesse con cui magari in passato abbiamo condiviso qualcosa, con cui abbiamo mangiato, bevuto, riso e scherzato, che hanno comprato il gelato ai nostri figli o che ci hanno fatto una gentilezza. Un'amministrazione dura cinque anni..a volte dieci..poi c'è il cambio della guardia e si ricomincia. La vita della nostra comunità (ce lo auguriamo) sarà certamente più lunga e più importante, e penso che ci saranno talmente tante altre occasioni d'incontro e di scontro che non vale proprio la pena fermarsi qui nel nostro percorso di conoscenza. Spero che questo mio intervento non venga accusato di "falso buonismo"; in fondo anche io, come tutti, ho le mie simpatie e antipatie, le mie idee politiche e le mie convinzioni. Ma sono affezionata al mio paese, e voglio continuare a pensare di non essere la sola.
La Ringrazio per lo spazio concessomi, e la saluto cordialmente.

---

Grazie, Laura. Ho trascorso 45 anni lavorando nella Scuola; pertanto ho un buon concetto dei giovani. Il tuo messaggio conferma la mia opinione. I ragazzi vedono il mondo in maniera diversa da noi, vecchi barbogi rancorosi; e sovente ci danno lezioni. Il che non ci piace...
Chiaramonti è un paese diviso? Certo che lo è! Ma quando mai un paese non si è diviso su qualcosa? Quando frequentavo le elementari e le medie, i ragazzi erano divisi fra coppisti (tifosi di Coppi) e bartaliani (tifosi di Bartali). Ma anche sul calcio, la politica, il Comune, la cooperativa, il Gruppo Pastori e via dicendo. Ho paura di un paese che non si divide; che prende a scatola chiusa quel che passa il convento.
Ecco perché si deve discutere, discutere, discutere... Senza offendere, rispettando le persone e le loro sensibilità. Hai ragione: gli amministratori passano, ma il paese resta.
Grazie e auguri per il tuo futuro.
c.p.
Carneade....e chi è costui?
13 Venerdì 13 Giugno 2008 16:13
mario unali
a superciuk,
dato che hai rivisitato il mio sito, impara a leggere carissimo superciuk. Non mi sono mai proclamato archeologo e non ho usurpato mai niente a nessuno. Ho detto che uso questo mio passatempo solo per "il gusto del fare" senza alcuna pretesa scientifica, quando le mie condizioni familiari me lo consentono ed eventualmente per portare a conoscenza di persone esperte e di istituzioni che potrebbero intervenire sulle URGENZE del nostro territorio. Tu forse, stante la tua tranquillità, utilizzi il tuo tempo a fomentare disordine e ad insinuare cose campate in aria. Come fai a conoscere la mia solidarietà espressa all'amico Carlo, se tale azione io l'ho fatta personalmente a lui e non attraverso il blog? Tieniti pure i tuoi dubbi e rimani (vigliaccamente) nell'anonimato, come tu stesso hai deciso di fare. Nel gruppo dei miei amici, al quale mi onoro di appartenere, non ci sono persone come te e, per quanto mi riguarda, stattene alla larga. D'altra parte lo pseudonimo col quale ti presenti è la tua vera carta di identità: ciuk=ciucco? o sta per sbronzo. Il prefisso di Super poi ci sta davvero bene. Somaro, e per giunta anche sbronzo. Domando io scusa, al tuo posto, all'umile animale che tanto ha aiutato i poveri contadini nel duro lavoro della terra, e, della quale casta mi onoro di appartenere. Nel mio sito non esiste un blog, ma (evidentemente ti è sfuggito) nelle Noas e Betzas colorate di rosso, può scrivere chiunque, tu compreso. Fatti coraggio. Una cosa: da me, ti devi presentare, poi, se lo chiedi, posso utilizzare anche lo spseudonimo.
P.S: dimenticavo di dirti che per quanto riguarda la conoscenza del nostro territorio, dal punto di vista orografico-oroidrografico, e, per il suo contenuto riferito ai siti archeologici mi ritengo, umilmente un esperto. Un'altra cosa, per quanto riguarda certe espressioni: credimi che le ho evitate fino a quando non ti conoscerò di persona.
come volevasi dimostrare
12 Venerdì 13 Giugno 2008 12:01
Sandro Schintu
Per Superciuk, oggi sono di una felicità smisurata perchè ho colpito nel segno.
Non avrò fatto le "scuole grandi" come te e scrivo un italiano scorretto e sgrammaticato, ma mi considero, non un gradino, ma un piano intero sopra di te in quanto non mi sono mai nascosto e mai mi nasconderò dietro l'anonimato che tu, visto ciò che scrivi, consideri una forza; ma, se ti fermi un momento a riflettere, siete proprio gli anonimi ed i "senza palle", che vigliacamente "sparano da dietro il muretto a secco" ad aver portato Chiaramonti ed i chiaramontesi all'attaule situazione di divisione.
Saluti, Sandro Schintu.
Povero Superciuk incompreso
11 Giovedì 12 Giugno 2008 18:04
Superciuk
Egregio Dottor Patatu,
vorrei anch’io esprimerle la mia solidarietà per i vili attacchi subiti dalle oscure ed anonime forze della reazione.
A quanto vedo la lista di chi si mostra solidale con lei è lunga e composta dai nomi più prestigiosi della comunità chiaramontese.
Finalmente le coscienze democratiche del paese si sono svegliate ed anch’io vorrei aggiungere il mio nome a questa lista.
Poi però leggo meglio i nomi e rivisito questo sito: (...), rivedo certe espressioni del(...) e del (...), e mi assalgono i dubbi.
Quindi ci ripenso e decido di rimanere nell’anonimato continuando “vigliaccamente” ad usare il mio nome di battaglia.
Probabilmente avrebbe fatto meglio a fare la stessa cosa anche (...) che invece uccide a volto scoperto la sintassi e la grammatica.
Da Lei Dottor Patatu, mai mi sarei aspettato che assistesse senza batter ciglio a tale delitto.
Da vecchio giornalista sicuramente conoscerà qualche buon correttore di bozze da consigliare al suddetto (...) ed allo (...).
Comunque, mi faccia la cortesia di spiegare ai suoi lettori che la mia missiva dal titolo “Il Re Travicello (...) ed Eleonora d’Arborea”, da lei censurata, non conteneva offese nei suoi confronti e che anzi difendeva tutti quelli che le scrivono e vorrebbero avere risposte dagli amministratori.
Sinceramente suo
Superciuk
P.S. Cosa dice se qualche brano della missiva censurata andasse a costituire il quesito per il prossimo sondaggio?

---

Caro e simpatico Superciuk. Confermo: lei non mi ha offeso. Ma si è espresso, a mio giudizio, in maniera scorretta nei confronti un amministratore, dandogli pubblicamente del "re travicello". Il che, se permette, non va. Soprattutto quando l'etichetta non è argomentata a dovere e non sottoscritta. Io continuo a credere che lei, arguto e severo a un tempo, avrebbe potuto (potrebbe) esprimere gli stessi concetti (taluni condivisibili) senza travalicare il codice penale. Come vede, ho sostituito un nome da lei citato con puntini di sospensione. Infine, le ricordo che, diversamente dalle persone, offendere grammatica e sintassi non è ancora reato.
Quanto al sondaggio prossimo venturo, ci penserò. Grazie del suggerimento.
Cordialmente.
c.p.




p.s.: per le ragioni illustrate nell'articolo "Scusi, con chi parlo?" ho ritenuto opportuno operare altri tagli all'intervento di Superciuk
CORAGGIOSI
10 Giovedì 12 Giugno 2008 13:17
AMORE E VITA
Caro Dott. Carlo, sono commosso dalla solidarietà espressa, dai migliori, i più bravi, intelligenti, integerrimi ed irreprensibili cittadini Chiaramontesi, tanto che non riesco a trattenere le lacrime.
Sono un po’ meno commosso per gli insulti indirizzati al sottoscritto e a tutti gli altri anonimi (vigliacchi, ragliatori, sorighes, traditori, artefici di tutti i mali di Chiaramonti, ecc.) e poi perché?, per avere rispettato le regole del sito, che prevede anche gli interventi anonimi, come avviene nel 90% dei blog, subendo la giusta censura quando qualcuno è andato oltre le righe (vedi Superciuk), del resto anche eccelsi personaggi hanno scritto per anni dietro nomi di copertura.
Se ritieni che la situazione che si è creata non vada più bene, non pubblicare missive anonime da parte di nessuno, e possibilmente non pubblicare messaggi con sotto scritto lettera firmata, perché anche così è troppo facile.
Con stima
Amore e vita
A Tore....in corpus de...
9 Mercoledì 11 Giugno 2008 20:34
Claudio Coda
Caro Tore, per curiosità sono andato ad una fonte. Ho acquistato il testo "Proverbi sardi" di Salvatore Loi - ed. Giunti. Dei proverbi sardi hanno scritto in passato diversi Autori. Tra questi Giovanni Spano, nel secolo scorso, ne fece raccolta. Taluni vennero classificati in sei gruppi: filosofici, satirici, morali, medici, agricoli, metereologici. Salvatore Loi, a pag. 5 del suo testo, classificò il proverbio in questione tra "giustizia e libertà" così scrivendo: "in corpus de unu monte si podet intrare, in coro de unu homine no". E' naturale che nel tramandare i proverbi, si tiene conto delle varianti dialettali parlate nella zona o paese in cui ebbero origine. Tuttavia dense di forte moralità. Quella che stiamo cercando.
Ti ringrazio per l'attenzione dimostrata e la precisa esposizione. Non finisco mai di imparare. Claudio
Solidarietà
8 Mercoledì 11 Giugno 2008 18:25
G.Piero Unali
Sono un assiduo lettore del tuo sito e anche io ero e sono sconcertato dai tanti interventi anonimi che i miei compaesani, almeno credo, riservano ai tuoi articoli, sconfinando il più delle volte in insulti e offese.
E' anche vero che quando leggi un commento che non è firmato gli dai il peso che merita....nulla.
Anche io sono del parere che se uno non ha il coraggio di firmare ciò che scrive non deve avere nessuno spazio a disposizione.
E' troppo facile offendere le persone trincerandosi dietro l'anonimato, quindi l'invito a questi personaggi è quello di mostrarsi, di non aver paura delle proprie opinioni, il confronto e la dialettica, anche se da sponde diverse, sono il succo della democrazia.
Caro Carlo continua a curare e aggiornare il tuo sito così come hai fatto sino a questo momento e poi dall'alto dei tuoi ..anta....non ti curar di loro ma guarda e passa....come diceva qualcuno
un abbraccio G.Piero
Traduzione di un proverbio proposto da Claudio Coda
7 Mercoledì 11 Giugno 2008 00:03
Tore Patatu
Caro Claudio, ti ringrazio per il credito che mi dai e tento di accontentarti come meglio posso. Premetto dicendo che non ho mai sentito in sardo il proverbio in questione; comunque posso proporre questa traduzione:
Podes intrare in sas intragnas de unu monte, ma in sos carveddos de un'òmine non b'as a intrare mai. Oppure, cambiando leggermente, si può anche tradurre così: As a poder intrare in sas intragnas fungutas de sa terra, ma no in sos carveddos de un'òmine.
Mi hai fatto venire in mente un proverbio sardo che ho sentito varie volte da mia madre, con lo stesso significato. Il tema è lo stesso: non è possibile conoscere i pensieri di una persona, in quanto non si può entrare dentro la sua “cabina” (espressione di Mastru Tigellio): Pro connòschere una persone bi cheret s'ispidu. Lo so, è meno delicato e meno poetico, ma molto più vicino ai nostri (chiaramontesi) modelli espressivi.
Ti saluto con molta cordialità
Tore
Solidarietà
6 Martedì 10 Giugno 2008 20:36
Mario Casula
Caro Carlo,
voglio esprimerTi tutta mia solidarietà per gli attacchi da Te subiti da parte dei soliti ragliatori che, in perfetta malafede e nascosti all'interno del famoso barattolo "merda d'artista" di Piero Manzoni, si sentono in diritto-dovere di offendere altri nascosti, ma non tanto, da uno pseudonimo. A mio parere bisognerebbe applicare la seguente procedura. Tutto deve essere firmato ma, su richiesta dello scrivente e a Tuo insindacabile giudizio, si può riportare la dicitura "lettera firmata". I vigliacchi vanno isolati e non premiati. Chiudo con una massima di Martin Luter King: «La vigliaccheria chiede: è sicuro? L'opportunità chiede: è conveniente? La vanagloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto?».
Ciao. Mario Casula
La mia solidarietà e il mio dissenso a pubblicare interventi offensivi.
5 Martedì 10 Giugno 2008 19:57
Angelino Tedde
Carissimo Carlo, avverto la tua amarezza per coloro che intervengono ai commenti dei tuoi articoli, mantenendo l'anonimato, e voglio manifestarti la mia stima. Quando non sono d'accordo con te su certe visioni del mondo, su certe tematiche, mi piace dirtelo in faccia. A volte succede che ci accaloriamo, che tacciamo per un po', ma l'amicizia e tutti i valori che ci legano contano molto di più delle cose che ci separano. Di fronte a certi insulti, a certi attacchi personali, mi rattristo e non continuo a leggere, per cui, a dirti la verità, certi internauti anonimi ho preferito trascurarli a piè pari: non meritano d'esser letti. A lungo andare, secondo me, non va bene, perché se si interviene per una leale discussione è una cosa, se invece s'interviene per offendere, per sbeffeggiare, per mancare di rispetto alle persone il discorso cambia. Secondo me, chi interviene a commentare i tuoi articoli dovrebbe farlo a viso aperto, chi ha l'obiettivo di offenderti e di insultarti non merita il tuo "vieni a cena". Per cui, a mio avviso, avrei rispedito al mittente, i commenti-insulti anonimi. Vedo l'esperienza quotidiana del Messaggero.it, chi non rispetta certe regole viene escluso dalla redazione. Chi non vuole apparire con il proprio nome e cognome, almeno al primo intervento che mai dev'essere offensivo, manifesti l'alias come del resto faccio io quando mi spingo in zone non specialistiche e mi firmo Anghelu 'e sa Niera oppure Ange de Clermont. Tu, poi, decidi come credi, ma io ti dico chiaramente il mio parere. Chi offende non ha diritto di parola. Un affettuoso abbraccio e la mia profonda solidarietà.
Ragli dell'asino....
4 Martedì 10 Giugno 2008 19:34
Claudio Coda
Caro Tore, cortesemente puoi scrivere in lingua questo proverbio sardo ?; non mi capacito:
"Nell'interno di un monte si può entrare, nel cervello di un uomo... no!".
Grazie. Claudio
La vigliaccheria del pseudonimo
3 Martedì 10 Giugno 2008 18:55
Sandro Schintu
Un ringraziamento particolare vada a chi ci da l’opportunità di esprimere i nostri pensieri nella serenità delle mura domestiche, dove ognuno di noi, penso, sia a proprio agio e possa meditare con estrema distensione, pertanto, essendo la prima volta che partecipo alla discussione, anche se seguo costantemente gli sviluppi del sito, mi permetto di esternare la mia opinione.
Il nascondersi dietro pseudonimi, secondo me, è la maniera più subdola per esprimere pareri e/o opinioni senza esporsi, colpendo il "nemico" di turno, ma dando anche la possibilità, a quelle persone, più subdole delle prime, di fare nomi e cognomi a secondo dei propri interessi e cercando di mettere in cattiva luce ora l'uno e poi l'altro.
A Chiaramonti ci conosciamo tutti, almeno così si pensa, ma, mi chiedo, perchè uno che deve esprimere un proprio parere deve nascondersi dietro i pseudonimi per dire la sua?
E' una cosa normale, in democrazia, che ognuno di noi, anche se va contro altri, esprima i suoi pensieri e li confronti con altri nella massima trasparenza e a viso scoperto.
Pertanto, seppure molte persone che usano il pseudonimo dicano cose importanti e assennate, molte altre usano un nome fittizio per nascondersi e attaccare coloro che altrimenti non attaccherebbero mai, così facendo non rischiano ma restano sempre nell’ombra, protetti dal poter dire “non sono io”.
Concludendo, mi sembra una cosa poco leale “nascondersi” dietro nomi di fantasia sia verso chi spende il suo tempo nel sociale, nello sport e nella politica, e a queste persone dico “Fatevi vedere e sentire senza nessuna remora nel dire il vostro nome, ne saremo più avvantaggiati tutti, anche voi”.
Saluto cordialmente, Sandro Schintu.
Hai la mia comprensione.
2 Martedì 10 Giugno 2008 08:48
Carlo Moretti
Sono totalmente d'accordo, con quello che zio Carlo ha espresso. Troppa gente lancia la pietra e poi si nasconde, le critiche che vengono espresse negli articoli pubblicati in questo blog, sono tutte firmate, le risposte molto meno.
Mio malgrado, penso che tanta gente abbia molto da ridire sull'operato altrui, però non ha mai pensato di rimboccarsi le maniche e buttarsi nella mischia, è più facile polemizzare sulle cose che non condividiamo che proporre soluzioni utili per la comunità.
Sono anche d'accordo sul fatto che non si può blindare un blog per fare in modo che gli anonimi vengano allo scoperto, perchè si rischia di limitarne la discussione.
E' vero comunque che nel nostro piccolo paese, le critiche sono considerate delle vere e proprie offese e che se si conoscesse l'origine delle malelingue, probabilmente e purtroppo non so se potremo gestirle in modo civile.
I dibattiti vanno affrontati a viso aperto e quando la coscienza non ha niente da temere, ci si può esporre anche in prima persona.
Cordialmente.
Su vigliaccu iscudet a pedra cuende sa manu (o su punzu)
1 Martedì 10 Giugno 2008 00:09
Tore Patatu
Purtroppo l'ignoranza è un male antico e difficile da sradicare.“Uno”, diceva il buon curato, “se il coraggio non ce l'ha non se lo può dare”. Ma la culture e la buona educazione si possono imparare, con l'applicazione e il buon senso. Fossi io il responsabile del sito, non pubblicherei le lettere non firmate. Chi non si presenta, chi non è in grado di assumersi le responsabilità di quanto afferma, non ha diritto di parola in nessun consesso.
È vero quanto dici in rapporto al dibattito monco e alla sua sofferenza, ma quale ricchezza porta al dialogo un anonimo trinciatore di giudizi, spesso, campati in aria o carichi di livore? Se li tenga pure, noi abbiamo bisogno di guardare in faccia l'interlocutore.
Babbo diceva sempre di diffidare di chi, quando parla, abbassa lo sguardo e non ti guarda negli occhi. Figuriamoci se posso dare credito a chi non si presenta e parla trincerandosi dietro l'anonimato.
Un vecchio proverbio sardo dice che chi non ha il coraggio di firmarsi è come quel vigliacco che scaglia la pietra per colpire e nasconde la mano. Le parole, diceva un grande scrittore, sono come le pietre e, in qualche caso, anche peggiori.
Rispetto, comunque, la tua scelta di pubblicare lo stesso i giudizi anonimi; anche perché essa giustificherebbe un altro proverbio sardo: “Rampos de àinu non pigant a chelu”.