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Chiaramonti - I nomi dei luoghi: C come... PDF Stampa E-mail
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Domenica 19 Agosto 2012 00:00

Proseguiamo con la pubblicazione dei toponimi riguardanti il territorio di Chiaramonti individuati da Mauro Maxia nel suo libro qui citato. Questa settimana ci occupiamo di quelli che cominciano con la lettera "C". (c.p.)

Càcchile - Probabilmente, sito ricco di germogli (dall'italiano antico cacchio). Confronta Cacchile (Nule) e Terra Cacchius (Gergei).

Caddàlzu (su) - Tripode, treppiede grande. Il tripode, spesso realizzato in bronzo o in ceramica, assumeva un valore sacro nella società protosarda. Vedfi Nuraghe Caddàlzu. Confronta Nuraghe Trìbides.

Canàles - Burroni, forre.

Canàlzu (su) - Il custode dei cani. Era una mansione del periodo giudicale. Al cannariu spettava di vigilare sulla custodia delle torme dei cani utilizzati per le battute di caccia (silvas) del giudice o del curatore.

Cannèdos - I canneti.

Cannisòne - Il sito della canna palustre.

Càntaru mamuccàda - Sorgente delle bietole, della cicoria. Cobfronta mamucada (Austis).

Caràchinu - "Phaseolus caracalla”, pianta odorosa. Con il medesimo termine si indica anche una macchina vecchia.

Caralighèdu - Sito dei biancospini. Confronta Caraligàlzu.

Carràlzu (su) - La rovina (del nuraghe). Sono le rovine del nuraghe ad aver conferito la denominazione alla zona. Cumulo (di macerie) e nascondiglio sono, infatti, i significati successivi assunti da carràlzu (dal latino carnarium) che in origine indicava un carnaio, cioè un nascondiglio per la carne rubata.

Carrera longa - Via lunga. Questa denominazione probabilmente è una trascrizione impropria di carrela longa, oppure di Carrùzu longo (vedi qui sotto).

Carruzu lòngu - Via lunga. In questo termine si ha un'eco diretta della dominazione dei Doria sull'Anglona e dell'effettivo uso dell'idioma genovese almeno nei borghi muniti di castello, nei quali risiedevano individui più o meno sardizzati di quella famiglia. Il termine carrùzu è infatti l'adattamento logudorese del genovede carrugiu., termine tuttora in uso in Liguria e nella stessa Carloforte per indicare una via.

Castèddu (su) - Il castello, ma il significato del secondi toponimo è "la rupe". A Chiaramonti con questo appellativo si indica il diruto castello dei Doria, del quale resta solo un moncone della torre poi adattata a campanile dlla vecchia parrocchiale di San Matteo, ora anche essa in rovina. Il termine castèddu usato come coronimo ha invece il significato di rupee, eminenza rocciosa e in questa seconda accezione ricalca il valore semantico del logudorese càstru. Talora capita che venga riferito anche a salienti occupati da un nuraghe (dei circa 400 nuraghi dell'Anglona solo tre, posti tutti sopra una cresta rocciosa, portano questa denominazione), ma in ogni caso questo appellativo, che può essere diminutivo o peggiorativo (casteddùtzu, casteddàtzu). Non è riferito (salvo le denominazioni Satèddu Saldu e Castèddu Doria) ad un castello propriamente detto né a un nuraghe o a delle rovine. Si tratta di un valore comune anche alla Liguria e alla Corsica dove numerosi castelli sono presenti da un'estremità all'altra dell'isola in riferimento a prominenze rocciose sulle cime di alture (Dipartimento di Ajaccio: punta di u Castellu, punta Castellare, punta di Castello, ecc.; Dipartimento di Bastia: Monte di u Castellu, Monte Castello (2 volte). Anche in Corsica può accadere che qualche torre megalitica si trovi sul culmine di tali formazioni naturali, ma l'appellativo si riferisce sempre alla rupe e non all'edificio. Identico valore hanno i termini castel (provenzale od occitanico) e castellò(t) (acatalano-majorchino). Con quest'ultima denominazione vengono indicati nelle isole Majorca e Minorca anche taluni talayots, torri protostoriche simili ai nuraghi. Sul valore di castèddu, derivato da càstru, confronta N. Cossu, Il volgare in Sardegna e studi filologici sui testi, pp. 146-151 ed. E. Putzulu; Castellum Castri de Kallari, pp. 113 e segg. Le argomentazioni di G. Bonazzi in Il condaghe di San Pietro di Silki, gloss., p. 148 e di M. L. Wagner (DES I 316: kàstru), non si possono condividere in quanto dànno eccessivo credito al parere di un non linguista né tengono sufficientemente conto dello sviluppo semantico del termine, né, infine si basano sopra un'effettiva osservazione sul campo. Vedi Nuraghe Castras.

Castillo (el) - La rupe. Vedi Casteddu.

Chèntu rasèris - Cento rasieri, misura per aridi (dal catalano raser). Indica un appezzamento della capacità produttiva di cento rasieri di grano.

Cherchèdu - Querceto (di roverelle).

Chèrcu de còrvu - Quercia del corvo.

Cherìna (sa) - Il recinto dei maiali.

Chirràlza - Sito dei recinti ricoperti di frasche, dal logudorese kirra.

Chitèrra (sa) - La forma, ma soprattutto l'apparente significato, convincono poco. Non si dànno altri casi in Anglona di toponimi derivati da strumenti musicali. Peraltro questo strumento, nella forma attualmente conosciuta, risale allo strato catalano mente un cognome Kitera, forse esito del latino cetra con inserimento di una vocale, è attestato fin dal XCII secolo (CSPS 91: Gauini Kitera). È probabile che il toponimo significhi, appunto, "il (sito di) Chitèrra o in relazione a tale cognome oppure a un soprannome di cui oggi si è perduto il ricordo. Non si può escludere che in origine la denominazione fosse "sa kistèrra (la cisterna, confronta il toponimo corso Chiterna, Falcucci, oppure "la capanna per maialetti", NGAO 141). Il toponimo potrebbe aver avuto qualche attinenza con Kiteròne di Ploaghe (località medievale presso Ploaghe, dove sorgeva un convento di monache, citata più volte nel Condaghe di San Pietro di Silki). Può darsi, infine, che il toponimo abbia attinenza con chitèrru (CdS59), attestato a Buddusò, il cui significato pare essere quello di cedro. Confronta l'italiano cederno (Pittau). In proposito, confronta quanto riferito, a proposito del cambio di genere in alcune specie vegetali, alle voci sùara e lìccia.

Ciàra Onèddu - Chiara Oneddu.

Ciccòne - Francescone, accrescitivo di Francesco, nome proprio.

Còa pertùsa - Lembo (di terreno) forato. Indica che la parte terminale di quell'appezzamento è costituita da rocce in cui si trovano delle cavità.

Còas (sas) - I lembi (di terreno). Il toponimo è riferito alle strette strisce di terreno che costeggiano il riu Giuntùras nella località Baddes.

Cobèsciu (su) - Il (nuraghe) ricoperto. Dal latino cooperc(u)lu. Il n uraghe su Cobesciu (vedi) dà il nome a tutta la zona compresa fra Rispìdu, Sèrra ozàstru, su Suèlzu, sa Turturìna e su Caddàlzu. Con tale denominazione si indicava l'ex-azienda Madau, vasta di circa trecentocinquanta ettari.

Codina rasa - Roccia rasa, spianata. È l'altura tabulare che sorge dirimpetto a quella dove sono i resti del castello dei Doria. Viene detta rasa perché è pianeggiante ed assolutamente spoglia per via del calcare affiorante su tutta la superficie. Oggi vi sorge il rione più moderno del paese. Vedi Comunale sa codina rasa.

Codìnas (sas) - Le rocce.

Codìnas limpias - Rocce chiare, prive di vegetazione.

Cogàlzos - Cucchiai (di corno). Vedi Nuraghe Cogàlzos.

Colòras - Bisce.

Comunale sa Codina rasa - (Terreno) comunale della roccia spianata, nuda. Vedi Codina rasa.

Comunale de sa'Ena de Rispidu - (Terreno) comunale del ruscello di Rispìdu (vedi). Questa estensione, di forma allungata, comprendeva il terreno che fiancheggia la strada a scorrimento veloce fra il sito di Tuvulèddu e lo svincolo per Ozieri. Al suo interno è citato il toponimo s'Abba de sa Pedra (vedi).

Comunale Sassittu - (Terreno) comunale del sassittu (vedi). Si tratta dell'altopiano del Sassittu sul quale, in base alla specificazione della mappa ottocentesca, avanzava evidenti pretese il comune di Ozieri. Probabilmente questo altopiano era appartenuto all'estinto villaggio di Bisàrciu (vedi). La tradizione e le fonti settecentesche (RMO) fanno cenno a territori spettanti a Orria Pitzinna nella zona di Santu Nenàldu che, però, appartenevano certamente allo scomparso villaggio di Orbèi (vedi). Può darsi che. Òrria Pitzinna godesse di una porzione del Monte Sassu che durante il Medio Evo doveva essere in gran parte disabitato.

Comunale Sassu - (Terreno) comunale del Monte Sassu. L'estensione contestata da Tula era quella intorno alla borgata di Cabràna (vedi), ora compresa nel nuovo comune di Erula. Quella contestata dal comune di Ozieri era costituita dalle terre pianeggianti di Chirràlza e dai terreni pascolativi che da questa località di estendevano sino alla grande scarpata di sa Còsta. Alla base di queste contestazioni quasi certamente stava il fatto che queste estensioni di terreno dovevano essere appartenute al villaggio medievale di Orbèi (vedi), il cui abbandono doveva avere innescato la rituali rivendicazioni fra i villaggi confinanti.

Cònca còrte ('e) - Conca, grotta della corte, del cortile. La corte era durante il Medio Evo un piccolo insediamento a carattere autarchico, costituito da una masseria più o meno articolata in diversi fabbricati e da un circostante sistema di dipendenze fondiarie, alla cui cura badava un numero variabile di servi.. il termine curia, che di fatto ne qualificava l'edificio direzionale, ne era spesso un sinonimo.

Cònca fòssu - Conca del fosso.

Cònca giuìghe - Conca, valle del giudice (di Torres). È una valle situata presso il confine occidentale con Ploaghe.

Cònca d'òrzu - Grotta, valle dell'orzo.

Còncas - Conche, gotte. In tutti i casi, il toponimo trae la sua origine dalla presenza di grotticelle, nella località di Perfugas si tratta di una domu de janas, oggi meglio conosciuta come Domus dell'Artiete a seguito di studi scientifici che ne hanno divulgato la particolarità interna costituita dalla presenza di un bassorilievo protome d'ariete.

Conchèdda - Grotticella.

Contònes - Conci, blocchi di pietra squadrati. Il logudorese contòne e il gallurese cantòni hanno valore di masso squadrato. Da tale sostantivo trae origine il vocabolo contonàada, cantunàdda. Esso indica l'angolo degli edifici che, anche quando questi venivano realizzati con pietrame sciolto, non potevano prescindere dall'utilizzo di conci squadrati negli spigoli. La denominazione, riferita alla scarpata settentrionale del colle dove sorge la parte vecchia dell'abitato, sarà insorta per una precedente attività cavatoria del materiale tufaceo di cui l'altura è costituita.

Còntza de Giuanne Moro - Conceria di Giovanni Moro, nome proprio. Il toponimo è relativo al sito in cui si congiungono il ruscello di Puttu Cònzu (vedi) e quello di Ispurulò (vedi), sotto l'altura di Elva nàna. Esso testimonia dell'esistenza in quel luogo di un'antica conceria di cui oggi si è persa memoria.

Corràles - Recinti (dallo spagnolo corrales). Il toponimo è insorto per la presenza sul punto più elevato del colle di una grande costruzione megalitica, forse prenuragica, a forma di recinto, alla quale si accede per un ingresso monumentale. Vedi Punta Corràles e Nuraghe Corràles.

Còsta suèrzu - Crinale, pendio delle quarce da sughero.

Còstas de 'idda - Crinali, pendii del paese.

Crabiànu - (Sito di) Caprius. Si tratta di un toponimo derivato probabilmente da un esito prediale del nome latino Caprius. L'etimologia è stata proposta dal Pittau (PL 221) in riferimento all'omonimo sito del comune di Ploaghe.

Crabilèddu - Piccolo recinto per capre. Il toponimo di Laerru è relativo ad un moderno rione, l'esistenza di quattro abitazioni per la località di Perfugas, oggi disabitata, è già documentata per il 1847 da SM (sedini), tav. 15.

Crabiòne (su) - Il caprifico. In logudorese cràbione è il frutto del caprifico che non giunge a maturazione, ma corrisponde anche all'italiano fiorone, cioè al frutto immaturo che il fico domestico emette dall'anno precedente. Il caprifico è detto più propriamente crabu figu.

Crapiànu - Probabilmente sito di Caprius, nome latino.

Cràstu biancu - Masso bianco. Per il passaggio semantico dal latino castrum a masso, vedi Nuraghe Castras.

Cùccuru - Denominazione generica che si riscontra svariate volte nei territori di tutti i comuni anglonesi e del Campo di Coghinas con il significato di cima o vetta. Secondo la maggior parte degli specialisti deriva da una base *kokk- forse risalente al sostrato ispano-caucasico. In Corsica è attestata la forma Cùcculu.

Culasòle - (Tratto di terreno) esposto al sole. Termine riferito alla èposizione di una porzione terminale di un appezzamento orientata verso il meridione, cioè tratto solatio. Potrebbe trattarsi anche di un soprannome.

Culigòttu - Culo cotto, soprannome. Spesso si tendeva a tratteggiare con un solo termine una caratteristica negativa di un determinato individuo equivalente a un eloquente pseudonimo, quasi una fotografia avanti lettera di tipo linguistico. Tali nomignoli (per esempio: Culu 'e Pèdde. Matzicrùdu, Ciappèdda, Coccòi, ecc.) spesso passano per generazioni di padre in figlio, parallelamente al cognome, permettendo in qualche caso la ricostruzione di alberi genealogici impropri che risalgono anche a oltre duecento anni fa.

Culitòrtu - Culo storto, soprannome.

Còlu de mùru - Tratto terminale (di terreno verso) il muro. Potrebbe trattarsi anche di un soprannome.

Cunvèntu nou - Convento nuovo. È una denominazione relativa ad un convento, riportato dalla tradizione popolare, che sarebbe stato ubicato nella localtà Paùles (vedi). Nel sito indicato dalla tradizione affioravano fino ad alcuni decenni fa dei tratti di muro. Ancora oggi, nonostante profonde arature, vi si rinvengono frammenti di ceramica. Il toponimo è citato in un mottetto locale, la cui frase d'apertura (istèrrida) è: " Sas damas de Paùle fala a passizare a su Cunventu nou...". Forse era l'edificio dove alloggiavano i componenti della casa gesuita citata dal Mameli (RMO 302) di cui non si conosce l'ubicazione. Vedi Damas.


 

 

Cfr. MAURO MAXIA, I nomi di luogo dell'Anglona e della Bassa valle del Coghinas, ed. Il Torchietto, Ozieri 1994, pagg. 109-155.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 31 Ottobre 2012 10:31
 

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