Andrea Mura lascia il Palazzo per la barca Stampa
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Martedì 07 Agosto 2018 09:05

Continuerà a navigare libero, affrontando rischi e pericoli che, tutto sommato, sono governabili. Diversamente da quelli che, in un lasso di tempo pur breve, ha sperimentato nella capitale

di Carlo Patatu

Andrea Mura ha scelto di starsene all’aria aperta, invece che al chiuso in una residenza principesca, prestigiosa e… confortevole. Lascerà la Camera dei Deputati e continuerà a coltivare a tempo pieno la sua passione vera: andar per mare.

A seguito delle polemiche sulle sue assenze ai lavori di Montecitorio e della conseguente cacciata dal movimento dei pentastellati, ha aderito al gruppo Misto e ha inviato al Presidente della Camera la lettera di dimissioni. Non ne vuole sapere di stare a Palazzo. Preferisce l’aria naturale a quella condizionata.

Non ne vuole sapere di onorare il mandato parlamentare in un clima di ostilità preconcetta e in compagnia di gente che, dopo averlo blandito, si è permessa di estrometterlo dal gruppo politico di appartenenza senza nemmeno chiedergli conto delle accuse che gli venivano mosse. Nessuno lo ha chiamato a sentirne le ragioni, né a rendere conto di quanto si diceva in giro sul suo assenteismo durante i lavori del Parlamento.

Andrea Mura, uomo dalla schiena dritta, sportivo eccellente e aduso a praticare le regole impegnative di chi affronta le insidie degli oceani, è stato bandito con procedura autoritaria e discutibile (e 'l modo ancor m’offende, direbbe Dante). Con uno stile che richiama alla memoria altre stagioni infauste e altre aree geografiche. Per quanto ne so, quell’uomo non meritava di essere trattato al pari di uno straccio, dandogli l’ostracismo come si faceva un tempo coi servi e gli schiavi. Quando c’è un problema se ne discute, ci si confronta e poi si decide. In democrazia si usa così.

Invece: fuori di qui! Ma perché? Perché sì…

La cosa pare non finire così. Il velista si ripromette di bussare alla porta del magistrato perché sia sanzionato lo schiaffo sonoro ricevuto. Dall’altra parte, Giggino Di Maio parrebbe intenzionato a fargli causa per danno d’immagine al M5S.

Danno d’immagine? Ma quando mai!

Mura si è candidato ponendo condizioni che tutti conoscono. Che nessuno ha smentito, finora. Si è presentato agli elettori del collegio cagliaritano e ha riscosso oltre sessantamila consensi, facendo brillare le 5 stelle grilline e mettendo al tappeto rovinosamente l’avversario forzista Ugo Cappellacci. Il M5S ha soltanto da dirgli grazie. Con le sue dimissioni, il seggio sarà nuovamente disponibile. Vedremo chi se lo aggiudicherà alle prossime elezioni suppletive.

Quanto all’immagine, Giggino avrà tempo e modo di migliorarla o danneggiarla a seconda di ciò che il suo movimento sarà capace di fare in Parlamento e al Governo. Grazie al celodurista Salvini, al momento dispone di una maggioranza ampia, ma solo apparentemente coesa.

Chapeau! ad Andrea Mura. Che ha colto subito le difficoltà di sedere a Palazzo e agire nel cosiddetto interesse degli italiani. Il che gli è risultato più difficile che navigare in solitaria. In barca l’esperienza, l’abilità, la maestria e il merito fanno premio su tutto il resto. A Roma non è così; le cose stanno diversamente. Insomma, districarsi nei meandri del palazzo di Montecitorio si è rivelato più arduo che governare la navigazione nei dintorni di Capo Horn.

Pur dispiaciuto per la sua rinuncia, faccio i complimenti ad Andrea Mura, con tanti auguri per la prosecuzione della sua attività sportiva. Ha dato prova di essere un uomo eccezionale non solo in mare, ma anche stando a terra. Le sue dimissioni, sebbene non dovute, sono pur sempre un evento raro nell’Italia nostra. Bene ha fatto ad andarsene sbattendo la porta a muso duro. Con pieno diritto e in ossequio al suo imperativo categorico: dignità, onestà, rettitudine, trasparenza. Che devono prevalere su tutto il resto. Sempre.

Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo. Così ammoniva Kant[1] più di due secoli fa. Quel monito è sempre attuale.

Buon vento, Andrea!



[1] Immanuel Kant, filosofo tedesco, nacque a Königsberg il 22 aprile 1724 e vi morì il 12 febbraio 1804.