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1941: Il naufragio della Neptunia PDF Stampa E-mail
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Venerdì 24 Gennaio 2014 00:00

L’illoraese Giovanni Michele Pittalis rievoca il naufragio bellico della motonave Neptunia al largo di Misurata (Tripolitania)

di Cristoforo Puddu

La tragica vicenda bellica dell’affondamento della motonave Neptunia, adibita nel 1941 per il trasporto di truppe italiane verso il fronte libico, è stata rievocata recentemente dall’ultranovantenne Giovanni Michele Pittalis.

Il Pittalis, nato a Illorai (SS) il 27 dicembre 1918 e con un passato lavorativo di pastore e contadino, era allora un giovane soldato appartenente al XX Reggimento Artiglieria Contraerea, aggregato alla Marina Militare con funzione di difesa del convoglio (composto anche dalle motonavi Vulcania ed Oceania e scortate dai cinque cacciatorpediniere Da Recco, Da Noli, Usodimare, Pessagno e Gioberti) salpato da Taranto il 16 settembre e con destinazione Tripoli.

I ricordi del militare illoraese – pubblicati da “La Nostra Presenza”, organo ufficiale dell’Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra e della Fondazione – ripropongono nitidamente e con dovizia di particolari, i drammatici ed indelebili momenti del siluramento e dell’affondamento della motonave Neptunia, colpita da un siluro del sottomarino britannico Upholder del leggendario, e “famigerato predatore delle nostre unità”, comandante David Wanklyn.

Attraverso le parole di Giovanni Michele Pittalis si rivive il drammatico episodio bellico e umano che ha registrato la perdita di 384 persone, tra militari e membri dell’equipaggio, e l’affondamento di importanti navi che erano frutto e vanto della cantieristica nazionale. Il primo siluro dell’Upholder colpì la Neptunia “a poppavia del traverso di sinistra, provocando quasi immediatamente la perdita di energia elettrica”, mentre il secondo “centrò l’Oceania molto più verso poppa, quasi nella zona dell’asse dell’elica di sinistra”.

“La mattina del 18 settembre alle ore 04.00, – ricorda il Pittalis – a largo di Misurata (Tripolitania), un sommergibile inglese partito da Malta, silurò la nave Neptunia. Il convoglio con cinque cacciatorpediniere di scorta era composto da altre due motonavi: Vulcania e Oceania. Quella mattina, prima dell’alba, sono stato svegliato da un boato che ha fatto traballare la nave. Sulle prime ho pensato che fosse una delle solite bombe di profondità, sganciate dai nostri cacciatorpediniere. Poi la sirena, il segnale abbandono nave.

“Furono attimi di smarrimento, poi in compagnia di un certo Trefiletti, mi sono calato dalla parte opposta dell’inclinazione della nave. Una volta in acqua non abbiamo avuto il coraggio di mollare la presa della corda e quindi siamo risaliti a bordo, ma dei marinai ci hanno indotto a buttarci in mare (realmente ci hanno lanciato fuori bordo, evitandoci di inabissarci con il Neptunia che colò a picco dopo circa 3 ore).

“Ricordo perfettamente tutto di quei momenti, col pensiero rivivo anche la sensazione di sgomento e terrore, mentre ero in balia delle onde, mentre le scialuppe non erano sufficienti per tutti. I ‘mattoni’ galleggianti del giubbotto salvagente, nello sfregare mi provocarono una dolorosa ferita sul mento, ma non era la cosa peggiore in quei momenti. Con altri due sventurati sono riuscito ad aggrapparmi con tutte le mie forze ad una trave di legno. È stata l’ancora di salvezza: il mare era agitato, tutt’intorno le urla dei naufraghi, la paura di morire è stata la compagna di quelle interminabili ore.

“Siamo stati ripescati, stremati e increduli, dopo circa 6 ore, dal cacciatorpediniere Gioberti, che ci ha condotto a Tripoli. Scesi a terra, ci hanno fatto spogliare dei pochi indumenti che ancora avevamo addosso. La percezione fu terribile: nudo, nudo di tutto, spogliato degli affetti, della famiglia, della mia terra e ora degli indumenti. Salvo da cosa? Dove era la mia dignità di uomo? Siamo stati accolti dalle crocerossine, ci hanno dato prima delle mutande (sensazione indescrivibile, copro la mia nudità, sarò eternamente grato per questo gesto), poi caffè col cognac, sigarette, scarpe e gavette.

“In seguito siamo stati portati in un campo, vicino a Tripoli, al 20° chilometro. Al trauma subito dal naufragio, si aggiunse la dissenteria, che aggravò la pesante condizione di soldato e di uomo. Un ricordo affettuoso va sempre al sostegno del sergente Sulotto del Piemonte. Lascio immaginare il mio stato d’animo in quei giorni.”

L’affondamento della Neptunia e Oceania fu solo uno dei tanti tragici episodi della cosiddetta “battaglia dei convogli”, che si svolse nel Canale di Sicilia, tra il 1940 e il 1943 ed accomunato storicamente alle perdite del transatlantico Conte Rosso, dei convogli Tarigo e Duisburg, degli incrociatori Da Barbiano, Di Giussano, Armando Diaz e del trasporto truppe Esperia.

I viaggi di rifornimento, verso la Libia e a sostegno dell’esercito italo-tedesco nel Nord del continente africano, furono circa duemila: la destinazione fu raggiunta dal 92% del personale militare imbarcato e dall’86% degli equipaggiamenti, con una perdita di 227 navi. Stessa sorte tocco al mezzo migliaio di convogli per il fronte tunisino: raggiunsero i porti il 93% degli uomini e il 70% dei materiali, con una perdita di 101 navi.

E nello spirito e finalità dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra e Fondazione (ANMIGF), costituitasi spontaneamente a Milano nel lontano aprile del 1917 e che anche in Sardegna conta diverse sezioni animate da idealità che mirano al consolidamento della Pace, l’anziano illoraese tziu Zuanne Micheli tiene a sottolineare, con saggia fermezza, di aver sempre “ripudiato la guerra” perché “annienta la dignità dell’uomo” e che in assoluto “nessun fine può giustificarla”.

Giovanni Michele Pittalis, che nel dopoguerra ha svolto continuativamente un’attività commerciale nel suo paese natio, con la diffusione pubblicistica dei suoi ricordi, legati al giovanile e tragico periodo bellico che ancora racconta volentieri ai suoi quattro figli e otto nipoti, spera di poter ritrovare e magari poter rincontrare qualche longevo naufrago della motonave Neptunia.

Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Gennaio 2015 17:45
 
Commenti (21)
AFFONDAMENTO NEPTUNIA
21 Sabato 24 Giugno 2017 16:21
Franco Mancuso
MI STO INTERESSANDO DA UN MESE ALL'AFFONDAMENTO DELLA NEPTUNIA. SU QUELLA NAVE VI ERA UNO ZIO DI MIA MOGLIE, PERRICELLI ASTOLFINO, DI 22 ANNI PERITO DOPO IL SILURAMENTO DELLA MOTONAVE. TRA QUALCHE GIORNO ANDRO'A PENTONE (COMUNE IN PROVINCIA DI CATANZARO ) A TROVARE I FAMILIARI DI UN SOLDATO CHE SI E' SALVATO E CHE E' MORTO IL 5 MAGGIO 2017 A 101 ANNI. GRATO A CHI VOLESSE METTERSI IN CONTATTO DIRETTO CON ME.FRANCO MANCUSO CELL. 368 3064933 IND. EMAIL: omelea2002@yahoo.it
Presidente ass. in Francia
20 Venerdì 12 Maggio 2017 17:43
Danilo Vezzio
Porto nome cognome di mio zio morto annegato nel naufragio del Neptunia era bersagliere, ma che reggimento? C'é qualcuno che mi può' aiutare?
Grazie.


DV

Mio nonno è morto col Neptunia
19 Sabato 17 Dicembre 2016 12:39
Mariagrazia Conca
Mio nonno si chiamava Domenico Conca ed era imbarcato come infermiere sulla Neptunia. Quando è morto nell'affondamento mio padre aveva 15 anni. Non mi ha mai raccontato niente di questa tragedia. Forse perché avrà voluto rimuovete questo dolore.
mio nonno
18 Domenica 20 Novembre 2016 02:59
Carlo NARDUCCI

Mio nonno Carlo Narducci si salvò dall'Oceania, almeno così mi risulta. Era maresciallo areonautica di Frosinone

Mio zio isidoro palumbo
17 Mercoledì 31 Agosto 2016 11:52
Giovanni
Era sulla Neptunia. Non si e' salvato. Non abbiamo saputo più nulla di lui. Sarebbe bello sapere se qualcuno lo ha incrociato su quella nave.
Neptunia
16 Giovedì 18 Agosto 2016 02:10
Marcello
Mio nonno Mario Ricci aveva scattato delle fotografie durante il disastro della Neptunia, lui si trovava a bordo, si era salvato, poi è stato catturato dagli inglesi e finito in campo di prigionia in India per alcuni anni. Era tornato in Italia con le foto, mentre la macchina fotografica è rimasta bottino di guerra del governo britannico. Parlava con i soldati inglesi, era antifascista e anche per questo malvisto da alcuni commilitoni.


Vorrei conoscerlo.


Grazie ciao!

Mio nonno
15 Martedì 29 Marzo 2016 01:46
Barbara

Ho 43 anni e non ho mai potuto conoscere il mio nonno paterno, Luigi Catania, nato a Bronte nel 1904, perchè dato per disperso a causa dell'affondamento, quel tragico giorno, del Neptunia e Oceania (Luigi non sapeva nuotare). Mio padre che, all'epoca del fatto, aveva la tenera età di 6 anni, ricorda il momento in cui, insieme ai suoi tre fratelli e la mamma, apprese la tragica notizia dai carabinieri che andarono ad informarli dell'accaduto L'ormai vedova mamma (mia nonna paterna e moglie di Luigi) dovette accudire e crescere da sola i 4 figli, mio padre compreso. In casa abbiamo molte foto di mio nonno Luigi in divisa militare e di stanza a Tripoli (città dove mio padre è nato nel 1936) e conserviamo ancora le lettere d'amore che lui scriveva a mia nonna, durante i sempre più numerosi periodi di tempo in cui era assente da casa a causa della guerra. Dio custodisca l'anima di mio nonno Luigi in pace con Lui. Ciao nonno.

Affondamento Neptunia
14 Lunedì 14 Marzo 2016 16:52
Alfonsina
Buona sera, mentre ero su google per sapere come la nostra terra fisse stata senza oceani, una parte della rappresentazione mi segna dove il Titanic era affondato. In un lampo la mente ritorna a mio padre, caporalmaggiore della nave Neptunia. D'istinto mi viene voglia di sapere il nome dei superstiti della nave e nel cercare leggo quanto scritto dal sig. Pittalis. Ho fatto un tuffo nel passato perché quel racconto è simile a quello che mio padre mi raccontava, soprattutto quando i soldati si "aggrappavano alle corde per non cadere in mare e li picchiavano sulle mani affinché si staccassero". Momenti di terrore. E, riporto le parole di mio padre, "quando ormai le forze mi stavano abbandonando dopo tante ore in mare, mi salvarono buttandomi dentro una nave come uno straccio". Mio padre si chiamava Felici Amerigo, chissà magari qualcuno ancora lo ricorda.


Grazie signor Pittalis dei bei ricordi che mi ha fatto rivivere.

Mio zio Franco era sull'Oceania
13 Venerdì 26 Febbraio 2016 18:30
Paolo
Mio zio Sergente Franco Marchioni o Marchionni di Ferrara era imbarcato sull'Oceania e non si è salvato mentre un suo cugino Amidei di Rovigo è sopravvissuto al disastro navale del 18 settembre 1941.
elenchi
12 Venerdì 22 Gennaio 2016 10:22
L C
A chi chiede se esistano liste dei dispersi e dei sopravvissuti, vorrei rispondere: liste dei dispersi esistono quasi certamente, dei sopravvissuti forse. In ogni caso, si troverebbero all'archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, a Roma. Questo archivio è accessibile anche ai comuni cittadini, previa prenotazione; magari se qualcuno vivesse dalle parti di Roma, sarebbe possibile reperirlo e pubblicarlo...
Ricerca di notizie sul naufragio di Neptunia
11 Mercoledì 30 Settembre 2015 00:11
barbara
Salve! Mio nonno non ha avuto più notizie di suo fratello Marianello Piero, che era a bordo della Neptunia, nato nel 1917. Racconta, per quel poco che ricorda, che andarono i carabinieri ad avvisare la sua famiglia che il figlio era disperso... ci piace fantasticare che lui sia sopravvissuto a quel naufragio... chissà se qualcuno conserva un elenco dei nomi dei sopravvissuti.


Un abbraccio. Barbara

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Giriamo la richiesta di Barbara a chi è in grado di darle una risposta. Ringraziando in anticipo per la collaborazione. (c.p.)

Elenco caduti
10 Venerdì 21 Agosto 2015 15:15
Antonio Gerundino
Esiste un elenco dei morti delle navi Oceania e Neptunia?
Grazie

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Non sappiamo. Giriamo la domanda ai lettori. Con l'invito a fornirci ulteriori notizie di cui dispongono al riguardo. Li ringraziamo anticipatamente. (c.p.)

Anche mio padre era sul Neptunia
9 Lunedì 27 Luglio 2015 20:08
Giovanni Matteotti

Salve,


mio padre si chiamava Giuseppe Matteotti, era un giovane ufficiale del "Piemonte Reale Cavalleria", si trovava a bordo della nave e fu decorato con la croce di guerra che ancora conserviamo per il comportamento tenuto in quella triste circostanza.


Era nato nel 1909 ed è mancato nel 1980,

Anche mio zio...
8 Giovedì 15 Gennaio 2015 10:43
Isidoro Ferrante

Ho scoperto ieri che anche mio zio, Michele Ferrante, classe 1913, era a bordo del Neptunia o dell'Oceania. E' impressionante vedere le foto di un evento che era sempre rimasto vago nella memoria di mio padre, che allora aveva solo 12 anni.

Anche mio papà fu naufrago
7 Martedì 16 Dicembre 2014 14:37
Carla
Mio papà, che purtroppo non c'è più, ha vissuto la stessa esperienza ed ora lo vedo sulla fotografia dei naufraghi in piedi con il salvagente sul ponte del da noli. Se non vado errata era nell'artiglieria contraerea e si salvò buttandosi in acqua. Raccontava di aver aiutato qualcuno a salire sul relitto; lui prese un colpo nella schiena proprio da quel relitto. Si chiamava Carlo come me e come te.
Carla

---


Bene, Carla. Gira e rigira, registriamo che il mondo diventa ogni giorno più piccolo. I mezzi di trasporto prima e quelli di comunicazione poi lo hanno rimpicciolito talmente che è possibile fare incontri i più disparati e imprevisti. Con una frequenza insolita. Ci fa piacere che il racconto di un disastro navale e una vecchia foto abbiano fatto rinverdire qualche ricordo. Non senza malinconie e commozione, credo.
Saluti cordiali e buon Natale! (c.p.)

anche mio padre, il fornaio della nave
6 Lunedì 28 Luglio 2014 16:58
Soldero Maria

Sulla Neptunia quella sera c'era anche mio papà, che ora purtroppo è defunto. In quella occasione invece si salvò, ed anzi portò in salvezza anche altre 7 persone che si stavano gettando dalla nave dalla parte sbagliata. Si fidarono dei suoi "rimproveri" e lo seguirono gettandosi con lui che aveva più esperienza essendo un quarantenne (i marinai ovviamente erano tutti più giovani. Egidio sulla nave era conosciuto perchè faceva il panettiere e tra l'altro era un tipo estroverso ed aveva il dono di far ridere le persone. Mi raccontava che quella sera quando la sirena aveva avvisato del pericolo tutti in preda al panico si gettavano dalla nave in tutta fretta, lui invece con tutta la calma è tornato nel camerino a prendere gli occhiali per vedere bene dove gettarsi. Volevo allegare una foto scattata sulla nave, dove ci sono altre persone, ma questo spazio non la "prende".

anche mio zio era li mai ritrovato
5 Domenica 27 Luglio 2014 12:03
giovanni
Palumbo Isidoro, mio zio, era su quella nave, ma non abbiamo mai saputo niente di lui. Sarebbe incredibile se qualcuno si ricorda di lui.


Giovanni

anche mio nonno era in quella nave
4 Giovedì 17 Luglio 2014 17:15
Egidio

Anche mio nonno, del quale porto nome e cognome, era nell'equipaggio di quella nave e si salvo'. Mi raccontava sempre, quando ero piccolo, che era stato tante ore in mare

Pure mio zio era sul Neptunia
3 Giovedì 19 Giugno 2014 19:38
Totino

Molte volte me ne ha parlato, quella mattina mio zio è stato salvato dalla Madonna del Rosario, perchè non sapeva nuotare, eppure si è salvato. Quando poi è rientrato a casa dopo molto tempo, ogni sera si è recitato il SS. Rosario fino al giorno in cui è venuto a mancare.

Anche mio nonno
2 Giovedì 19 Giugno 2014 08:18
Sergio Rossi

Anche mio nonno, (ora non c'e' più) si era salvato dal naufragio del Neptunia.

NEPTUNIA
1 Domenica 23 Febbraio 2014 18:46
Carla

Sono la figlia di un superstite al naufragio, papà è mancato da 6 anni, tante volte ho sentito raccontare quanto sopra descritto.


Lui aveva coltivato una fraterna amicizia con il naufrago col quale aveva diviso una tavola in acqua fino allo sfinimento. Purtroppo è morto anche lui. Anche papà è stato salvato quando aveva già perso tutto, anche i sensi, così biondo con gli occhi azzurri è stato ricoverato a Tripoli insieme ai Tedeschi, finché si è ripreso.


Nel 2000 abbiamo saputo dell'esistenza in vita di un medico bolognese anche lui imbarcato quella notte, era in vita un certo Raineri di Torino, ogni tanto incontrava Sulotto, ma non so se è il medesimo citato nel racconto, è un cognome diffuso a Torino. Anche papà era nell'Artiglieria Contraerea. Quante volte mi ha raccontato quella notte, io e i miei figli serbiamo nel cuore questi ricordi con la speranza che non vi siano mai più guerre, che tanto hanno fatto soffrire le famiglie italiane.


Questa pagina di Internet che ho trovato per caso serve proprio a non dimenticare.


Un saluto caloroso al reduce e a tutta la sua numerosa famiglia.


Carla


---


Grazie, cara Carla, della bella testimonianza, che arricchisce la lunga serie di piccoli e grandi avvenimenti che hanno visto protagonisti i nostri padri, i nostri nonni. I quali, nulla chiedendo in cambio, hanno rinunciato a quanto essi avevano di più sacro e più bello: la vita, la giovinezza e l'amore per la famiglia. Il loro ricordo e la nostra riconoscenza dovrebbero restare indelebili in tutti noi, chiamati a godere i frutti dei loro sacrifici, delle loro rinunce, delle loro sofferenze.


Se ci guardiamo intorno, constatiamo con angoscia che non è così. La nostra società si è distratta e ha rivolto lo sguardo altrove. Non ha più come centro d'interesse l'uomo, ma il profitto. Con tutto quel che ne consegue. Con buona pace di quegli eroi che, come suo padre, hanno sofferto o sono caduti per riaffermare il diritto universale alla pace, alla dignità, alla libertà e, non ultima, all'uguaglianza sociale. (c.p.)

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