Compares e comares de Santu Giuanne Stampa
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Scritto da Carlo Patatu   
Mercoledì 25 Giugno 2008 01:35

Chi ha la mia età (ma anche qualche anno di meno) ricorda che, nella vigilia della festa di San Giovanni Battista (ricorre il 24 Giugno), le strade del paese erano insolitamente animate e ravvivate da grandi falò (sos fogarones). Ragazzi e ragazze saltavano in coppia per tre volte attraverso il fuoco, tenendosi per mano e scandendo ad alta voce “compares e comares de santu Giuanne”.

Era una consuetudine molto sentita, allora, e da noi attesa con trepidazione. Ancora oggi, padrini e madrine di battesimo o di cresima diventano compari e comari dei genitori del cresimato e del battezzato. E cioè del figlioccio. Ma, in questo caso, siamo in presenza di “compares e comares de ozu santu”. C’è di mezzo il vincolo sacramentale.

Il salto attraverso il fuoco altro non era che un rituale volto a rafforzare i vincoli di amicizia. Naturalmente non ci si “faceva” compari o comari con chiunque. La scelta era oculata e perfino meditata (per quel che poteva valere la meditazione di un adolescente). Insomma, alla base dovevano esserci già un sentimento robusto, una frequentazione assidua, la condivisione di qualcosa che rendeva gradevole lo stare insieme. Ecco perché brincare su fogarone era una sorta di sigillo posto a suggello di un sentimento importante qual è l’amicizia. Su fogarone come un sacramento.

C’è da dire che l’usanza dei fuochi di San Giovanni (ormai scomparsa) aveva radici profonde ed era molto diffusa nei paesi dell’area mediterranea. Fin dai tempi antichi. In concomitanza col solstizio d’estate, si praticava l’usuale raccolta di erbe da utilizzare in operazioni magiche. E proprio nella serata della vigilia si accendevano i falò per bruciare le erbe raccolte nell’anno precedente e ormai rinsecchite. Il cambio di direzione del sole nel suo percorso celeste dopo il solstizio di Giugno era considerato un momento magico. Ecco perché il salto del fuoco era di buon augurio per la realizzazione dei desideri espressi nella circostanza.

Come in tutte le celebrazioni pagane poi cristianizzate, anche il rito del fuoco era legato al ciclo della vita dell’uomo e allo scorrere delle stagioni. Molto praticato nella società agro-pastorale che, in quel tempo, modulava le scansioni del lavoro sul calendario liturgico. A Chiaramonti era consuetudine che, per San Giovanni, si procedesse alla conta degli agnelli d'allevamento, prima di dividerli fra proprietari e soccidari. Come pure era d’uso fissare nel giorno di quella festa la scadenza dei contratti d’affitto degli alloggi.

Oggi, per chi ha varcato la soglia dei cinquanta, resta soltanto il bel ricordo de su fogarone, dei salti innocenti e festosi dei ragazzi, che suggellavano così un’amicizia profonda e duratura. Io ho il piacere di contare ancora tanti compares e comares de fogarone (taluni non ci sono più, purtroppo!). Ebbene, la loro amicizia e il loro affetto non sono venuti mai meno. Neanche da parte mia.

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Giugno 2011 20:25