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Papa Francesco, il cardinale Becciu, Stalin e Robespierre PDF Stampa E-mail
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Martedì 29 Settembre 2020 11:41

Il deciso intervento del pontefice nei confronti di un eminente principe della Chiesa ha determinato prese di posizione vivaci pro e contro il provvedimento papale

di Carlo Patatu

L

a vicenda che vede coinvolto il cardinale Angelo Becciu ha sollevato un polverone e, conseguentemente, una lunga teoria di interventi: pro e contro sua eminenza, pro e contro il decisionismo del Pontefice. Che, avendo appreso di presunti comportamenti non ortodossi addebitati al porporato di Pattada, come primo atto lo ha privato di ogni incarico e delle prerogative del rango, permettendogli tuttavia di conservare il titolo, l’appartamento in Vaticano e lo stipendio.

Il mio amico Angelino Tedde, indignato per il pronto e severo provvedimento papale, davvero inusitato, si è abbandonato a una lunga filippica in difesa del cardinale sardo,  spingendosi fino ad accostare lo stile censorio di Papa Francesco a personaggi come Robespierre, Stalin, Saddam Hussein e compagnia cantante (v. Accademia sarda di storia etc.). Il che non ha mancato di stupirmi, conoscendo la sua condizione di cattolico convinto e osservante.

Quei signori là ricorrevano a metodi spicci per salvaguardare e consolidare le rispettive posizioni di potere, peraltro conquistate con condotte ugualmente spicce. Papa Francesco, eletto con maggioranza qualificata da un collegio di eminenti cardinali ispirati dallo Spirito Santo, non ha i problemi che assillano solitamente i dittatori. Nessuno osa mettere in discussione il suo soglio, che resta ben saldo, nel rispetto delle norme canoniche e della consuetudine ampiamente consolidata.

Ovviamente non sono per niente d’accordo col mio amico professore sul caso Becciu. Ne abbiamo discusso a lungo anche per telefono, concordando, invece, sulla necessità che la Chiesa non lasci più in mano a preti, vescovi e cardinali il governo dei beni e il maneggio di danaro, siano essi di proprietà della Santa Sede, delle diocesi e delle parrocchie. I sacerdoti di ogni ordine e grado, sostiene Tedde, culturalmente non sono idonei a svolgere atti contabili, essi devono dedicarsi esclusivamente alla preghiera e alla cura del gregge affidatogli, beneficiando di un adeguato riconoscimento sul piano economico. Ciò mi trova d’accordo. Io sono del parere che la Chiesa dovrebbe spogliarsi di quel poco di potere temporale che ancora le resta e di quel troppo di potere economico che la vede impegnata a gestire un patrimonio immenso. Il che la distrae dai doveri dettati dal Vangelo.

Tornando alla vicenda Becciu, mi preme affermare che il Papa non mi pare persona che decida su questioni così delicate e gravi dopo avere ascoltato le chiacchiere del primo che passa. Men che mai ispirato dalle inchieste giornalistiche dell’Espresso, che fa il proprio dovere, e non da oggi, chiunque ne sia stato l’editore. Se Francesco ha spogliato il cardinale delle sue prerogative, di certo è in possesso di notizie di prima mano, desunte da carte e testimonianze di rilevanza notevole.

Inoltre vorrei sottolineare, ma non ce ne sarebbe bisogno, essendo il prof. Tedde un buon conoscitore della  storia dei pontefici, che il Papa è un monarca assoluto e che delle proprie decisioni non deve rispondere ad altri che al Dio in cui crede e alla propria coscienza. Non a una carta costituzionale, non a un parlamento, né a cittadini elettori. Ascolta tutti ma decide da solo. L’ultima parola è sempre la sua. Le sue decisioni sono inappellabili. Pertanto non possiamo valutare gli atti del capo della Chiesa cattolica facendo ricorso ai parametri che sovrintendono allo svolgimento della nostra vita di cittadini di una Repubblica.

Siamo in presenza di una situazione che mi richiama alla mente la stagione dell’assolutismo monarchico. Penso a Luigi XIV, per esempio, ma potrei fare tanti altri nomi. Anche per il Papa, l’état c’est moi. La cosa può non piacere, e a me non piace; ma tale è il contesto nel quale è chiamato a operare il Pontefice romano. Perché stupirsi, quindi, se ha degradato un principe della Chiesa per presunte malversazioni o comportamenti non consoni agli alti e prestigiosi incarichi che ha ricoperto?

D’altra parte, se, motu proprio, un papa può elevare a dignità di dogma la Madonna assunta in cielo anima e corpo e la propria infallibilità in materia di fede, perché mai non potrebbe avvalersi del potere di revoca degli incarichi che egli stesso ha conferito?

E allora, caro amico, calma e gesso. Aspettiamo che la situazione si chiarisca, che le inchieste disposte parallelamente in Vaticano e dalla Guardia di Finanza in Italia giungano a conclusione. Ne sapremo di più e potremo esprimerci con un minimo di competenza su questa vicenda penosa che vede un principe della Chiesa accusato di disinvoltura nel maneggiare il danaro della Santa Sede e di cedere anche alle miserie del nepotismo.

 

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