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La tribuna: Faccia chiarezza, Sindaco! PDF Stampa E-mail
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Giovedì 14 Gennaio 2010 19:55

di Franca Tina Scanu e Salvatore Sotgiu *

Il paese è in fermento. Centinaia di raccomandate notificate agli utenti del servizio di nettezza urbana alla vigilia di Natale hanno creato disappunto e malumori. E non tanto, o meglio, non soltanto per i dati inerenti agli accertamenti fatti dall'ufficio comunale tributi per la quantificazione della tarsu (tassa sui rifiuti); ma per lo stile posto in essere dal sindaco nel trattare il problema. Che pure esiste e che, sia detto senza fraintendimenti, deve essere risolto. Una volta per tutte.

Nel rispetto della legge finanziaria 2005 (n. 311/2004), il Comune deve provvedere alla revisione delle superfici degli alloggi, previo incrocio con i dati catastali. Il calcolo considera anche le murature interne ed esterne perimetrali non superiori ai 50 cm. di spessore. Ma vanno escluse le superfici scoperte (cortili e giardini di pertinenza dell'edificio), nonché terrazze e balconi.

La stessa legge (art. 1, comma 340) prevede che la superficie da tassare non può essere inferiore all'80% di quella risultante in catasto. Il che significa che al Comune è data facoltà di applicare all'utenza una riduzione massima delle superfici catastali del 20%. La cosa appare perfettamente in linea con quel minimo di autonomia impositiva che, nel nostro caso, lo Stato concede all'amministratore comunale nel calcolo della tarsu. Ovviamente, all'ufficio tributi incombe l'obbligo di comunicare subito agli interessati eventuali discordanze fra l'iscrizione a ruolo fatta in passato e il nuovo accertamento.

Fin qui la legge. Che è chiara e non fa una piega.

Che ti fa il sindaco? Sceglie la via burocratica. Come d'uso. Mette il tutto nelle mani del privato: la Step Servizi. Che spara notifiche a raffica, mettendo così di malumore anche chi di motivi ne aveva altri per non stare allegro. Insomma: un bel regalo di Natale.

Cosa chiede il sindaco ai suoi amministrati? Nella migliore delle ipotesi, di esibire i dati catastali (planimetrie o altro) a un funzionario della Step, presente nella casa comunale il Lunedì mattina. In altri casi, di accettare o contestare l'entità dell'accertamento fatto dal Comune e l'importo della tassa che ne consegue. Chi può e sa, si serva del fax o della posta elettronica. Gli altri si arrangino. Si mettano in fila!

Detto ciò, osserviamo e chiediamo:

• Ma il Comune, presumiamo anche la Step, non è collegato online col catasto? E allora, perché scomodare tanta gente? Molti sono anziani e non sempre in grado di comprendere quel che il sindaco vuole da loro.

• E se proprio era indispensabile la presenza fisica degli interessati, perché non programmare un calendario di convocazioni con date e orari differenziati? Oltre a garantire il rispetto ai cittadini, sempre dovuto caro sindaco, ciò avrebbe consentito di evitare l'affollamento di quel pertugio che si pretende di chiamare sala d'aspetto, angusta e priva di un numero adeguato di sedie.

• Quali istruzioni ha ricevuto la Step dal primo cittadino, prima di procedere all'accertamento e al successivo calcolo della tarsu? Si è considerata oppure no l'ipotesi di disporre la riduzione fino all'80% della superficie catastale degli immobili? Quali tariffe sono tuttora in vigore? In base a quale regolamento comunale le si applica? Alla Step nulla sanno al riguardo. Mistero!

• Perché mai il Comune procede soltanto adesso, a cinque anni dall'entrata in vigore della finanziaria 2005, a operare gli accertamenti? E poi, chi ha deciso di mettere a carico dei contribuenti il pagamento di arretrati, ivi compreso il 2004!?... Eppure la legge è a valere dal 2005. E senza retroattività di sorta. Per tacere dei gravami accessori dovuti per interessi e mora. Che, semmai, andrebbero addebitati al responsabile del grave ritardo nell'applicazione della norma.

Ecco, lo stile amministrativo (e sbrigativo) del sindaco, appalesato anche in questa circostanza, la dice lunga sullo scarso rispetto che il primo cittadino ha per i suoi amministrati. Trattati alla stregua di sudditi che, oberati di soli doveri, devono starsene proni di fronte a lui. Siamo o non siamo popolo bue?

A questo punto, ci aspetteremmo che Gian Carlo Cossu avesse il coraggio di fare un passo indietro e di presentarsi alla cittadinanza in una pubblica assemblea. Per fornire ogni utile chiarimento su ciò che abbiamo sottoposto alla sua attenzione. Non gli chiediamo una cortesia; ma l'esplicitazione di un dovere civico, l'assunzione di una responsabilità. Pur nella consapevolezza che, come sempre, non lo farà.

 

* Consiglieri comunali usciti dalla maggioranza e costituitisi nel gruppo indipendente Sotgiu-Scanu.

 

 

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