Profanazione e brighe in Santa Giusta Stampa
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Venerdì 31 Maggio 2019 00:00

Litigi e infamie nell'antico eremo nell’anno di grazia 1894

di Claudio Coda

D

omani si rinnoveranno i festeggiamenti in onore della Santa. Ne approfitto per raccontare del periodo della microstoria paesana, nonché l'ambientino, abbastanza acido, delle vicende parrocchiali inerenti a quest'eremo, tanto venerato dai chiaramontesi e circondario.

Mi soffermo a descrivere alcuni spunti abbastanza insoliti e insinuazioni che giravano per il popolo, per vicende accadute nella chiesa di Santa Giusta negli anni 1894/95: alcuni veri o  ad arte da

arruffapopoli[1]. Per quanto ho potuto leggere, ne traggo alcuni passaggi che trascrivo in corsivo come da fascicoli[2].

Giorgio Falchi, nei suoi diari[3], indica fugacemente, un preciso atto di scempio accaduto all'interno di questa chiesa, nel marzo 1894, ad opera di diversi martesi, una coppia di Osilo, tutti in accordo con il sindaco Franchini e Cossu Antonio Vincenzo, amministratore parrocchiale di San Matteo, e tal altro, sempre chiaramontese.

L'atto di vandalismo, in finalità del probabile ritrovamento di 4.000.000 di dobloni[4], sotto il pavimento della navata. In altra corrispondenza[5], invece, ho letto che il Falchi indica 30 milioni e non di dobloni trattasi. Ma sempre “siddhàdu=tesoro” sarebbe stato. Il sacerdote Giuseppe Calvia, sempre in epistola con la Curia turritana, riferisce delle voci che circolavano. Una di queste: che l'amministratore Cossu, fosse d'accordo con il vicario Pezzi, annuente l'arcivescovo[6] con il parroco della San Matteo e il sindaco Franchini [...coi quali fan camorra, si stia cercando il famoso tesoro da cinque secoli, dicesi, nascosto tra le mura di S. Giusta...][7].

E qui salta fuori che ci sarebbe stato un “arrufa popolo[8] che mette erbaccia, indicandolo come [...un appassionato cercatore di tesori e cugino della Madau...][9].

Raccontare di questo fatto sarebbe assai prolisso, perché esiste un carteggio abbastanza dettagliato, ove gli stessi attori se le danno di santa ragione. A far da arbitro di tutto questo ingarbugliato sacrilegio, il povero arcivescovo turritano Diego Marongio Delrio che, dopo qualche mese, sarebbe arrivato in visita pastorale, ovvero nel giugno, per mettere un po' d'ordine e dare lo “schiaffo del vescovo”, ma non quello del sacramento della cresima. Proprio un sonoro manrovescio: tanto agli uni, tanto agli altri.

Quindi in scena: il Falchi contro il sacerdote Giuseppe Calvia e l'amministratore Cossu; il Calvia che accusa “ l'arrufa popoli”....etc.etc... In definitiva: tante brighe popolane.

Comunque sia, forse per la mano pesante dell'Arcivescovo, l'anno successivo, tutti, o quasi, insieme appassionatamente per il progetto d'erezione dell'altare nella chiesa di Santa Giusta. Anche se non sono mancati, ingarbugliatamente disordini e schiaffi morali.

Lo si potrà raccontare, prima o poi. Per intanto, buona festa !



[1] Da archivio privato dell’autore.

[2] Ibidem.

[3] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 119.

[4] Da archivio privato dell’autore.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.

[9] Ibidem.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Maggio 2019 12:37