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Aria nuova alla Regione PDF Stampa E-mail
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Venerdì 21 Febbraio 2014 17:39

di Carlo Patatu

A distanza di quasi una settimana dalla consultazione elettorale, non riesco a comprendere se mi ha rallegrato di più la vittoria di Francesco Pigliaru o lo sfratto intimato dai sardi a Cappellacci. La cosa, a dire il vero, non mi mette in ambasce più di tanto.

Nonostante più fattori giocassero a suo favore (l’incursione di Michela Murgia nell’area del centrosinistra e la mai sopita vocazione del PD a farsi del male, impegnandosi a perderle le elezioni, piuttosto che a vincerle), il governatore uscente è stato battuto. Di misura; ma battuto. A dispetto del miracolo promesso da B. e preconizzato dal suo satellizio. L’unto di Arcore, ricomparso nell’Isola imbolsito e invecchiato, ha dato fondo a barzellette e a quant’altro gli ha consentito un repertorio tanto patetico quanto stantio. Ma di miracoli non ne ha fatto. Non poteva. Come da tradizione.

A casa, dunque, Cappellacci e la sua inutile coorte di collaboratori e corifei. Era ora. Il danno fatto da costoro alla Sardegna nell’ultimo quinquennio sarà difficilmente recuperabile nell’immediato. Ci vorrà pazienza. Attrinziamoci. Saranno tempi duri.

Messa da parte la Barracciu (già vincitrice delle primarie del PD) per le note vicende che la riguardano e che hanno richiamato l’attenzione dei magistrati, in zona Cesarini è stato chiamato in prima linea Francesco Pigliaru, gran signore, studioso e ricercatore serio. Come da consuetudine familiare. Un volto nuovo, sconosciuto ai più, è riuscito, pur nel breve arco di tempo concessogli per la campagna elettorale, a conquistare simpatia e consensi. E a vincere una partita che pareva, almeno a me, ormai perduta.

Aspettiamo gli eventi. La sua prima dichiarazione (“...non voglio indagati in Giunta!”) induce all’ottimismo. Speriamo bene. Non mi scandalizzo per la corsa a trovare uno strapuntino purchessia sul carro del vincitore. Fa parte del gioco, al quale la politica ci ha ormai assuefatti. Per quanto mi riguarda, confido molto, oltre che nell’intelligenza, nell’autonomia di Pigliaru, uomo che si è fatto da sé. Pur se portatore di un cognome importante. Faccio assegnamento sul prestigio personale di cui gode; e che non gli deriva dalla politica.

Auguri, Presidente!

Mi rincresce molto, invece, che, trascorsi ben cinque giorni dall’avvenuto scrutinio, ancora non conosco i risultati delle due sezioni elettorali del mio Comune. Mi è ignoto pure quante preferenze ha riportato il candidato chiaramontese Sandro Unali, che io ho votato. Un qualche guazzabuglio verificatosi durante lo spoglio ha richiesto, nientepopodimeno!, l’intervento del Tribunale. Che si è sostituito ai rispettivi presidenti e scrutatori per un nuovo vaglio delle schede.

Che vergogna!

Nell’era di internet, quando gli addetti ai seggi sono, in genere, titolari di maturità conseguita in una scuola superiore, lascia perplessi quanto è accaduto a Chiaramonti. Ma, non nascondiamocelo, anche a Codrongianos, Erula, Bottidda e in tre sezioni di Tatari Mannu.

Sono dell’avviso che vada modificata la norma che sovrintende alla scelta di presidenti e scrutatori. Il solo criterio del sorteggio da un mucchio indistinto, è evidente, non dà garanzie circa la professionalità dei prescelti. I quali, è un mio parere, dovrebbero essere pescati all’interno di apposito albo, al quale iscrivere solo chi possiede i requisiti di competenza in materia di operazioni elettorali, accertati con prove selettive.

Non sono più tempi di pietismi. L’assistenzialismo non sta di casa là dove sono richiesti serietà e conoscenza. Uncuique suum, sostenevano gli antichi romani. A ciascuno il suo. Ciascuno al posto che gli compete e che merita. Niente di più, niente di meno.

 

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