La Tribuna: XXV Aprile - Uomo del mio tempo Stampa
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di Salvatore Quasimodo

 

Oggi celebriamo la ricorrenza del 25 Aprile, festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Nella circostanza, desideriamo dare un piccolo contributo con questa bella poesia di Salvatore Quasimodo (Modica 1901 – Napoli 1968), premio Nobel della Letteratura nel 1959.

 

Sei ancora quello della pietra e della fionda;

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all'altro fratello:

"Andiamo ai campi!". E quell'eco fredda, tenace

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.