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Chi si ricorda della Chiaramar? PDF Stampa E-mail
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Sabato 26 Marzo 2011 01:00

di Franco Sechi

Verso la fine del 1975 (mi sembra), in una sera di autunno, un gruppo di amici legati dalla stessa passione, si riunì per mettere in piedi, finalmente, una società ciclistica.

Tra gli ideatori, quelli che verranno chiamati i "soci fondatori", compaiono Peppeddu 'Iddau (ex ciclista), Peppinu Piu (ex ciclista), Angelino Sechi (mio padre), Giovannino Soro, Andrea Canu, Tonino Satta l’idraulico.

Mi scuso anticipatamente perché di sicuro ho dimenticato qualcuno; ma visto che suscita un certo interesse ricordare la Chiaramar, ci sarà modo di compensare eventuali dimenticanze.

A questo gruppo di chiaramontesi bisogna aggiungere i soci di Martis, altro paese che, grazie alla stessa passione dei loro "cugini" chiaramontesi, contribuì alla fondazione della Chiaramar, che infatti è frutto della fusione dei due paesi Chiaramonti e Martis.

Il Presidente, se non ricordo male, è stato proprio Faricu Pola, un nostro compaesano che aveva deciso di vivere a Martis assieme alla moglie (anche lei di Chiaramonti). Presidente onorario Stefano Pinzuti, allora esponente importante della FCI (Federazione Ciclistica Italiana), che non mancò di dare le "dritte" su come muoversi all'interno di questa nuova giungla. Gli allenatori che man mano si sono susseguiti sono stati Peppeddu 'Iddau, Peppinu Piu e Giuseppinu Gallu. Meccanico per le biciclette Angelino Sechi.

La fascia di età degli atleti andava dai 10 ai 15 anni. Gli allenamenti si facevano tutti i giorni meno il sabato e il lunedì (se la domenica era prevista una gara). Il sabato o il lunedì si usciva tutti assieme, mentre nel resto della settimana ci si allenava per categoria, quindi io, Gino Satta, Lello Piu, Tore Cappai (che di lì a poco si trasferirà a Roma e farà parte di una società ciclistica capitolina), Tore Migaleddu, Mario Franco Migaleddu.

Questi i componenti del gruppo che di solito si allenavano assieme, da aggiungere poi agli atleti di Martis, che si allenavano "per conto loro", salvo incontrarsi qualche volta tra Martis e Chiaramonti. A1nche se, a dire il vero, il sabato pomeriggio ci piaceva andare giù a Martis per "corteggiare" qualche nostra coetanea, magari con la scusa di visitare il fratello, anche lui ciclista.

Un'esperienza bellissima e indimenticabile, vuoi perché qua a Chiaramonti era uno sport "nuovo", nel senso che prima di allora non c'era mai stata nessuna associazione sportiva che riguardasse appunto il ciclismo; vuoi perché l'unico sport di cui si è sempre parlato (e che si è praticato) è stato il calcio.

Al riguardo, infatti, ricordo le "critiche" dei miei coetanei verso quei "quattro gatti" che eravamo e che ci avventuravamo per le strade dell'Anglona ad allenarci. Spesso soli in mezzo a strade deserte, quindi possibili prede della malinconia. Ma così non fu, per fortuna.

Prima di partire agli allenamenti, si passava da zio Peppino, in calzoleria; si chiedeva cosa avremmo dovuto fare e lui: "Oggi 35 chilometri regolare; oggi tutto rapporto leggero; oggi a scatti; oggi tipo gara". Queste consegne le abbiamo rispettate per un paio di anni senza battere ciglio.

Oltre a zio Peppino Piu, siamo stati allenati da Giuseppino Gallu, che ci veniva dietro con la 126 azzurra e, per esempio, mentre ci allenavano per una gara "tipo pista", ci chiedeva uno scatto ad ogni suono del clacson (nos'at mortu...). Un nostro debole accenno alla protesta è stato zittito con: "Io ho fatto il ciclista in Francia e questi sono metodi, se volete passeggiare uscite pure senza allenatore...".

Il capo ha sempre ragione...

(1. segue)

 

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Marzo 2011 01:11
 
Commenti (1)
Quattro gatti...
1 Sabato 26 Marzo 2011 22:55
Francesco Brundu

Al riguardo, infatti, ricordo le "critiche" dei miei coetanei verso quei "quattro gatti" che eravamo e che ci avventuravamo per le strade dell'Anglona ad allenarci. Spesso soli in mezzo a strade deserte, quindi possibili prede della malinconia. Ma così non fu, per fortuna. E cosi non è per fortuna.


Ciao Franco

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