La Tribuna: Ancora Quasimodo per ricordare il XXV Aprile Stampa
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di Salvatore Patatu

Nel campo della scienza e della tecnica l'uomo ha fatto passi che, dire da gigante, non rende neanche lontanamente l'idea.

Ma sul piano dei rapporti umani, nel rapportarsi col proprio simile, è rimasto quello di prima. Non ha accennato neanche un passo in avanti. È rimasto, appunto, quello della "pietra e della fionda".

Ritengo tuttavia che, per ricordare il 25 aprile, sia più adatta questa poesia, sempre di Salvatore Quasimodo:


Alle fronde dei salici


E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore

tra i morti abbandonati nelle piazze

sull'erba dura di ghiaccio, al lamento

d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso nel palo del telegrafo.

Alle fronde dei salici, per voto,

le nostre cetre erano appese;

oscillavano lievi al triste vento.

 
Commenti (1)
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1 Lunedì 26 Aprile 2010 17:07
Franco Sechi
Giusto poche ore fa parlavo con un amico, a proposito di quanto scrisse Pasolini a riguardo dell'imminente (ri)caduta dell'Italia, di quanto sia attuale questa profezia nonostante siano passati oltre 40 anni. Sono stati abbattuti come arbusti ancora verdi tutti quegli ideali, quei valori positivi che riguardavano la solidarietà, la comprensione, la libertà, l'accoglienza, la memoria e la resistenza... Lentamente sono riusciti ad impadronirsi delle nostre menti, chissà di cos'altro si impadroniranno...


Grazie zio To' (bett'e poesia Quasimodo...)