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La prima volta della TV a Chiaramonti PDF Stampa E-mail
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Lunedì 04 Ottobre 2010 11:34

Trasmissioni captate in modo rocambolesco a Su Monte 'e Cheja, grazie alla caparbietà di un chiaramontese geniale

di Carlo Patatu

Chiaramonti, ne ho fatto cenno nei giorni scorsi (v. Mario Budroni, tecnico geniale...), fu uno dei primi comuni sardi (forse il primo in assoluto) a ricevere, sia pure fortunosamente, le trasmissioni Rai-Tv direttamente da Roma. Nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento. L'evento, in verità straordinario, lasciò tutti a bocca aperta. E ciò accadde grazie a un tecnico intraprendente quanto geniale e volitivo: si chiamava Mario Budroni ed era chiaramontese.

Il ripetitore di Limbara era ancora nel grembo degli dei. Anche se i giornali non mancavano di annunciare che "presto" sarebbe entrato in funzione. E che, pertanto, pure i pelliti isolani e isolati avrebbero visto "Lascia o raddoppia", il telegiornale e quant’altro. Tutto in bianco e nero, ovviamente. Del colore non si conosceva ancora l'esistenza.

Per la Rai, allora, il problema tecnico più arduo da risolvere era quello del collegamento con la Sardegna. La distanza minima fra il Continente e la nostra isola (236 chilometri fra Monte Argentario e Monte Limbara) superava la condizione di visibilità ottica indispensabile a garantire l’aggancio di un ripetitore.

Un bel giorno "La Nuova Sardegna" pubblicò la notizia che il tecnico sassarese Carlo Griscenko riceveva la televisione direttamente da Roma. Una folla di curiosi si accalcò subito davanti alla vetrina del negozio di Griscenko, nel vecchio grattacielo (oggi il locale ospita la profumeria Bonino). Ma che delusione! In realtà, attraverso un'antenna amplificata montata sulla terrazza dell'edificio, giungeva a Sassari soltanto il sonoro. Che quel tecnico avveduto e fantasioso faceva passare attraverso un oscilloscopio. Il quale, appunto, mostrava su uno schermo le oscillazioni prodotte dalle onde elettromagnetiche che "trasportavano" voci e suoni della TV. Ma non anche le immagini.

Tutto qui? Tutto qui.

Mario Budroni, che di queste cose s'intendeva non poco, pensò subito che, se a Sassari si captava il sonoro, a Chiaramonti, a quota 500 metri sul mare o giù di lì, si poteva ottenere qualcosina di più. Agganciare il video, oltre che l'audio, poteva (doveva) essere possibile.

Detto fatto. Chiese in prestito all'amico Battista Falchi, meccanico e idraulico, tre spezzoni di tubo metallico. Di quelli robusti utilizzati per la rete idrica dell'abitato. Li collegò fra loro e ne ricavò un palo di una dozzina di metri. Grazie a un manipolo di volenterosi, ci fissò in cima un'antenna "ad alto guadagno" e lo fece issare a Su Monte 'e Cheja. Proprio dietro la casa di tiu Peppeddu Cossiga. Che si offrì di buon grado di ospitare in paese il primo televisore.

L'impresa, di per sé non facile, si rivelò più ardua del previsto. Anche perché c'era da fare i conti con le condizioni atmosferiche. Segnatamente col maestrale, che a Su Monte è di casa e la fa da padrone. Messo in piedi il palo e ancoratolo saldamente a terra con tiranti robusti, un "pilota" agiva su due bielle d’automobile fissate al tubo ad altezza d'uomo, facendolo ruotare da una parte e dall'altra. Gli ordini giungevano col passaparola dal "comandante" Mario Budroni. Che continuava a smanettare sulla manopola del sintonizzatore standosene dentro casa, in una stanza che fungeva da "cabina di comando". Come nei sommergibili.

Quel tira e molla andò avanti per più giorni, alla ricerca della giusta direzione che consentisse di catturare il segnale (flebile) proveniente d'oltremare. Dopo infiniti aggiustamenti, alternati da fasi di scoramento che lasciava intravedere la temuta sconfitta, tanta pazienza ebbe il premio. Sullo schermo da 23 pollici di un Grundig monumentale cominciò a diradarsi la nebbia che vi compariva con insistenza. Finché, anticipata da suoni e voci finalmente intelligibili, come in una dissolvenza si materializzarono le immagini. Non erano gran che in fatto di nitidezza; ma tanto bastava. Era fatta.

Quale emozione! Un applauso liberatorio salutò quell’evento. Cui, insieme a pochi altri, ebbi il privilegio di assistere. Di Mario Budroni ero buon amico. Tiu Peppeddu tirò fuori un fiasco di vino e offrì da bere a tutti. Di quel fatto storico si sentiva (ed era) parte importante.

Qualche anno dopo entrarono in funzione i ripetitori di Monte Limbara e Punta Badde Urbara. La Sardegna, per la televisione, non era più un'isola. La Rai annunciò che quel collegamento sarebbe stato inaugurato ufficialmente la notte di San Silvestro del 1956.

Fu così che la sera del 31 Dicembre di quell'anno Mario Budroni allestì un palchetto davanti alla porta del negozio, in Carrela 'e Cheja. Ci piazzò un televisore che, alle venti in punto, diffuse il primo programma irradiato dall'antenna di Limbara. Fummo in molti ad affollare la piazzetta. Vedemmo le immagini nitide del telegiornale letto dal mitico Riccardo Paladini e, a seguire, l'indimenticabile Carosello, straordinario contenitore di spot pubblicitari.

La serata fu movimentata da un evento curioso e imprevisto. Placido Soddu, autotrasportatore che abitava in quella piazza, parcheggiava solitamente il proprio camion accanto alla chiesa, di fronte al negozio dei Budroni. Una ventina di persone ci si arrampicarono, sistemandosi in piedi sul cassone per assistere più agevolmente allo spettacolo. Storico ed eccezionale a un tempo. A un certo punto, Placido s'infilò alla chetichella in cabina, mollò i freni e, a motore spento, discese la via San Matteo. Fino allo stradale.

Lascio immaginare le scene di panico di quegli spettatori, divenuti loro malgrado viaggiatori. Ritenevano di essersi guadagnato un posto privilegiato, un palco in prima fila. Invece si ritrovarono sballottati sul cassone del camion. Che, oltre tutto, credevano privo di guida. Imboccata piazza Repubblica, l'autista avviò il motore e, senza fermarsi, portò tutti in garage, a Littu. Qui si fermò, "liberando" così i passeggeri. Più morti che vivi per lo spavento.

I primi televisori furono appannaggio di poche famiglie. Che, oltre a essere facoltose, erano pure illuminate: i Madau, i Bajardo, il medico condotto dottor Catta. Poco dopo fecero la comparsa in un paio di bettole, subito prese d'assalto da intere famiglie. Genitori, nonni, figli e nipoti, seduti o in piedi non importava, se ne stavano lì per ore secchi e pesti. Sino alla fine delle trasmissioni. Qualunque fosse il programma. Importava unicamente guardare quello che compariva sulla finestra magica dello schermo.

Quindi il televisore entrò nelle sedi di partito. La prima a dotarsene fu quella dei monarchici di Alfredo Covelli. Segretario di sezione era tiu Paulantoni Pinna, simpatico e rinomato barbiere, oltre che edicolante. Poi, in occasione del festival di Sanremo 1958, vinto da Domenico Modugno con "Volare", il videoproiettore entrò trionfalmente nel cinema Fontana.

Il proprietario tiu Faricu Lezzeri, di solito parsimonioso, si lasciò convincere da Mario Budroni a sborsare un capitale per l'acquisto di un apparato che proiettava su schermo gigante lo spettacolo tv. E così alle nove, finito Carosello, la proiezione del film si fermava per far posto a "Telemacht", "Campanile sera", "Lascia o raddoppia" e altri eventi straordinari, qual era appunto il festival di Sanremo. Manco a dirlo, la sala era sempre stipata di pubblico.

Più tardi, molto più tardi, la televisione colonizzò anche le case delle famiglie comuni. E persino di quelle facoltose non illuminate. Il costo proibitivo degli apparecchi aveva rappresentato a lungo (per i più) un ostacolo insormontabile. Infine, quell’apparecchio divenne di uso popolare. Tant’è che ha condizionato pesantemente la nostra vita, modificandoci abitudini e linguaggio.

Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo dalla comparsa delle prime immagini tv a Chiaramonti, mi resta il ricordo di una stagione straordinaria. Di quando le novità, tutte le novità, erano foriere di stupore e fascino. Oggi, smaliziati e adusi a districarci in un mondo in continua, frenetica trasformazione, stupore e fascino sono categorie che quasi non ci appartengono più. E la cosa, lo confesso, non mi piace.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Ottobre 2010 20:01
 
Commenti (1)
La prima volta della tv a Chiaramonti
1 Martedì 05 Ottobre 2010 15:54
Franco Sechi

Bellissima cronaca dell'alba della televisione a Chiaramonti. Sarà che condivido il dispiacere verso lo stupore attuale ormai lieve, quasi inesistente appunto; sarà per il fatto che anche io, prima di vedere il televisore a casa mia, lo guardavo a casa di nonna, a casa mia è arrivato dopo...; sarà per un tempo denso di personaggi da me conosciuti solo per nome o anche personalmente, alcuni per breve tempo (ero ancora piccolo quando sono passati all'altra sponda); sarà per questa epoca di finto benessere che mi fa rimpiangere tempi a me sconosciuti o quasi, dove però la felicità era veramente una ricchezza. E' proprio vero, Carlo, oggi rimaniamo refrattari, indifferenti praticamente a tutto. Per quanto riguarda il fatto che oggi la tv ci abbia condizionato su tutto sono pienamente d'accordo, condizionato al punto che sono riusciti ad "impossessarsi dei nostri sentimenti"...

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