Chiaramonti, i nomi dei luoghi: H e I come… Stampa
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Domenica 23 Settembre 2012 00:00

Poiché non ne risulta alcuno che inizi con la lettera “H”, questa settimana pubblichiamo i toponimi che iniziano con la lettera “I" individuati da Mauro Maxia nel territorio di Chiaramonti e di cui tratta nel libro d seguito citato. (c.p.)

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Iscàla – Denominazione generica che ricorre in tutti i comuni anglonesi sardofoni e a Castelsardo per indicare una salita disagevole, spesso accidentata. Nella zona dove prevale la parlata sedinese la pronuncia del vocabolo è il’cala. Negli altri comuni di parlata gallurese predomina la variante scàla. Nella sua attuale accezione il vocabolo si fa risalire al greco-bizantino skàla. Si vedano le denominazioni specifiche in cui questo termine compare insieme ad aggettivi, che determinano le caratteristiche del sito, o con denominazioni secondarie.

 

Isacàla crabìle (‘e) – Salita disagevole del caprile, del recinto per capre.

 

Iscàla fustès – Salita disagevole dei pioppi.

 

Iscàla Giambàchis – Salita disagevole di Giovanni Bachisio, nome proprio. Vedi Giambachis.

 

Iscàla jànna (‘e) – Salita disagevole del valico. È un toponimo del Sassittu (vedi) presso il confine di Ardara.

 

Iscàla ilvèra – Probabilmente il secondo termine deriva dal nome latino Helverius.

 

Iscàla làmpadas – Salita disagevole delle lampade, delle lucerne oppure di giugno. In origine la denominazione indicava la presenza di lucerne votive all’interno dell’omonimo nuraghe situato nella medesima località. Confronta Nuràghe Lughèrras (paulilatino).

 

Iscàla màlta (de) – Salita disagevole della martora (in spagnolomarta). Vedi Nuraghe Iscàla de màrta.

 

Iscannèddu – Piccolo scranno, seggiola rustica. Deriva dallatino scamnum.

 

Ischìna – denominazione generica che ricorre in tutta l’Anglona (pronuncia ihhina). Nei territori di dominio gallurese prevale la forma schìna; in quelli di parlata sedinese prevale il’kina. Il termine rappresenta quasi un sinonimo di sèrra e designa un’altura di forma allungata che ricorda quella di una schiena. Per le denominazioni galluresi vedi schìna. La differenza fra i due vocaboli è data dal fatto che sèrra indica generalmente una serie di alture, cioè una catena o comunque un sistema dallo sviluppo talvolta notevole, mentre iskìna è sempre relativo ad una formazione ugualmente allungata ma isolata.

 

Ìscia – denominazione generica presente in tutti i comuni dell’Anglona. Significa terreno fertile alluvionale,irriguo o paludoso e deriva dallatino insula, termine che indicava i tratti di terreno alluvionale formatidai diverticoli fluviali.

 

Ispàdula - Biodo, erba palustre (Typha latifolia). In Anglona questa pianta, detta generalmente buda/e, è conosciuta anche con il nomignolo di insuldurìja (che rende l’orecchio sordo), a causa della supposta capacità dei suoi semi volatili, contenuti nelle pannocchie scure, di occludere il condotto uditivo.

 

Ispurulò – Sito della vite selvatica (dal latino sporula). Le parole tronche o terminanti con una vocale paragogica (per esempio Monte Cuculà/ài) in sardo indicano solitamente un nome collettivo. Per cui se, partendo dal latino sporula, l’esito logico non sarà ispòrula ma ispurulò, quest’ultima parola non designerà semplicemente la vite selvatica ma un insieme di queste in un determinato sito. Questa regola discende probabilmente dalla struttura della lingua paleosarda.

 

Istevère – Forse il toponimo è da connettere con il latino steva (stiva dell’aratro); ma più probabilmente sarà da collegare con tevèle (terreno dirupato e boscoso dissodato per coltivare il grano) che il Wagner considera probabilmente paleosardo. Il prefisso privativo is- può esserederivato da un influsso di istèrrere. Oggi per rendere atle azione è comunemente usato l’italianismo fagher a debbiu, debbiàre.

 

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Cfr. MAURO MAXIA, I nomi di luogo dell'Anglona e della Bassa valle del Coghinas, ed. Il Torchietto, Ozieri 1994, pagg. 195-204

Ultimo aggiornamento Mercoledì 31 Ottobre 2012 10:30