Artisti sardi quasi… dimenticati: Nicolinu Cabitza Stampa
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Martedì 05 Aprile 2022 19:34

di Salvatore Patatu

Nato a Ploaghe il primo febbraio del 1904, fin da ragazzo s’impone all'attenzione dei suoi compaesani, cantando nei bar del suo paese insieme a Filippo Addis. A soli 14 anni partecipa a una gara di canto insieme a Paolo Deriu, a G. B. Degortes e a Candida Mara. In molti erano soliti accorrere ad ascoltarlo, ma purtroppo può cantare solo per due anni, dal 1918 al 1920.

La perdita della voce, dovuta forse alle lunghe camminate notturne e all'acqua fredda bevuta in una fontana, risveglia in lui la passione per la chitarra, che aveva iniziato a suonare già a nove anni, con uno strumento costruito da lui e che aveva destato la curiosità degli anziani del paese, che lo ascoltavano ammirati. In poco tempo diviene un chitarrista virtuoso, dallo stile personale, e non tarda a raggiungere una grande notorietà.

A vent'anni Cabitza si arruola nell'Arma dei carabinieri, dalla quale si congeda nel 1927, richiamato dalla vocazione per il canto sardo.

Alle manifestazioni del Ferragosto Sassarese, svoltesi nel 1927, conquista il 1° Premio come miglior chitarrista.

Si stabilisce a Codrongianos dove esercita il mestiere di fabbro. Qui si sposa con la codrongianese Emilia Sanna. E in questo paese con lei abita per 54 anni.

Nel 1930 incide i primi dischI; ne seguono altri nel 1932 e nel 1933, accompagnando con la chitarra Giuseppe Langiu, Celestino Fogu, Gavino Delunas,  Maria Rosa Punzurudu e tanti altri.

Durante la seconda guerra mondiale viene richiamato alle armi e, fino al 1945, presta servizio a Berchidda nei carabinieri a cavallo.

Dal 1946 in poi si dedica completamente alle gare di canto sardo, durante le quali crescono notevolmente la simpatia e il consenso tributatigli dal pubblico, il quale apprezza il chitarrista e anche il personaggio, un vero e proprio uomo di spettacolo, un mostro da palcoscenico.

Nel 1954 lo troviamo in giro per l'Europa per una serie di spettacoli in Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Lussemburgo. Nello stesso anno, insieme a Leonardo Cabitza, partecipa alla trasmissione radiofonica “Campanile d'oro”, condotta da Silvio Gigli; grazie alla sua bravura e a quella di Leonardo Cabitza, la Sardegna conquista il 2° posto fra le regioni partecipanti. Silvio Gigli lo definisce: “Maestro estroso e mostro di bravura nel creare accordi”.

Nel 1957, purtroppo, subisce un gravissimo lutto: muore la figlia Teresa.

Si deve a lui, alla sua idea di spettacolo, l'introduzione della fisarmonica nelle gare di canto sardo, che così conferisce alle gare un nuovo brio e un nuovo ritmo, specialmente nella esecuzione dei muttos, durante i quali Cabitza esprime le sue ardite acrobazie nel pizzicare le corde e in particolare la sua mimica, la sua calda comicità e le sue battute divenute storiche. Ne ricordo due a cui io ho presenziato. Dopo una gara da me presentata, andiamo tutti a cena a casa del presidente del comitato organizzativo e lui propone un quesito: "Quale è quella cosa che entra dura ed esce molliccia?”. Tutti gli dicono che era una cosa che non si poteva dire e lui, con tono serio rispose: "Siete voi che pensate al male. Si tratta del biscotto!” E, così dicendo, prende un biscotto, lo inzuppa nel suo bicchiere di vino e il biscotto ne esce piuttosto molliccio.

Dopo una mezz'ora, prende ancora la parola e, col biscotto in mano, dice a voce alta: "Quale è quella cosa che entra dura ed esce molliccia?” E noi tutti in coro: "Il biscotto!”

"No!”, rispose lui ridendo: "Quello che avete pensato poco fa!”.

Un'altra volta racconta una serata in cui gli artisti avevano mangiato prima della gara e la padrona di casa stava preparando le polpette, maneggiando maldestramente la carne macinata e intervallando il lavoro con aneddoti della sua giovinezza e dei suoi primi corteggiatori. Mentre lavorava e, imperterrita, raccontava, non si accorge che in mezzo alla carne macinata era caduta una mosca, che la padrona ingloba nel malloppo senza rendersene conto. Per un paio di minuti Nicolino segue le movenze tentando di fissare il punto dov’era andata a finire la mosca e magari individuare la polpetta, ma perde la posizione. "E quindi”, conclude ridendo, "ho trascorso tutta la gara suonando e pensando che, probabilmente, la mosca era posizionata in una polpetta che avevo mangiato io!”.

Giuanne Seu mi raccontò che una volta in un paese organizzarono una gara anomala: cantavano a intervalli, i poeti e i cantadores a chiterra. I poeti erano Giuanne Seu e Peppe Soggiu. I cantatori Mario Scanu e un altro che non si presentò. Giuanne Seu cantava benissimo anche a chitarra e si offrì di sostituire il cantadore mancante. Dopo le prime voci, al primo intervallo, Nicolino, che conosceva molto bene la permalosità di Mario Scanu che, per questo motivo, chiamavano Mario Tres Ballas, disse rivolto al pubblico: “Accipicchia come canta bene questo Seu, canta meglio di Mario Scanu!”.

Quest'ultimo, arrabbiato e offeso, prese la chitarra, alzò esageratamente la corda del cantino di due note, in modo da far risultare l'accordo in Do invece che in La e disse a Cabitza: “Accordala così!”. Questo accordo è difficilissimo da sostenere per qualsiasi cantadore; Seu cominciò a sudare freddo e a soffrire. A malapena, riuscì a concludere la gara. Non contento di questo, il vulcanico Nicolino, alla fine elogiò Seu per la sua disponibilità dicendo: “Ringraziamo in particolare il poeta Seu, che ha dato un contributo notevole alla festa, offrendosi volontariamente e gratuitamente a sostituire il cantadore mancante!”

E tiu Giuanne, concludendo il suo racconto, mi disse: “Aggiummai non crebo dae s'afannu e chi so 'essidu chena pagadu puru!”.

La ricchissima attività di Nicolinu dura cinquant'anni, con numerosi riconoscimenti ed espressioni di affetto e simpatia. La sua ultima esibizione avviene a Ossi nel 1979, dove, in compagnia dei più noti cantadores, viene festeggiato e premiato per i suoi cinquant'anni di carriera.

Muore a Codrongianos il 26 luglio 1983. Per molti anni, il Comitato per il Canto Sardo, che ha sede a Ploaghe ed è da me presieduto, ha organizzato in suo onore una rassegna alla quale hanno partecipato tutti i migliori cantadores. In una di queste manifestazioni, esordì, ancora ragazzino, il grande tenore Franceschino Demuro, salendo sul palco dal pubblico, per fare il terzo tra i due mostri sacri Francesco Cubeddu e Leonardo Cabitza, che si esibirono nell'intervallo come "vecchie glorie”. Praticamente il vecchio canto che se ne andava e il nuovo che arrivava.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Aprile 2022 08:40