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1906: gravi reati di rapina a Chiaramonti PDF Stampa E-mail
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Sabato 29 Dicembre 2012 00:00

Una nota riservata indirizzata al sindaco di Chiaramonti dalla Regia Prefettura tratta di reati gravi di rapina e danneggiamenti

di Claudio Coda


Sassari, li 30 0ttobre 1906 - Riservata n. 1174

Ai Signori Sindaci della Provincia

OGGETTO: Circa la recrudescenza dei reati gravi di rapina, danneggiamenti, ecc.

Preoccupa immensamente la recrudescenza non lieve che hanno subito i reati più gravi in questa Provincia da qualche mese, a questaparte, recrudescenza che non trova spiegazione in alcuna causa economica, che sia sopravvenuta.

Da ogni parte si lamenta l’audacia eccezionale che dimostrano i malandrini particolarmente nelle rapine e nei danneggiamenti e si invocano provvedimenti speciali adeguati per porre argine al dilagare della delinquenza, temendo altrimenti che si potrebbe ricadere facilmente nel banditismo d’un tempo.

Non ho mancato per parte mia di disporre che tutti servizi attinenti alla vigilanza nelle campagne procedono con la massima alacrità, e che sia mantenuta una costante assidua sorveglianza sulle persone pregiudicate e propense a commettere reati. Ma è necessario, perché l’opera dei funzionari ed agenti governativi possa conseguire più prontamente lo scopo, e per porre un argine alla delinquenza, che le autorità locali vogliano coadiuvarle, con la maggior conoscenza che hanno dei luoghi e delle persone aiutando sia perseguire i delinquenti ovunque di nascondano per assicurali alla giustizia punitiva e porre un freno alle loro gesta delittuose.


Certe forme più comuni di reato, quali i danneggiamenti, gli sgarrettamenti, gli abigeati, potranno esser più efficacemente combattute se sarà provveduto con maggiore diligenza all’osservanza del regolamento sull’abigeato, al regolare funzionamento delle compagnie dei barracelli, alla istituzione delle Società di assicurazione contro danni cui è esposto il bestiame, società che ebbi tante volte occasione di raccomandare.


Sarà pure utilissimo di interessare gli agenti ed impiegati comunali a voler coadiuvare e fornire le notizie occorrenti ai funzionari di P.S. ed agenti governativi; trovandosi essi per la loro esperienza meglio in rado di illuminarli sulle persone che di volta in volta possono aver concorso nella perpetrazione di reati.


Non dubito che le SS. LL. saranno comprese della importanza della cooperazione, che io invoco, e dei risultati benefici che ne possono conseguire, e però mentre i sarà grato l’avere al più presto un cenno di assicurazione al riguardo, li prego fin d’ora di tenermi informato di ogni cosa che possa giovare alla maggiore efficacia di tutti i servizi attinenti alla pubblica sicurezza.

Il Prefetto: f.to Lavazzeri


---

Fin qui la nota prefettizia.

Sempre per rimanere nel filone del noir nostrano, proprio qualche giorno fa mi sono imbattuto in un documento “riservato” che giace, serenamente nonostante il testo, presso l’archivio storico del Comune, pervenuto al Sindaco di Chiaramonti, al tempo Antonio Vincenzo Cossu, e datato 1 dicembre 1906 a firma del Regio Prefetto Lavezzeri e stampata a Sassari nella Tipografia Ditta Giacomo Chiarella.


Il documento aveva per oggetto: “Circa la recrudescenza dei reati gravi di rapina, danneggiamenti, ecc. “

Tra le righe leggiamo:

“ ...è necessario, perché l’opera dei funzionari ed agenti governativi possa conseguire più prontamente lo scopo, e per porre un argine alla delinquenza, che le autorità locali vogliano coadiuvarle, con la maggior conoscenza che hanno dei luoghi e delle persone aiutandosi a perseguire i delinquenti ovunque di nascondano per assicurali alla giustizia punitiva e porre un freno alle loro gesta delittuose...”.


E ancora:

“...sarà pure utilissimo di interessare gli agenti ed impiegati comunali a voler coadiuvare e fornire le notizie occorrenti ai funzionari di P.S. ed agenti governativi; trovandosi essi per la loro esperienza meglio in grado di illuminarli sulle persone che di volta in volta possono aver concorso nella perpetrazione di reati...”.

Accorato appello di parte, quello del Regio Prefetto, un invito non proprio celato, affinché “chi sapeva, doveva parlare”(!). Posso immaginare quanto, quei poveri impiegati comunali, fossero disposti a collaborare e dar soffiate. È ragionevole pensare che la delinquenza fosse il sintomo secolare di un reflusso della struttura economica sociale di un paese.


In un’economia agraria e pastorale, il fine delittuoso era orientato in maggior peso sui furti di bestiame[1], sconfinamenti di pascolo, abigeato ed estorsioni per la restituzione del bestiame rubato. In aggiunta, lo spirito di vendetta era insidioso, quasi raffinato, e dimoravano all’interno delle condizioni ambientali: la vita in pinnèta, le incessanti brigas deighinu, le esigenze della difesa de su connòtu, e anche quello non “connòtu”, con lo sfondo di una natura ugualmente triste e selvaggia.


Per alcuni secoli, non sempre era previsto il requisito penale per reati di sangue e, quasi a giustificazione, la punizione era abbandonata alla vendetta privata. La ragione, prima del fatto, sottraendosi così alla giustizia punitiva che le leggi blandamente imponevano. Non giustificandone le azioni, ma osservandone il contesto.


Oggi appare non legittimo, ma alla base è ipotizzabile riconoscere una condizione di anarchia sociale, determinata o avvantaggiata dalla mancanza dello Stato vessatore che chiedeva tanto, dando poco e niente. Una forma di ribellione. Gonario Pinna nel libro “La criminalità in Sardegna“ Editrice Sarda Fossataro[2], di cui conservo il testo, cita il termine bandito come “los ombres facinorosos que van en quadrilla…. matando y robando ganado “. Riferendosi, quantomeno, ad una locuzione in uso nel periodo della sudditanza spagnola.


La Carta De Logu rimase in vigore fino al 1827, quando fu sostituito dal codice Feliciano che imponeva a questi nullatenenti oziosi e vagabondi, senza che fossero dichiarati tali da sentenze, ma da pregone pubblico, per i quali veniva inflitta la pena in “anni di catena”, come se fossero gli unici responsabili delle condizioni socio economiche della Sardegna.


In più, in questi paesi assai poveri, dissanguati dalle gabelle, dagli odi di grande e piccole famiglie, in primo luogo per rivalità economiche, e non secondarie quelle politiche, si annidavano bande di sicari prezzolati che, per niente temerari e sprezzanti delle autorità preposte, sfogavano a piacimento le scorribande. In quel lustro, tra il 1900 e 1906, ne furono accoppati all’incirca sei. Non pochi davvero.


Il ruolo “de sos prinzipales” era essenziale.

Cosa mai avrà risposto il Sindaco Antonio Vincenzo Cossu, al Regio Prefetto? Magari, troverò qualcosa in quei faldoni impolverati.

Chiudo con una bella perifrasi di Gianluigi Marras: “...si sa che i chiaramontesi, nel passato più di oggi, erano maestri nel non dire più che nel dire!”.



[1] cfr. Carlo Patatu - “Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi” pag. 126. Allo scopo era stata istituita a Chiaramonti il 19 settembre 1897 la “Società di assicurazione contro i danni del bestiame domito”. Il Consiglio di amministrazione era così composto: presidente Falchi Giorgio; Franchini Nicolò cassiere; consiglieri: Falchi Battista fu Cristoforo; Quadu Giuliano, Quadu Unali Gavino; Satta Cossiga Antonio, Scanu Antonio, Madau Nicolò, Scanu Giuseppe, Budroni Angelo Maria, Tedde Murruzzulu Leonardo.

[2] Gonario Pinna: seconda edizione ampliata e aggiornata del libro pubblicato nel 1955: “Due problemi della Sardegna: analfabetismo e delinquenza in Sardegna”.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Dicembre 2012 12:41
 

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